la storia
«C'è un uomo a terra, avevo una pistola»: la drammatica telefonata di Roberto Mollo al 112 dopo avere sparato e ucciso un ladro
Le versioni contrastanti e attesa dell'esame balistico sul singolo proiettile che potrebbe chiarire la dinamica: la mossa della difesa
«Quella di Roberto Mollo al 112 è la telefonata di un uomo spaventato. Lascio la valutazione a chiunque la ascolti, non entro nella polemica»: così Piermario Morra, difensore del 35enne di Baldissero d’Alba (Cuneo) iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio di un ladro. «Era turbato, sconvolto – aggiunge – e chiamava anche per chiedere l’invio dei soccorsi all’uomo a terra, tanto è vero che i carabinieri cercavano di tranquillizzarlo». A richiamare «elementi contraddittori» nella medesima conversazione è stata l’avvocata della famiglia di Gjovalin Lazri, il 36enne albanese deceduto in seguito alle ferite riportate nel cortile dell’abitazione, dove si era introdotto insieme ad altri complici tuttora ignoti. Si ipotizza che si tratti di una banda di «trasfertisti» provenienti dall’area torinese, ma al momento non emergono sviluppi nelle verifiche condotte dai carabinieri. Dopo l’autopsia su Lazri, entro fine mese è previsto l’esame balistico: uno solo dei dodici colpi esplosi avrebbe colpito la vittima. Per la difesa di Mollo l’accertamento «sarà fondamentale per capire la traiettoria del proiettile, ma che si parli di un solo proiettile è significativo». Mollo, da alcuni mesi autotrasportatore, al momento resta nella casa di famiglia, in paese. Accanto alla cascina teatro del dramma, ora sotto sequestro, si trovano le sue capre: «Ogni giorno avvisa i carabinieri, per fargli sapere che sta andando a dar loro da mangiare», riferisce il legale. Una cautela non strettamente necessaria, considerata l’assenza di misure a suo carico da parte dell’autorità giudiziaria.