Un’intimazione rivolta a un’avvocata al telefono, la replica del collega in studio e il conduttore costretto a intervenire. Il confronto televisivo tra Luciano Garofano e i difensori di Alberto Stasi è acceso; per capirne il significato, però, occorre partire da quando si è svolto.
La scena risale alla puntata del 30 marzo 2026 di Lo Stato delle cose, il programma di Massimo Giletti su Rai 3. La data conta: il video dello scontro è tornato a circolare, ma non documenta un confronto avvenuto a settembre.
Durante la trasmissione, Giada Bocellari, avvocata di Alberto Stasi, interviene telefonicamente per precisare alcuni passaggi del dibattito sull’omicidio di Chiara Poggi. L’ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano le intima di tacere. In studio prende la parola l’altro difensore di Stasi, Antonio De Rensis: il confronto si accende e Giletti interviene per riportare la discussione sul caso. Secondo la ricostruzione pubblicata all’epoca, al centro del dissenso c’erano anche le interpretazioni dei contenuti del computer di Stasi e le ipotesi sul movente.
Perché il confronto torna d’attualità
Il filmato riemerge mentre la difesa di Stasi solleva nuove contestazioni sulle analisi eseguite nel 2007 sui pedali di una bicicletta. Bocellari e De Rensis sostengono che due controanalisi con esito negativo per il Dna di Chiara non risultassero depositate nel fascicolo delle indagini dell’epoca. Garofano, che allora guidava il Ris di Parma, respinge l’ipotesi di irregolarità e afferma che le analisi furono condotte alla presenza dei consulenti di parte. Sono posizioni contrapposte su accertamenti investigativi: il diverbio televisivo, da solo, non ne stabilisce l’esito.
Resta fermo il dato giudiziario: Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Distinguere la sentenza dalle contestazioni più recenti — e la data del video da quella della sua ripubblicazione — è indispensabile per leggere il caso senza confondere piani diversi.