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L'APPUNTAMENTO

Il giudice e l’attore: due sguardi sulla mafia quando arriva sullo schermo

02 Ottobre 2026, 21:04

21:10

Due sguardi (apparentemente) lontani, quasi agli antipodi, seduti uno accanto all’altro per interrogarsi sulla stessa domanda: come si racconta la mafia al cinema e in televisione senza trasformarla in un mito? Da una parte Valentino Picone, attore, regista e autore comico, abituato insieme con Salvo Ficarra a usare la satira per mettere a nudo vizi, contraddizioni e piccoli rituali del quotidiano. Dall’altra Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, che da anni incontra nelle aule di giustizia le conseguenze concrete della criminalità organizzata sulle famiglie e soprattutto sui ragazzi.

È l’accoppiata insolita, e proprio per questo particolarmente significativa, che ha animato il confronto di ieri a Garden in Movies, con la giornalista Ornella Sgroi, direttrice artistica della manifestazione, nel parco botanico di Radicepura.

Il punto di partenza è una questione che accompagna da decenni il cinema e la televisione: raccontare il fenomeno mafioso significa inevitabilmente confrontarsi con il rischio della fascinazione. Dai film che hanno costruito nell’immaginario collettivo la figura del padrino alle serie contemporanee ambientate nei territori della criminalità, la rappresentazione può diventare uno strumento di conoscenza ma anche essere fraintesa, soprattutto dagli spettatori più giovani.