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Messina

La cocaina scorreva grazie a Whatsapp e Telegram: in manette banda di pusher

Di Redazione
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Per comunicare utilizzavano soprattutto Telegram e Whatsapp e per eludere le indagini un linguaggio in codice. Giovanissimi spacciatori ma con "una considerevole pericolosità sociale ed una rilevante propensione criminale". E’ uno dei retroscena dell’operazione 'Piramide dei carabinieri che ha sgominato una fitta rete di spaccio e ha portato all’arresto di sei persone tra Patti, Gioiosa Marea e Barcellona Pozzo di Gotto nel Messinese, all’obbligo di dimora per altri tre soggetti e all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per una donna.

Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali gli investigatori dell’Arma sono riusciti a ricostruire sia l’entità del traffico di droga che le responsabilità individuali dei giovani indagati. Documentati anche numerosi incontri per l’acquisto della droga da immettere poi sulla piazza di spaccio di Patti.
«L'attività di riscontro è stata resa più che mai complessa dal fatto che gli indagati hanno sempre comunicato essenzialmente attraverso gli applicativi Telegram e Whatsapp», dicono gli investigatori. Nei dialoghi intercettati i giovani pusher facevano continui riferimenti alla qualità, al prezzo di acquisto e di vendita della sostanza stupefacente, nonché delle sue modalità di occultamento e preparazione, ma sempre utilizzando un linguaggio criptico. Pusher giovani ma spregiudicati, per gli uomini dell’Arma.

A testimoniarlo c'è un episodio accaduto il 3 maggio scorso. Rosario Lo Presti, Alessandro D’Amico e M.G., tutti e tre finiti oggi in manette oggi, si recano a Messina per rifornirsi di cocaina. Dopo aver concluso l’affare, monitorati dai carabinieri, fanno rientro a Patti e vengono fermati nei pressi della galleria sulla statale 113. Inaspettatamente, però, il controllo dà esito negativo. A svelare il mistero sono le intercettazioni. Lo Presti, infatti, per eludere la perquisizione aveva ingerito "i tre cosi", ossia la cocaina, manifestando agli altri indagati la sua preoccupazione per le eventuali controindicazioni e la necessità di espellere quanto ingoiato. Nel timore di una perquisizione domiciliare che potesse portare alla scoperta di altra droga, poi uno dei tre giovani ha subito contattato la madre chiedendole di disfarsi delle «sette storie».

Ai domiciliari sono finiti Francisco Ignacio Perez Gonzalez, 29 anni, cubano ma residente a Patti (Messina), Marco Pietro Calabrese, 26 anni di Barcellona Pozzo di Gotto, i pattesi Alessandro D’Amico, 25 anni, e Michael Morciano, 20 anni, Rosario Lo Presti, 22 anni. Il 18enne G.M., all’epoca dei fatti minorenne, è stato condotto invece in un istituto per minori. I carabinieri hanno dato esecuzione stamani a due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Patti, Eugenio Aliquò, e dal gip del Tribunale per i minorenni di Messina, Michele Saya, su richiesta delle Procure guidate da Angelo Cavallo e Andrea Pagano.
Disposto anche l’obbligo di dimora per Mauro Corica, 37 anni di Barcellona Pozzo di Gotto, e per i 20enni, Agostino Antonio Sangiorgio di Patti e Andrea Fabrizio Soloperto di Gioiosa Marea. Daniela Sorbera, 36enne di Gioiosa Marea, invece, è stata sottoposta all’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.

Per tutti l'accusa è di traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti in concorso tra loro. Gonzalez, Corica e Calabrese devono rispondere anche di estorsione in concorso.

Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Patti, coordinati dal sostituto procuratore Giorgia Orlando, hanno fatto luce su una fitta rete di spaccio di marijuana e cocaina, venduta da giovani pusher a giovanissimi consumatori, talvolta minorenni, non solo nei luoghi della movida di Patti e Gioiosa Marea ma anche l’esterno di alcuni istituti scolastici pattesi. L’attività investigativa è scattata nel novembre dello scorso anno, quando l’attenzione degli investigatori si focalizzò su alcuni stranieri sospettati di spacciare. Dagli accertamenti emerse che i sospettati erano solo consumatori ma l'analisi delle loro frequentazioni ha portato alla scoperta della rete di giovani pusher.

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