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Politica

Renzi lascia il Pd, ecco chi lo seguirà (e chi potrebbe seguirlo) in Sicilia

Di Redazione
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Matteo Renzi ha fatto quello che tutti sapevano avrebbe fatto: le valigie dal Pd per fondare un suo partito (o movimento, chiamatelo come volete) che strizza l’occhio al centro e alla prateria che si è aperta in quell’area politica tra i moderati “allergici” alla sinistra ma spaventati dall’ultradestra salviniana alla quale sembra essersi accodato anche Silvio Berlusconi.

Ma che succederà ora in Sicilia? Di sicuro lo seguirà Davide Faraone, renziano di ferro e con il dente avvelenato per l’annullamento della sua elezione a segretario regionale del Pd (e che è peraltro auto-sospeso). Gli altri al momento stanno cercando di capire che sta succedendo prima di muoversi. Del resto nel Pd spesso ciò che si stabilisce la sera non regge fino al mattino perché le posizioni sono molto fluide e mutano con il cambiare dello scenario politico all’interno e all’esterno del partito.

Per dire: Carmelo Miceli, segretario palermitano del partito, e un tempo dato per renziano "di ferro", in serata aveva scritto: «Chiedo a tutti i dirigenti e militanti di unirsi al coro di chi - come Alessia Morani, Simona Flavia Malpezzi e il sottoscritto - fa appello all’unità e a non fare scelte incomprensibili per la nostra Comunità. Il Partito Democratico è una casa plurale, la nostra casa, la mia casa. Custodiamola gelosamente». Quindi che farà ora Miceli? Insomma nel Pd siciliano non sembra possa esserci un terremoto.

Per ora l’unico sì ufficiale a Renzi è quello dell’ex sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo che ha inviato oggi una lettera al presidente dell’assemblea nazionale del Pd per spiegare i motivi della sua scelta: «Seguirò Renzi nella sua nuova formazione politica, confermando la mia stima e amicizia nei confronti dell’ex presidente del Consiglio. Renzi conosce la mia storia e le tante traversie che ho dovuto combattere da sindaco di Siracusa contro il vecchio establishment del Pd, sia a livello provinciale che regionale. Nonostante l'isolamento da parte dei Dem sono riuscito a portare a termine il mio mandato con orgoglio e a testa alta. Oggi è arrivato il momento di dire basta a un Pd che non riconosco nei programmi e nei valori e ricominciare con impegno ed abnegazione a lavorare per il nuovo soggetto politico di Matteo Renzi».

«Che Renzi avesse deciso di lasciare il Pd era chiaro prima del congresso - ha scritto su Facebook Antonello Cracolici - trovo ridicolo che ci si stupisca. Ha solo temuto il voto anticipato che ne avrebbe cancellato la rilevanza politica ed è divenuto il primo sponsor dell’accordo con i 5 stelle dopo aver consentito che si saldasse l’alleanza con la Lega. Il suo cinismo è pari al suo narcisismo».

Ora l’attenzione è tutta sul gruppo parlamentare dell’Ars. E tra i dieci deputati Pd, dopo l’abbandono di Luisa Lantieri, non sembrano esserci duibbi o quasi: «Il Pd è la casa di tutti è il momento di costruire un nuovo partito e serve il contributo di tutti», ha detto il capogruppo Giuseppe Lupo che sui social aveva scritto: «Non vedo una sola ragione politica per una scissione interna al PD. Il PD ha deciso col voto unanime della Direzione la scelta di dare un nuovo Governo al Paese insieme al M5S. Adesso dobbiamo andare avanti e costruire una nuova coalizione, alternativa alle destre, insieme al M5S anche sul territorio. Un’alleanza politica ed elettorale anche per i Comuni e le Regioni. Il pericolo Salvini è ancora vivo e forte. Non esistono scissioni consensuali come qualcuno dice. Una scissione è sempre dolorosa e dannosa».

In effetti all’Ars Renzi è solo o quasi, perché via via i deputati ne hanno preso le distanze. Oltre a Antonello Cracolici, al capogruppo Giuseppe Lupo e Anthony Barbagallo (mai vicini a posizioni renziane) anche Nello Di Pasquale, Giuseppe Arancio e Michele Catanzaro hanno spiegato in tempi recenti «di non appartenere ad alcuna corrente». Con loro anche l’ex assessore alla sanità Baldo Gucciardi. Giovanni Cafeo, siracusano, è vicino all’ex segretario Fausto Raciti. Gli unici, sulla carta, possibili renziani sono Luca Sammartino e Franco De Domenico, ex rettore dell’Università di Messina. Occhio anche a Edy Tamajo e, naturalmente, a Totò Cardinale.

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