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il dibattito

Regione Sicilia, il Pd suona la carica: "Il centrodestra non ha più la maggioranza"

Da Termini Imerese il segretario dem Barbagallo lancia il campo progressista e le primarie e attacca: "Parenti, amici e sesso come moneta di scambio"

13 Giugno 2026, 21:23

21:30

Scenario politico in evoluzione, analisi positiva dell’ultima tornata amministrativa e un attacco senza sconti alle scelte e al modus operandi del governo regionale di centrodestra. È il quadro delineato dalla direzione regionale del Partito Democratico siciliano, riunita a Termini Imerese sotto la presidenza di Cleo Li Calzi, con la relazione finanziaria affidata al tesoriere Alfredo Rizzo. A dettare la linea è il segretario regionale Anthony Barbagallo, che nella sua relazione individua priorità, metodo e tempi in vista delle prossime elezioni regionali.

La costruzione del fronte progressista e la via delle primarie

Per il Pd l’obiettivo è consolidare l’alleanza con le forze alternative all’attuale maggioranza. Barbagallo chiarisce subito l’impostazione: «Lo sforzo delle prossime settimane e dei prossimi mesi deve essere quello di alimentare ed intensificare il tavolo di confronto con gli alleati del campo progressista». Il modello da replicare è quello già sperimentato alle amministrative, con incontri cadenzati che hanno dato vita a una coalizione larga e inclusiva. Ma, avverte, per vincere alla Regione serve una piattaforma nitida: «Una coalizione che deve avere una precondizione: una piattaforma programmatica coerente tra i vari partiti e i movimenti che metta al centro sia le priorità della Sicilia che un modello di governo basato su sostenibilità, giustizia sociale, equità, lotta alle diseguaglianze».

Centrale anche il metodo di selezione della leadership: «La sensazione da qualche tempo è che il centrodestra non è più maggioranza in Sicilia – sottolinea il segretario – Tocca al Pd riuscire a compattare il fronte alternativo e costruite un modello di coalizione che marchi discontinuità nei metodi e negli uomini rispetto al centrodestra. Da Termini Imerese oggi non possiamo non ribadire che per noi il metodo di scelta del candidato presidente della regione è quello delle primarie. Sarà questo il modello che sottoporremo ai nostri alleati nei prossimi incontri e confronti».

Da qui l’invito ad aprire porte e finestre del partito: «Bisogna intensificare il confronto con gli alleati, stimolando percorsi condivisi e avviare una grande campagna di ascolto con parti sociali, categorie produttive, realtà associative, portatori di interessi diffusi. Insomma contaminiamoci e apriamo il tavolo alle forze fresche».

Il bilancio del voto: “raddoppiati i consiglieri”

I dati delle amministrative sostengono l’ottimismo dei dem. Barbagallo definisce la tornata «la migliore per il PD degli ultimi anni» e rivendica: «Abbiamo raddoppiato i consiglieri comunali rispetto a quelli uscenti – rivendica con orgoglio – Ottenuto vittorie esaltanti come quelle di Marsala, Agrigento, Lentini. E conferme perentorie come Termini e Floridia». Il saldo è netto: si passa da 17 a 32 consiglieri nei Comuni al voto con il proporzionale; i centri superiori in cui è stato presentato il simbolo crescono da 9 a 13. Rientro nei Consigli di Marsala e Milazzo, dove cinque anni fa non fu superata la soglia di sbarramento. Storico il risultato ad Agrigento, dove il simbolo mancava da 15 anni e da 10 non c’era rappresentanza consiliare. In parallelo, «crolla il centrodestra», che da 11 Comuni amministrati al proporzionale scende a 4. Unica nota dolente Messina: pur con un consigliere in più rispetto al 2022, il segretario ammette che «è mancata la coalizione ed è mancata una campagna di comunicazione degna di una città metropolitana».

L’affondo sul centrodestra: scandali, criminalità e “amichettismo”

Il giudizio sull’operato della maggioranza regionale ha i toni della requisitoria. Barbagallo ricorda come la campagna elettorale sia stata segnata da inchieste e imbarazzi: «Dall’Istituto zooprofilattico al Cefpas, è stato un lungo elenco che testimonia quello che il Pd dice da tempo: il metodo di costruzione del consenso da parte del centrodestra è criminogeno, malato, fondato sulla clientela stabile. Insomma il peggior centrodestra d’Italia che ci ha fatto pure il favore di arrivare diviso in tantissime realtà territoriali».

Sul fronte della sicurezza, il riferimento è alle intimidazioni a Palermo – dai colpi di mitra contro l’azienda Sicily by car alle bottiglie incendiarie – che hanno portato in piazza anche la segretaria nazionale Elly Schlein a Sferracavallo. «Lo abbiamo detto in tutte le salse. La retorica del governo sulla sicurezza è insopportabile – accusa Barbagallo – L’organico della DIA in Sicilia è stato dimezzato. Mancano inoltre - in tutto il paese - 10.000 carabinieri e 10.000 poliziotti. La permeabilità delle carceri con i boss con i telefonini e le modifiche al codice di procedura penale, compresa la stretta sulle intercettazioni, hanno fatto il resto. Il tema della sicurezza è legato al sociale, al tema delle periferie, alla dispersione scolastica, ad una formazione professionale che in Sicilia non funziona».

La risposta, per i dem, passa anche dagli investimenti in cultura e formazione: «Serve cambiare passo e investire su un’offerta formativa che esalti la vocazione straordinaria della regione siciliana su turismo e beni culturali», valorizzando i molti siti UNESCO per generare sviluppo.

La “questione morale” e il governo Schifani

Nel mirino anche l’etica pubblica: «I governi di centrodestra hanno sdoganato l’idea che faccendieri e procacciatori d’affari possano trovare le porte della regione aperte». Quindi l’affondo contro l’esecutivo guidato da Renato Schifani: «Prevale il modello per cui la distribuzione delle risorse avviene in base al colore politico o alla logica dell’amichettismo. La vicenda del Cefpas in questo è la cartina di tornasole. Siamo davanti ad una concezione del potere che mortifica tutto. Il merito, la decenza, il futuro. E umilia una generazione intera». Un contesto, aggiunge, fatto di «intercettazioni, relazioni di potere, logiche di appartenenza, la più svergognata degradazione delle istituzioni. Parenti, amici e sesso come moneta di scambio. Uno spettacolo che mortifica la Sicilia».

Sanità, diritto universale e non favore

Il terreno decisivo, per Barbagallo, è la sanità: «È questo il cuore della sfida politica che ci attende, rompere questo meccanismo oleato del centrodestra e costruire invece una regione normale. A partire dalla sanità. Che venga riconosciuta come diritto e non come favore. Riassettandola sul modello pubblico e universalistico e non sul sistema privato. In Sicilia il diritto alla salute è ormai diventato un privilegio. Oggi chi ha disponibilità economiche riesce a curarsi subito, chi non ha soldi resta intrappolato nelle liste d’attesa. Aspetta mesi, mentre la malattia non aspetta nessuno. E così si afferma un diritto alla salute legato al censo, al portafogli e alle “conoscenze”. È una discriminazione mostruosa che non dovrebbe farci dormire la notte».

L’appello all’unità

Il segretario chiude con un richiamo alla coesione interna, tradizionale punto sensibile dei dem: «Tocca a noi, infine, intensificare gli sforzi per compattare tutto il partito sia sulla linea politica ma anche sul nome su cui fare sintesi. Insomma saremo impegnati a trovare la massima condivisione possibile anche con quella parte del partito che oggi qui non c’è». Obiettivo: presentarsi compatti e pronti all’appuntamento con le regionali.