LA PROTESTA
Gela, il sindaco accampato davanti all'ospedale: «Resteremo finché Palermo non risponde»
Il primo cittadino e la giunta portano gli uffici sul marciapiede del Vittorio Emanuele per protestare contro il definanziamento del nuovo ospedale
A Gela stamattina la politica ha lasciato il palazzo e si è piazzata sul marciapiede dell’ospedale Vittorio Emanuele. Il sindaco Terenziano Di Stefano, assessori, presidente del consiglio e maggioranza hanno trascinato lì i loro uffici di rappresentanza, trasformando l’ingresso del nosocomio in un presidio permanente contro quello che definiscono un “depotenziamento sistematico” e un definanziamento che la Regione continua a smentire ma non a fugare. Pomo della discordia i fondi Fsc destinati al nuovo ospedale comprensoriale che la Regioneha spostato al Fondo di rotazione non essendoci entro il 2026 un progetto da poter realizzare.
La protesta, secondo il sindaco ei suoi alleati, non è una scenografia: è un ultimatum. Di Stefano arriva di buon mattina, monta il gazebo e lo striscione e poi apre le ostilità: «Resteremo davanti all’ospedale finché Palermo non metterà in sicurezza i fondi per la progettazione del nuovo presidio, non firmerà il protocollo Asp–Eni per la cessione delle aree e non offrirà risposte sul rilancio dell’attuale struttura che ha acqua da tutte le parti».
Il sindaco scandisce quindi tre urgenze: protocollo immediato con EniMed che ha da mesi inviato alll’ Asp gli atti per cedere l’area , tutela dei dieci milioni del Fondo di sviluppo e coesione per affidare la progettazione esecutiva del nuovo ospedale e una strategia concreta per far ripartire il Vittorio Emanuele,.
Sull’incontro della scorsa settimana con l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, Di Stefano parla senza giri di parole. Dice di essersi presentato “per dovere”, per segnalare che il direttore generale dell’Asp non sta compiendo ciò che dovrebbe: rilanciare, potenziare, tenere in vita gli ospedali. Da quell’incontro, non è arrivata alcuna risposta. Due settimane di silenzio che per me hanno una radice politica: la sanità regionale è paralizzata dall’attesa delle prossime elezioni. Ma noi non possiamo aspettare”, ribadisce, mentre la città osserva un gesto che non è solo protesta ma una dichiarazione di sfiducia verso un sistema che, per Gela, continua a non muoversi.