IL CASO
"Faccetta nera" e saluto romano in discoteca a Mazara, il video diventa virale e il Pd non ci sta: «Non è una bravata»
La canzone della propaganda fascista intonata durante una serata avrebbe scatenato alcuni presenti. Ora la politica chiede chiarezza
Una canzone della propaganda fascista, un gesto che a quella stagione rimanda senza ambiguità, e una città che da anni si racconta come una delle esperienze di convivenza più mature del Mediterraneo. È in questo cortocircuito che si consuma il caso esploso nelle ultime ore a Mazara del Vallo.
Nel fine settimana appena trascorso, in un locale della città, come dimostra un video diventato virale sulle piattaforme social è stata intonata "Faccetta nera" e alcuni degli avventori presenti avrebbero accompagnato il brano con il saluto romano. A raccontare la vicenda sono stati per i siti locali Tp24 e, in un secondo momento, Itaca Notizie, che collocano il fatto all'Approdo dei Saraceni.
La reazione politica è arrivata subito. Il Partito Democratico di Mazara del Vallo ha bollato l'episodio come qualcosa che non può essere liquidato con leggerezza, chiedendo ai responsabili del locale di fornire spiegazioni pubbliche. Il partito insiste su un concetto centrale: trasformare canti, gesti e riferimenti legati al fascismo in intrattenimento equivale a svuotarli del loro peso storico e civile.
Il contesto in cui l'episodio sarebbe maturato non è un dettaglio marginale. Mazara del Vallo rappresenta da decenni uno dei luoghi simbolo dell'incontro fra la Sicilia e la sponda sud del Mediterraneo, con una comunità tunisina radicata fin dalla fine degli anni Sessanta, come documenta un rapporto dell'OIM, l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, dedicato proprio alla presenza tunisina in Italia. Anche per questo la vicenda ha assunto in città un peso che va oltre la cronaca di una serata finita male.
Un brano che non è mai stato neutro
Basta il titolo, da solo, a spiegare la portata della reazione. "Faccetta nera" resta uno dei canti più riconoscibili del repertorio legato al fascismo e alla stagione coloniale italiana. Nacque e si diffuse nel clima della guerra d'Etiopia, dentro una propaganda di regime che intrecciava espansione militare, retorica imperiale e dominio coloniale. Al di là delle intenzioni di chi lo intona oggi, quel significato storico resta scritto nel brano.
Non è neutro nemmeno il gesto che i presenti avrebbero compiuto. La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualunque forma, del disciolto partito fascista, mentre la legge 20 giugno 1952, n. 645 – la cosiddetta legge Scelba – punisce le manifestazioni fasciste nelle pubbliche riunioni. Questo non equivale a stabilire in automatico una responsabilità penale, questione che spetterà eventualmente accertare in altre sedi, ma aiuta a comprendere perché il tema non si presti a essere derubricato.
Cosa si aspetta la politica cittadina
Al momento il nodo della vicenda resta tutto nella richiesta di chiarimenti: chi avrebbe scelto il brano, in quale momento della serata sarebbe stato eseguito, se dietro ci sarebbe stata una scelta consapevole, e come avrebbero reagito i gestori del locale davanti a quanto accadeva in sala. Su questo terreno contano i fatti verificabili più delle indignazioni di rito.
La questione non riguarda soltanto la sensibilità politica di chi si trovava in sala quella sera. Riguarda il confine, spesso scivoloso, fra intrattenimento e responsabilità pubblica, in particolare nei luoghi aperti alla socialità. In una città che ha costruito parte della propria identità sulla convivenza mediterranea, l'uso disinvolto di simboli e repertori fascisti assume inevitabilmente un rilievo pubblico.
Dopo le reazioni indignate sul web, i titolari del locale in una intervista riportata da Repubblica hanno preso le distanze dall'accaduto, scusandosi pubblicamente per la diffusione della canzone. "Faccetta nera" non è infatti un pezzo qualunque pescato da una playlist nostalgica, e il saluto romano non è un gesto folkloristico e innocuo. Per questo il caso di Mazara del Vallo merita di essere trattato senza scorciatoie.