il caso
Il Tajani pensiero: «Non sposare le donne affascinanti perché poi ti tradiscono»
Dal palco di Formello il vicepremier evoca il consiglio di un padre al figlio per rivendicare la stabilità della maggioranza, ma le opposizioni insorgono contro gli stereotipi di genere
Un intervento concepito per rassicurare sulla solidità dell’esecutivo si è trasformato, nel giro di poche ore, in un acceso caso politico sul lessico istituzionale, sui ruoli di genere e sull’identità culturale della maggioranza. È l’effetto delle parole pronunciate Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, dal palco di Itaca 2.0 a Formello.
Nel suo discorso, Tajani ha descritto la coesione del centrodestra ricorrendo all’immagine di un consiglio paterno: scegliere di sposare una donna meno appariscente ma affidabile, piuttosto che lasciarsi sedurre da una ragazza affascinante con il rischio di un tradimento. L’intento politico era marcare la distanza tra l’azione di governo — presentata come responsabile e concreta — e un’offerta basata su formule seducenti ma instabili.
L’impostazione centrata su avvenenza e condotta femminile ha però finito per oscurare il messaggio strategico, innescando reazioni immediate dalle opposizioni.
La miccia si è accesa quando Italia Viva ha estrapolato e diffuso sui propri canali il video dell’intervento. La capogruppo al Senato, Raffaella Paita, ha accusato il vicepremier di aver espresso una visione da “patriarcato mediterraneo” ancorata agli anni Cinquanta, criticando l’associazione tra bellezza e inaffidabilità e la riduzione della donna a custode del focolare domestico. Nel suo attacco, Paita ha richiamato un antico adagio siciliano sui ruoli femminili e ha chiamato in causa Marina Berlusconi, figura di riferimento nell’universo politico e imprenditoriale vicino a Forza Italia.
Sulla stessa linea, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha parlato di una concezione “ottocentesca” della donna, ironizzando sui riferimenti all’abbigliamento e alle gonne lunghe, e sollevando il tema dell’adeguatezza del linguaggio per chi esercita funzioni di rappresentanza internazionale.
Dal Partito Democratico, la senatrice Valeria Valente ha giudicato le parole del ministro incompatibili con le sue responsabilità istituzionali, ravvisandovi la riproposizione dello stereotipo della donna “angelo del focolare”, apprezzata in quanto docile e dedita esclusivamente alla casa e alla famiglia.