3 febbraio 2026 - Aggiornato alle 18:53
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Le celebrazioni

Sant'Agata, la festa della patrona di Catania entra nel vivo: in via Etnea la danza delle 'ntuppatedde

La pratica era stata vietata, per volere del cardinale Dusmet, nel 1868. È tornata in auge (stavolta come performance artistica, dal significato profondamente simbolico) ormai da diversi anni

03 Febbraio 2026, 11:34

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Vestite di bianco e velate, con un garofano rosso in mano. Le 'ntuppatedde sono tornate, anche quest'anno, a ballare per Sant'Agata. Questa mattina, per l'inizio ufficiale delle celebrazioni agatine con l'uscita della Carrozza del Senato, le 'ntuppatedde hanno di nuovo danzato in via Etnea, accodandosi alle candelore in sfilata per il centro cittadino. 

Quella delle 'ntuppatedde è una tradizione che guarda indietro di secoli. Ne parla anche Giovanni Verga nella novella "La coda del diavolo". Oggi candido inno alla libertà, protesta contro il divieto per le donne di godere delle celebrazioni e invito a una gioiosa devozione alla Santa patrona di Catania, alla fine del Settecento le 'ntuppatedde "originali" vagavano per il centro storico, coperte da mantelli scuri e incappucciate, con un foro al centro per impedire la vista dei loro volti ma permettere loro di guardare.

Volteggiavano tra i devoti, nel tentativo di agganciare un uomo, per estorcergli un qualsivoglia regalo. Con il trascorrere degli anni, costituirono un problema sia per l’ordine pubblico che per la Chiesa. A seguito delle proteste del cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, l’usanza venne vietata. Era il 1868.

Nel 2024, era stato l'arcivescovo metropolita Luigi Renna a contestare la pratica (rispolverata ormai da diversi anni) e diventata performance artistica. «Davanti a Sant’Agata non si va danzando con i veli», aveva detto monsignor Renna durante la messa dell'Aurora, all'alba del 4 febbraio. «Le ragazze che lo fanno - aveva continuato - si espongono a essere oggetto di espressioni di una cultura che le vuole oggetto manipolabile. La devozione vuole che si segua la Santa con il sacco e con la corona del Rosario in mano, non certo danzando».