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America's Cup, Luna Rossa vola a Auckland: 1 a 1 con New Zealand

Di Redazione
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Tecnologia e non solo, anche muscoli. Li ha mostrati Luna Rossa nel leggendario golfo di Hauraki, ovvero nel regno dei maestri del match race, la sfida dell’uno-contro-uno che assegnerà la 36/a America's Cup e che, mai come quest’anno, appare incerta. Le prima giornata di sfide ha mostrato un equilibrio fra New Zealand e Luna Rossa come neppure il più ottimista degli osservatori. Le barche forniscono garanzie e sono performanti, il risultato non è per niente scontato. Il team italiano, nella finale della selezione fra chi ambiva a duellare con il defender, aveva preso a schiaffi gli inglesi: tuttavia per la rivale dei neozelandesi sarebbe stato complicato ipotizzare l’1-1 dopo le prime due regate della "finalissima". Ma, soprattutto, con il vento che soffiava a 15 nodi. Se fosse calcio, se fossero coppe europee, per Luna Rossa si potrebbe parlare di punto in trasferta che vale doppio.
«Bello, molto bello!!! Ma abbiamo vinto solo una regata, testa bassa», ha scritto sui social lo skipper dei "lunatici", Max Sirena, subito dopo avere raggiunto il pareggio contro chi questi monoscafi volanti cominciò a progettarli addirittura nel 2012. Ma non è tutto: sono in tanti a prendere in considerazione altre eventuali possibilità di trionfo per l’equipaggio dei due timonieri Spithill-Bruni. Il vantaggio di Luna Rossa, soprattutto psicologico, va preso in considerazione, alla luce del fatto che, un’eventuale successo nella prima regata, le avrebbe dato troppa sicurezza. Invece, trionfando nella seconda, la 'ciurmà di Sirena si è resa conto che la velocità dei due AC75 è assai simile e che qualsiasi timore reverenziale è stato spazzato via da una prestazione di alto livello.
I Kiwi si aspettavano di essere decisamente superiori, il mare ha svelato un’altra realtà, confermando peraltro che la partenza resta un punto focale di qualsiasi regata in questa Coppa America. «Nella seconda regata l’abbiamo sbagliata, siamo un po' arrugginiti», la spiegazione. Anche la cabala ci mette del suo: è il primo punto del sindacato di Patrizio Bertelli in una finale contro i neozelandesi, dopo un fin troppo severo doppio 5-0
E’ stato di 31" nella prima regata e di 7" nella seconda il distacco, ma questo conta fino a un certo punto, perché sul campo di Regata E, con un vento che soffiava attorno ai 15 nodi (dunque in condizioni non proprio ottimali per l’equipaggio italiano), Luna Rossa si è saputa risollevare, dimostrando un’abilità e una competitività di assoluto livello. James Spithill e Francesco Bruni, dopo una partenza non impeccabile nella prima regata, hanno aggredito le onde e messo alle corde la flotta dell’enfant du pays Peter Burling. Il margine dello scafo del Circolo della Vela Sicilia di Palermo ha gestito un margine rassicurante, arrivando ad avere anche 300 metri di vantaggio sugli avversari. Il calo è avvenuto nell’ultimo tratto di bolina, ma non c'è stato tempo per clamorosi rovesci.
E’ stata battaglia, ma ad armi pari. Luna Rossa è più che mai in corsa per il trofeo sportivo più antico del mondo e per regalare all’Italia, in un’epoca di grande depressione, un sorriso. Poco importa se arriva da un 'altro mondò.

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