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Il paradosso del Real Madrid, che sostiene chi lo batte. Basta che non paghi Ancelotti

Redazione La Sicilia

15 Gennaio 2025, 11:22

In Spagna le partite fra Real Madrid e Barcellona vengono chiamate Clasico, e la loro portata - senza voler esagerare - equivale più o meno alla fine del mondo. Il grande scrittore Manuel Vasquez Montalban, autonomista convinto, definiva il Barcellona “l’esercito disarmato della Catalogna”, una formidabile arma di propaganda pacifica per sostenere le istanze della regione più ricca del Paese. 

Discorsi che accompagnano da sempre la dolce vita di Barcellona, uno dei luoghi d’Europa in cui si vive meglio  ma che si incendiarono negli ultimi mesi del 2017, quando il referendum separatista e la dichiarazione d’indipendenza di Carles Puigdemont alzarono la tensione con Madrid fino alla guerriglia urbana. Le acque si sono poi calmate, ma la questione non è risolta; e questo vi fa capire perché ogni edizione del Clasico, compresa quella di domenica giocata a Gedda, rechi con sé prima aspettative e poi conseguenze.

Se ne sono giocati due fin qui in stagione, e il Barcellona non si è limitato a vincerli. Li ha dominati: 4-0 al Bernabeu, lo stadio del Real - e quindi terra consacrata! - il 26 ottobre, 5-2 domenica in Arabia Saudita. La lettura tecnica non è difficile: il Real, come suo costume, ha affastellato in squadra ogni tipo di fuoriclasse d’attacco - Kylian Mbappé l’ultima addizione - dimenticando di acquistare un paio di difensori. 


Quelli che aveva si sono fatti male, e così il povero Ancelotti deve barcamenarsi con formazioni sempre sbilanciate: quando ha il possesso del pallone lo spettacolo è automatico, perché davanti ha campioni veri, ma quando il pallone lo perde la sofferenza è inaudita. E se di fronte ha il Barcellona, che non ha paura dei fenomeni e alle loro spalle scorge che il re è nudo, la debacle può assumere dimensioni imbarazzanti.
Ad aggravare la situazione, poi, c’è il paradosso dell’alleanza politica fra i due club nel nome della Superlega, il torneo separatista abortito nel 2021 che Florentino Perez, presidente del Real, continua a propagandare col solo sostegno del Barcellona, talmente schiacciato dai debiti da doversi attaccare a un’ipotesi che gli altri grandi club europei considerano sfumata.

 Le acrobazie finanziarie del Barça, che per sopravvivere al mostruoso buco causato dai dissennati contratti di Messi si sta vendendo gli asset dei prossimi vent’anni, sono state censurate da tutte le società della Liga tranne il Real Madrid, che tace in ossequio appunto al patto della Superlega. Succede così che il Barcellona lo bastoni di santa ragione - due volte quest’anno, come abbiamo visto - e Perez debba fare buon viso a cattivo gioco, autorizzandone di fatto l’ulteriore rafforzamento attraverso operazioni finanziariamente temerarie come il tesseramento di Dani Olmo. Contento lui: basta che Ancelotti non ne diventi il capro espiatorio.