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Il camorrista catturato grazie al drone con la termocamera

Di Redazione
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Era ricercato da due anni e aveva conquistato una posizione centrale nel contesto camorristico dell’area stabiese, in particolare in quella di Gragnano, in provincia di Napoli. Un latitante pericoloso, è stato definito Antonio Di Martino, la cui cattura è risultata particolarmente difficile per quello che ha sempre rappresentato il suo punto di forza: le sue abitudini di vita e la morfologia del territorio, i Monti Lattari, dove viveva e che fino all’ultimo hanno rischiato di farne saltare l’arresto. Ed invece la scorsa notte, grazie ad un «impegno corale», come sottolineato dal Questore di Napoli, Alessandro Giuliano, messo in atto dagli agenti della Squadra mobile di Napoli, dal commissariato di Castellammare di Stabia, dai Nocs e dalla Guardia di Finanza - complessivamente cento uomini - la sua fuga è terminata.

Ci sono voluti giorni e notti di appostamenti, anche la vigilia di Natale. Di Martino, che dormiva finanche vestito con le scarpe ai piedi pronto com'era alla fuga, viveva in una vera e propria roccaforte: un agglomerato di abitazioni dove c'erano anche altri suoi parenti e dove una serie di cunicoli rendevano i suoi spostamenti protetti. C'erano poi le montagne, i boschi, a pochi secondi dalla sua abitazione: è lì, come ha spiegato in videoconferenza stampa il capo della Squadra Mobile di Napoli, Alfredo Fabbrocini, nella fittissima vegetazione che anche la scorsa notte è riuscito a scappare all’arrivo degli agenti, forse allertato dagli innumerevoli cani da guardia. Ma i droni della Polizia di Stato ed un drone della Guardia di Finanza dotato di termocamere hanno individuato lui ed altri due parenti che con Di Martino erano fuggiti.

«La difficoltà della cattura di un latitante non è data solo dal suo spessore criminale ma dalle abitudini di vita, dalla morfologia del territorio - ha sottolineato Fabbrocini - e per questo Di Martino era uno dei latitanti più difficili da prendere in questo momento in Italia». Le tappe della sua latitanza del resto parlano chiaro: nel 2013 si diede alla fuga dopo aver violentemente aggredito una pattuglia dei Carabinieri che lo aveva fermato per un controllo; nel 2015, intercettato da una pattuglia della Polizia stradale, riuscì a fuggire dopo essersi lanciato nel vuoto da un cavalcavia dell’autostrada A16; nel 2018 si è sottratto all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare per cui è latitante, gettandosi nell’area boschiva adiacente. "Vorrei sottolineare quanto sia orgoglioso di questo impegno corale della Polizia di stato e di tanti altri uffici che hanno supportato questo grande sforzo operativo e investigativo - ha detto il Questore - tante strutture che hanno dato un contributo fondamentale a questo importante risultato». Soddisfazione anche della Procura di Napoli che ha coordinato le indagini. Un "intervento delicato» lo ha definito il procuratore Giovanni Melillo, per la «pericolosità del ricercato, talmente difficile che è stato necessario richiedere l’intervento dei Nocs».

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