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L'assalto al Congresso Usa dei sostenitori di Trump: 4 morti, 13 feriti, 50 arresti

Di Redazione
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WASHINGTON  - Il mondo è sotto shock per un assalto senza precedenti, con scontri, morti e feriti, a Capitol Hill, il cuore della democrazia americana. Ad attaccarlo sono stati migliaia di fan di Donald Trump mentre era in corso la seduta del Congresso per certificare la vittoria di Joe Biden, nello stesso giorno in cui i dem hanno conquistato il Senato e quindi l'intero parlamento.
Dopo aver sfondato le recinzioni e i deboli cordoni di polizia, i supporter, alcuni armati e in mimetica, hanno infranto alcune finestre e hanno fatto irruzione nel Campidoglio.

Un blitz che solleva molti interrogativi su come le forze dell’ordine si fossero preparate ad una protesta prevista da giorni. Al parlamento è scattato il lockdown, la seduta è stata sospesa, la polizia ha dovuto impugnare le armi per difendere gli eletti e usare i lacrimogeni nella storica rotonda del Congresso, ordinando a deputati e senatori di indossare la maschera antigas e di stendersi a terra. Mike Pence, che presiedeva la sessione, è stato scortato fuori dal Senato mentre un supporter di Trump si accomodava sul suo scranno. E’ stata quindi mobilitata la guardia nazionale e proclamato il coprifuoco in città ma questo non ha impedito nel frattempo scene di violenza e guerriglia.

Il bilancio alla fine è pesantissimo e parla di 4 vittime. Dopo la morte di una donna colpita da un proiettile nell’edificio del Congresso, altre tre persone hanno perso la vita nell’area circostante. A causare la loro morte, secondo i media americani, infarti e ferite multiple per la caduta mentre provavano a scavalcare un muro. Al momento i feriti sarebbero 13. Feriti diversi agenti e, gravemente, una donna, colpita al petto da un colpo d’arma da fuoco. Cinquantadue invece finora le persone arrestate, di cui 26 a Capitol Hill. Molti manifestanti pro Trump sono stati fermati per violazione del coprifuoco.

«Queste sono le cose che succedono quanto una vittoria elettorale a valanga è brutalmente strappata da patrioti trattati ingiustamente per molto tempo», ha twittato Donald Trump invitando i suoi sostenitori a tornare a casa, prima che i suoi account social venissero sospesi perché secondo Twitter e Facebook incitano alla violenza.

«Questa non è una protesta, è un’insurrezione. La nostra democrazia è sotto un assalto senza precedenti, un assalto contro i rappresentanti del popolo», ha denunciato Joe Biden esortando Trump ad andare in tv a chiedere la fine dell’assedio. Cosa che il presidente ha fatto solo dopo un lungo silenzio e due deboli e tardivi tweet in cui chiedeva ai suoi sostenitori di stare tranquilli.

Ma a fomentare la protesta e a incendiare il Paese è stato proprio Trump, che continua pericolosamente a rifiutare di riconoscere la sconfitta. E ora per lui si parla di rimozione  impeachment.

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