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Agrigento, sotto il teatro ellenistico un pavimento tardo antico

Proseguono gli scavi per riportare alla luce la struttura dell'antica Akragas 

Di Fabio Russello
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Sotto il Teatro Ellenistico un pavimento tardo antico (II secolo d.C.). Lo hanno scoperto gli archeologici che stanno scavando nel sito nel cuore della Valle dei Templi di Agrigento e secondo i quali si puà ipotizzare un complesso variegato di edifici che sorgevano attorno al teatro vero e proprio, ma soprattutto ad un uso costante del sito anche in epoca tardoantica.

Gli scavi sono condotti dal Parco archeologico di Agrigento e dall'Università di Catania. Lo staff di archeologi ha lavorato su diversi fronti: è stato aperto un saggio di oltre 300 metri quadri in direzione est -ovest dove, sono stati scoperti numerosi sedili, purtroppo in parte crollati, ed altri importanti blocchi architettonici, tra cui un capitello dorico. Nella parte centrale dello scavo, è stata individuata una calcara (fornace) a fiamma bassa che fa pensare che si tratti di una zona abitata anche in età tardoantica. Tra i reperti anche un frammento molto interessante di epigrafe in marmo, destinata ad essere ridotta in calce.

I lavori proseguono anche in altri settori del teatro: nell'angolo sudoccidentale, nell'area della  parodos (l'entrata laterale del coro), è emerso un imponente edificio di probabile età tardoantica con un pavimento a lastroni calcarei del II secolo dopo Cristo. La funzione non è ancora chiara, ma sembra appoggiarsi alle strutture del teatro, probabilmente quando quest'ultimo aveva già perso la sua funzione.

«Gli interessanti ritrovamenti di queste settimane confermano l'importanza dell'avere finalmente ripreso gli scavi archeologici nell'area del Teatro ellenistico – ha detto l’assessore ai Beni culturali Alberto Samonà - . Il Governo regionale sta puntando molto sulla ripresa dei cantieri in tutta la Sicilia e la risposta che arriva in termini di scoperte, di rinnovato entusiasmo e di collaborazioni con università e altre istituzioni scientifiche, dà la misura di quella che ho definito come la “primavera dell'archeologia”. Conoscendo ancora di più il nostro passato, la nostra storia, possiamo rafforzare un'offerta culturale ampia che pone al centro la Sicilia, con la sua identità unica al mondo; e luoghi, come il Teatro dell'antica Akragas, da far conoscere a tutti».


 

Il teatro sta comunque pian piano affiorando: si sta pulendo il banco roccioso per poter comprendere l’andamento dell’antica cavea. Nella summa cavea continuano ad venire alla luce nuove strutture, in particolare due absidi di un grande edificio ancora tutto da interpretare. Nelle precedenti campagne di scavo erano stati ritrovati due bolli episcopali che fanno ben sperare e spingono gli archeologi a proseguire le indagini in quest’area. Altri importanti ritrovamenti sono stati fatti nell’area esterna ad ovest del teatro, dove si trova un imponente sistema di terrazzamento e di gestione delle acque relativi alla città di età classica.

La nuova campagna di scavo finanziata dal Parco archeologico mira al recupero dell’edificio monumentale, che, affacciandosi sul palcoscenico naturale della collina dei templi, costituiva l'ingresso scenografico all’area pubblica della città ellenistico-romana.


 

«Stiamo per indagare la parte centrale e meridionale del teatro – ha detto Il direttore della Valle dei Templi Roberto Sciarratta, che dirige i lavori insieme alle archeologhe del Parco, Valentina Caminneci, Maria Concetta Parello e Maria Serena Rizzo - sperando che l’interramento abbia mantenuto le strutture in un migliore stato di conservazione. E queste scoperte ci fanno ben sperare in una futura lettura il più possibile precisa dell'intera area».

Si tratta comunque di un cantiere “aperto”, il pubblico può assistere a frequenti visite guidate con le archeologhe che permettono di approfondire il lavoro del cantiere.

Il Teatro di Akragas è stato uno dei grandi rebus degli archeologi che si sono interrogati a lungo e avevano avviato numerose campagne di scavo per individuare il luogo dove il monaco domenicano Tommaso Fazello a metà Cinquecento, asseriva di aver visto i resti appena riconoscibili delle fondazioni di un imponente edificio teatrale, un tempo altissimo, non lontano dalla chiesa di San Nicola. Soltanto nell’estate del 2016 il team di ricercatori composto dalle archeologhe del Parco della Valle dei Templi, del Politecnico di Bari e dell'Università di Catania, è riuscita ad identificare il sito, dopo un’accurata rilettura complessiva dell’urbanistica e della città antica. La prima ad essere individuata è la summa cavea (la parte più alta dell’anfiteatro in cui prendeva posto la plebe, mentre senatori e ceti equestri sedevano rispettivamente nell’ima cavea rivestita in marmo e nella media cavea), quasi del tutto distrutta. E’ emerso un sistema di camere cieche e contigue a forma trapezoidale, che seguivano il muro curvo e sostenevano la gradinata. Al centro, sempre all'altezza della summa cavea, uno stretto passaggio collegava l’agorà al teatro, che sfruttava l’andamento del terreno. I saggi hanno portato alla luce una parte dei gradini dell'anfiteatro, e il muro di contenimento della cavea, oggi si sta indagando la parte centrale e meridionale dello spazio, la situazione del koilon (la gradinata), e dell’orchestra rispetto alla scena.

Il team di archeologi del Parco Valle dei Templi aveva comunque già appurato due distinte fasi del teatro di Agrigento: una più antica tra il IV-III a.C., con un edificio più piccolo (circa 70 m di diametro), che sarebbe stato ampliato nella seconda fase, intorno al II secolo a.C., alla fine della seconda guerra punica.

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