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Catania, la laurea di Matteo nel metaverso: cos'è e come funziona il mondo virtuale in cui vivremo tutti

La storia dello studente di Scienze politiche che ha discusso la tesi in presenza e nella realtà virtuale

Di Lorenzo Maugeri
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Anche a Catania, arriva la prima laurea nel “Metaverso”, la nuova dimensione virtuale in cui potrebbe essere possibile vivere in un futuro non troppo lontano. Il protagonista è il venticinquenne Matteo Catania, studente del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania, che si è laureato proprio questa mattina in Scienze dell’amministrazione e dell’organizzazione, sostenendo sia il tradizionale esame orale alla presenza della commissione nella splendida aula magna di Palazzo Pedagaggi e sia in un’aula virtuale, a forma di anfiteatro, appositamente allestita nel Metaverso della piattaforma Spatial.

Matteo non possiede certamente il potere dell’ubiquità. Mentre svolgeva la sua discussione in presenza nella forma classica che tutti conosciamo, la sua fidanzata, tramite un computer portatile, provvedeva ad accedere con il suo Avatar nell’aula virtuale. Uno spazio aperto a tutti coloro che avessero voluto iscriversi alla piattaforma. L’audio dell’Avatar parlante proveniva direttamente dal Matteo reale di fronte alla commissione. 

Raggiunto alla fine della sua proclamazione, Matteo ha spiegato il significato di Metaverso e il suo funzionamento. 

Il Metaverso può essere definito come uno “spazio virtuale” open source, ovvero aperto alle modifiche degli utenti. Esso può essere utilizzato sia per un'altra proiezione delle nostre relazioni sociali sia per quelle lavorative e universitarie. Una realtà dove si può interagire in maniera diversa rispetto alle metodologie classiche a cui siamo abituati. Difatti, con il semplice utilizzo di una webcam e un microfono, possiamo creare nuovi spazi, modificare file di ogni genere e partecipare ad eventi unici trasmessi da ogni parte del pianeta. Un esempio pratico è il famosissimo gruppo britannico dei “Coldplay”, che ha organizzato un concerto nel metaverso per consentire a tutti i fan del mondo, direttamente dal divano di casa, di godere della loro musica “live”. Esperienza che è stata amplificata dall’utilizzo di un visore ottico che ha permesso di godere pienamente dell’esperienza in 3D. 

Vi sono diverse piattaforme che offrono l’accesso a questi inesplorati mondi virtuali. Matteo cita in primis: “Spatial”, la piattaforma prescelta per la sua laurea e “Meta”, appartenente all’imprenditore americano Mark Zuckerberg. 

L’accesso a questi mondi è più semplice di quanto si pensi. È necessario avere un computer o un smartphone. Cercare su Internet il sito ufficiale della piattaforma desiderata o scaricare l’app. Registrarsi con i propri dati identificativi basilari: nome, cognome e mail e in un attimo il vostro avatar sarà generato. Inizialmente il sistema creerà un avatar base, ovvero un personaggio di partenza, uguale per tutti i nuovi utenti, i quali possono personalizzarlo a propria immagine e somiglianza o secondo le proprie fantasie.

Il metaverso, in questo, sembra esprimere una piena libertà di espressione da parte dei suoi utenti. 

Una volta creato il personaggio, sarete catapultati nel nuovo mondo. Una realtà che varia di piattaforma in piattaforma e che permette di creare dei vostri spazi da zero (la casa, il cinema, il campo di calcio…), con la possibilità di visitare e interagire con gli “spazi” creati dagli altri e con quest’ultimi naturalmente. Per i più giovani, in particolare quelli con passioni videoludiche, è sicuramente una realtà maggiormente conosciuta rispetto ai più anziani, i quali dovranno prima o poi, volenti o nolenti, scoprire questa nuova dimensione nel futuro prossimo. Matteo sottolinea come vi sia una certa resistenza a questa novità da parte delle generazioni più lontane, ma è del tutto normale. Ogni cambiamento nelle nostre abitudini comporta, da sempre, grandi dubbi e paure così com’è stato con l’avvento dei Social network circa 15 anni fa. 

Matteo si pone come un vero e proprio precursore di un nuovo modo di comunicare nel settore universitario, insieme agli altri due studenti laureatisi nel metaverso in Piemonte (luglio) e Toscana (agosto). La scelta di laurearsi anche su questa realtà è stata giustificata dall’esposizione in tema di ricerca che voleva dare all’evento. Con il suo professore ha approfondito temi di natura politologica che altrimenti non sarebbero stati scoperti in altri contesti. Con il metaverso ha avuto l’opportunità di far presenziare virtualmente, alla sua discussione, ricercatori e docenti di ogni parte del mondo, in particolare dagli Stati Uniti. 

Pertanto, grazie a questa nuova realtà, è stata data maggiore visibilità sia da un punto di vista accademico che mediatico. Certamente senza dimenticare l’opportunità di coinvolgere amici e familiari lontani in modo più partecipativo e innovativo. 

Per quanto riguarda il futuro del metaverso, Matteo ritiene, che nel lungo periodo, lavoreremo e quindi in parte “vivremo” in questo nuovo universo. Per il momento, limitatamente al contesto universitario, Matteo ha utilizzato questo metodo come “integrazione” al suo lavoro, comprensive delle piattaforme online come “Teams”, riscoperte durante la pandemia o ai classici incontri in presenza.

 Il neolaureato tiene a evidenziare, in ogni caso, che le relazioni sociali e lavorative dal vivo rimangono i principali e più importanti veicoli comunicativi. Sarà sicuramente importante analizzare e valutare quanto questi nuovi mondi virtuali impatteranno sulle nostre vite reali, ora che sorgono sempre più problemi nei confronti dei più giovani e del loro rapporto con i social network. Fondamentale sarà la previdenza e l’attenzione che verrà posta nella regolamentazione e in particolare nell’istruzione. Le scuole devono diventare centri di formazione anche e soprattutto nei confronti dell’ondata digitale che ci aspetta. 

Un grande augurio a Matteo per la sua brillante carriera e per i festeggiamenti nel metaverso, che hanno iniziato a imperversare, subito dopo la proclamazione, nello “Chalet del bosco” appositamente creato su Spatial.

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