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I russi mostrano i prigionieri di Azov come trofei di guerra tra svastiche e tatuaggi

Catturati, spogliati e fatti sfilare seminudi: siamo alla barbarie 

Di Redazione
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Svastiche e soli neri, aquile del Terzo Reich e simboli celtici. Dopo la conquista dell’Azovstal, per i russi è l’ora di mostrare i trofei di guerra. Sotto la minaccia del mitra dei soldati di Mosca, i nemici per eccellenza del reggimento Azov sfilano sconfitti e umiliati, ridotti in mutande non solo per evitare che nascondano armi, ma anche per metterli a nudo davanti alle telecamere e brandirli come presunta prova vivente che l’Ucraina è effettivamente da "denazificare». E la dimostrazione sarebbe nei loro stessi corpi, ricoperti di tatuaggi ammiccanti o spesso proprio inneggianti all’eredità di Adolf Hitler. 
 Nelle gallerie di immagini con cui i propagandisti russi hanno invaso i social fanno mostra di sé diversi combattenti, indicati come miliziani del battaglione rimasto asserragliato per quasi tre mesi dentro l’acciaieria. Uno di loro ha il simbolo del sole nero impresso sul gomito, la runa celtica sull'avambraccio e una svastica sul fianco. Ma l’elenco degli emblemi filonazisti attribuiti agli irriducibili di Azov è lungo: dall’aquila nazista impressa sul collo alla croce celtica al centro del petto fino ai ritratti del Fuhrer e alle citazioni estremiste. 
 Immagini che imperversano su Twitter anche per il tramite di esponenti istituzionali di Mosca, come il vice rappresentante permanente presso le Nazioni Unite a Ginevra, Alexander Alimov, spesso accompagnate da messaggi irridenti. «Gli Azov che si arrendono. Fittamente decorati con tatuaggi che dimostrano che non c'è nazismo in Ucraina», ha scritto il diplomatico a corredo delle foto. In un altro frammento di video, un soldato cui viene chiesto conto dei simboli sul suo corpo risponde: «Errori di gioventù». Alla fine, dopo la sfilata obbligata, i soldati si rivestono e salgono sugli autobus, diretti verso un destino da prigionieri-trofei. 
 

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