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Le meraviglie dei fondali del Plemmirio tra "mazzere" e ancore romane

Presentato l'itineraio subacqueo: ma serve il brevetto perché si scende anche fino a 28 metri di profondità

Di Redazione
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Ha aperto i battenti il ventiquattresimo itinerario culturale sommerso della Soprintendenza del Mare, nato dalla collaborazione tra istituzioni e con il Capo Murro Diving Center di Fabio Portella, Ispettore Onorario per i Beni sommersi della provincia di Siracusa.

Si tratta di un percorso che ricade all’interno dell’area B della riserva del Plemmirio, adatto a subacquei in possesso di brevetto di immersione di primo o di secondo livello. Il percorso prevede, infatti, due direzioni di visita. Partendo dalla boa di ormeggio e scendendo in sicurezza lungo la catena, si può seguire un percorso riservato ai sub con brevetto open fino a 18 metri di profondità, mentre un secondo percorso, fino a 28 metri, è riservato a subacquei in possesso di brevetto advanced.

Lungo l’itinerario - come spiega la Soprintendenza del Mare - costeggiato da una parete rocciosa ricca di flora e fauna marina e caratterizzato da grosse chiazze di fondale sabbioso inserite in una spettacolare prateria di posidonia oceanica, si possono ammirare una grande quantità di “mazzere”, ovvero grossi massi quadrangolari in pietra che venivano utilizzati in passato come pesi per le reti della vicina tonnarella di “Terrauzza”. Si tratta di massi che consentivano l’installazione del cosiddetto “pedale”, una sorta di sbarramento ai tonni, perpendicolare alla costa e perfettamente aderente al fondale marino, che aveva lo scopo di indirizzarli verso le camere della tonnara.

A testimonianza che la zona fin dall’antichità fu utilizzata come luogo di ancoraggio e di riparo dai venti dominanti della zona, il grecale in particolare, sul fondale sono stati ritrovati alcuni grossi ceppi di ancora in piombo di epoca romana, una contromarradi ancora in piombo a tre fori e un’ancora in ferro del tipo ammiragliato; tutti reperti visibili nel corso della visita all’itinerario subacqueo.

“La Sicilia – ha detto l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà- punta sempre più sul turismo culturale subacqueo che rappresenta un segmento di nicchia molto esclusivo e richiesto. La realizzazione di un nuovo itinerario che racconta la storia della pesca in Sicilia con collegamenti evidenti al mondo romano, trasmette il fascino di un’Isola in cui tutto è già avvenuto ma dove ancora oggi è possibile rilevare una continuità con il passato con evidenti collegamenti tra le tecniche di pesca adottate nel lontano passato e quelle utilizzate fino a qualche anno fa. Archeologia marina, quindi, ma anche antropologia culturale. La creazione di questo itinerario conferma la strategia vincente nell’azione di tutela e valorizzazione dei Beni sommersi: una sinergia tra istituzioni pubbliche e privati che sempre più fornisce risultati concreti per tutelare e valorizzare i nostri Beni culturali sottomarini».

Per il Soprintendente del Mare Ferdinando Maurici «La nostra Isola si arricchisce di un itinerario di grande fascino che racchiude in sè una parte della nostra storia più recente legata alle tonnare, in particolare a quella di Terrauzza, e una parte più remota che ci racconta di un antico luogo di ancoraggio testimoniato dalla presenza di ancore in piombo di epoca romana. Il tutto – sottolinea Maurici - in un ambiente naturale di rara bellezza, all’interno dell’Area Marina Protetta del Plemmirio che con la sua costante opera guidata brillantemente da Patrizia Maiorca, preserva e valorizza una costa e dei fondali ricchi di flora e fauna di straordinario interesse».

Per effettuare le immersioni all’itinerario “Le Mazzere”, bisogna contattare l’Area Marina Protetta Plemmirio o il Capo Murro Diving Center di Ognina, a Siracusa.

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