Lo studio
Il mistero del terremoto di Capri: perché si è sentito nei grattacieli di Milano, in Sicilia e Calabria ma non in Campania
L'INGV ha spiegato le dinamica geologiche del fenomeno solo apparentemente contraddittorio
Un evento sismico anomalo ha catalizzato l’attenzione di studiosi e cittadini, delineando uno scenario che a prima vista può sembrare contraddittorio. Nella notte è stato registrato un terremoto di magnitudo 5,9 al largo di Capri. Eppure, contrariamente alle attese, in Campania — la regione più prossima all’epicentro — il tremore è stato percepito poco o affatto. Le segnalazioni, invece, sono arrivate numerose e allarmate dal Nord, in particolare da Lombardia e Veneto, e da alcune aree meridionali come Sicilia e Calabria.
La chiave di questo apparente paradosso è stato spiegato dall'INGV ed è tutto nella dinamica geologica. A differenza della gran parte dei terremoti italiani, generalmente superficiali, la scossa si è generata a una profondità eccezionale: 414 chilometri sotto il livello del mare, nella porzione superiore del mantello terrestre. A tali profondità, temperature elevate e pressioni enormi rendono le rocce duttili, ostacolando le fratture improvvise tipiche dei sismi classici.
Nel Tirreno, però, agisce una dinamica peculiare: un’antica porzione di crosta oceanica appartenente alla placca africana sta sprofondando per subduzione sotto l’arco calabro, che fa parte della placca euroasiatica. Questa crosta, più fredda e rigida del materiale circostante, conserva la capacità di rompersi in modo fragile, generando scosse molto profonde, persino tra 400 e 500 chilometri.
Qui si spiega il primo aspetto: perché in Campania quasi nessuno ha sentito il sisma? L’avvertibilità in superficie dipende dai percorsi delle onde sismiche nel mantello e nella crosta. Per emergere nelle aree prossime all’epicentro, le onde devono risalire quasi verticalmente attraverso la crosta terrestre, perdendo gran parte dell’energia e attenuandosi drasticamente. Dopo circa 400 chilometri di viaggio, raggiungono la superficie con ampiezze e frequenze così ridotte da risultare impercettibili ai più. L’area sovrastante l’ipocentro è rimasta, di fatto, protetta in una vera e propria "zona d’ombra".
Diverso il comportamento verso le regioni più lontane. Per coprire grandi distanze, le onde attraversano ampie porzioni di mantello, un mezzo più omogeneo ed efficiente della crosta, seguendo traiettorie oblique. Riemergono quindi in superficie conservando frequenze più basse e periodi di oscillazione più lunghi. È in queste onde a lungo periodo che risiede la ragione della forte percezione al Nord. Il corpo umano non le avverte come un sussulto, bensì come una lenta oscillazione, talvolta accompagnata da nausea.
Le loro frequenze, inoltre, coincidono con quelle proprie degli edifici più alti e delle strutture flessibili. Non sorprende, dunque, l’abbondanza di segnalazioni dai piani elevati dei grattacieli. A Milano, città costellata di torri, l’effetto è stato amplificato, trasformando il capoluogo lombardo in una sorta di antenna percettiva del fenomeno. A ciò si è sommato il ruolo del sottosuolo della Pianura Padana, che ha funzionato come una gigantesca cassa di risonanza, potenziando ulteriormente le onde.
Anche in Sicilia e Calabria il sisma è stato avvertito grazie alla medesima propagazione obliqua attraverso il mantello. In assenza, però, del marcato effetto di amplificazione tipico del bacino padano, l’estensione delle segnalazioni nel Mezzogiorno è risultata decisamente più contenuta.