il caso
Trasporti alle isole minori, il caro carburante incide sul costo dei biglietti: ma ci sono anche dieci anni di ritardi
Una catena di bandi inceppati e un equilibrio pubblico-privato che non regge più
La scena, prima ancora dei numeri, è questa: un’isola che si sveglia e scopre che il costo di un biglietto non è più solo il prezzo di un viaggio, ma la misura concreta della sua distanza dal resto della Sicilia. Dal 15 maggio 2026, secondo quanto denunciato da più fronti locali e rilanciato anche dall’allarme di Federalberghi Isole Eolie, i collegamenti marittimi gestiti da Caronte & Tourist Isole Minori sulle linee Siremar sono destinati a costare di più per passeggeri, residenti, veicoli ordinari e mezzi commerciali. In alcune ricostruzioni pubbliche gli incrementi vengono indicati in una forbice compresa tra il 30% e il 50%.
È il punto in cui il disagio quotidiano delle comunità isolane incontra una questione molto più vasta: la tenuta economica della continuità territoriale. Perché i rincari continuano a salire? La risposta breve è che il sistema, così com’è stato costruito, si trascina da anni su basi economiche e amministrative ormai logorate. La risposta completa, invece, passa da una convenzione statale firmata nel 2016, da compensazioni pubbliche fissate in un altro ciclo economico, da procedure regionali finite più volte in stallo e da nuovi costi regolatori europei che dal 2024 al 2026 stanno pesando sempre di più sul trasporto marittimo.
La convenzione del 2016: il cuore del problema
Il nodo principale è qui. La convenzione statale che regola i collegamenti marittimi di interesse pubblico con Eolie, Egadi, Pantelleria e Ustica è stata sottoscritta l’11 aprile 2016. Sul sito della stessa Caronte & Tourist i dati essenziali sono chiari: il corrispettivo totale annuo è indicato in 22.807.000 euro, con una compensazione finanziaria annua di 17.997.000 euro; la quota di costo del servizio coperta dalla finanza pubblica è pari al 79%. Nello stesso prospetto è specificato anche un altro dato significativo: le compensazioni per utenze agevolate o esentate risultano pari a zero.
Nel frattempo sono cambiati i costi del lavoro, quelli dell’energia, quelli della manutenzione navale, quelli finanziari e, soprattutto, il quadro normativo ambientale europeo. Se il prezzo riconosciuto dal sistema pubblico resta ancorato ai valori del 2016, l’operatore sostiene di non riuscire più a tenere in equilibrio i conti senza aumentare tariffe o ridurre corse. È esattamente il punto che l’azienda e i sindacati hanno riportato nei tavoli aperti nei primi mesi del 2025 e del 2026 presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il riequilibrio mai completato
A febbraio 2026, in un incontro con Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, l’azienda ha ribadito che le convenzioni pubbliche sono “ferme ai valori del 2016” e che, nonostante gli impegni assunti da Ministero e Regione Siciliana, non è arrivato alcun vero riequilibrio economico. È un dettaglio che pesa più di quanto sembri: quando si parla di linee per le isole minori, non si parla di un mercato qualunque, ma di un servizio che regge salute, scuola, lavoro, approvvigionamenti e turismo.
I nuovi costi: energia, ambiente, regole europee
Ridurre tutto al “caro carburante” sarebbe comodo, ma incompleto. Il caro carburante c’entra, certo, e molto. Tuttavia oggi il trasporto marittimo europeo è entrato dentro una trasformazione più profonda. Dal 1° gennaio 2024 il trasporto marittimo è stato incluso nel sistema europeo di scambio delle quote di emissione, il Eu Ets. La Commissione europea ha previsto una fase graduale: copertura del 40% delle emissioni verificate nel 2024, del 70% nel 2025 e del 100% dal 2026 per le tipologie di nave interessate.
Per una compagnia che garantisce collegamenti frequenti, spesso non comprimibili perché legati a obblighi di servizio pubblico, questo vuol dire una crescita strutturale dei costi. Non si tratta solo di comprare carburante: significa anche internalizzare progressivamente un costo ambientale che prima non gravava in questo modo sui bilanci. E insieme all’EU ETS si muove anche il pacchetto FuelEU Maritime, altra leva della decarbonizzazione del settore.
Qui sta uno degli snodi meno raccontati: i collegamenti con le isole minori non hanno la flessibilità commerciale di una rotta turistica pura. Devono partire anche quando non riempiono la nave, devono trasportare merci anche quando non rendono, devono assicurare il diritto alla mobilità anche in bassa stagione. Se i costi fissi e regolatori aumentano, e la compensazione pubblica non viene aggiornata in modo coerente, la tariffa finale diventa il punto di scarico del problema.
Il ruolo della Regione: bandi, proroghe e affidamenti-ponte
L’altra metà della vicenda è amministrativa. E qui la cronologia conta. Il 2 ottobre 2023 la Regione Siciliana annunciava un accordo con Caronte & Tourist per scongiurare lo stop ai collegamenti: gestione in regime di mercato libero per Eolie, Egadi e Ustica fino alla conclusione della procedura negoziata allora in corso, con una proroga tecnica di un mese per Pantelleria. Nello stesso comunicato, la Regione indicava i valori dei lotti quinquennali: circa 33,6 milioni di euro per le Eolie, 14,8 milioni per le Egadi, circa 24 milioni per Pantelleria e circa 15,5 milioni per Ustica, tutti importi al netto dell’Iva.
Da allora, però, il quadro non si è stabilizzato davvero. I bandi hanno incontrato ostacoli, esclusioni, ricorsi e riammissioni. Nel 2023 il Tar di Catania aveva prima respinto la sospensiva chiesta da Caronte & Tourist dopo l’esclusione da un bando regionale per inadeguatezza dei requisiti tecnici delle navi proposte, poi la stessa compagnia è stata riammessa alla gara per le Eolie e, per motivazioni analoghe, anche a quella per Egadi e Pelagie.
Il risultato è che il sistema ha continuato a vivere di soluzioni tampone. Secondo ricostruzioni specialistiche pubblicate negli ultimi mesi, la Regione Siciliana ha poi esteso fino al 1° novembre 2027 i servizi integrativi operati da Caronte & Tourist Isole Minori, con un affidamento ponte pensato per guadagnare tempo verso un futuro bando unico capace di integrare i servizi statali e quelli regionali. Nello stesso scenario viene indicato come obiettivo politico-amministrativo il trasferimento della convenzione alla Regione Siciliana.
Il paradosso delle Pelagie
C’è poi un dettaglio che ha alimentato tensioni fortissime tra le isole: il fatto che gli aumenti annunciati non riguardino, almeno secondo le comunicazioni circolate in questi giorni, il servizio regionale per le Pelagie. È un elemento importante perché mostra, in controluce, che non tutte le linee sono dentro lo stesso meccanismo economico. Sul sito della compagnia, il lotto regionale Porto Empedocle-Isole Pelagie risulta avere un corrispettivo annuo di 8.980.268 euro, una compensazione finanziaria annua di 8.006.130 euro, una copertura pubblica del 93% e una durata di 60 mesi a decorrere dal 1° ottobre 2023.
In altre parole: dove il contratto è più recente e il perimetro amministrativo è diverso, il sistema regge con un’altra architettura. Dove invece continua a pesare la vecchia convenzione statale, l’equilibrio appare molto più fragile. È anche per questo che nelle proteste emerse da Pantelleria, dalle Egadi e dalle Eolie il tema non è soltanto il rincaro in sé, ma la disparità di trattamento tra arcipelaghi regolati da strumenti differenti.
Le Eolie: l’allarme di Federalberghi e il costo reale dell’insularità
Alle Eolie, il malessere è diventato da tempo un fatto pubblico. Christian Del Bono, presidente di Federalberghi Isole Eolie, nelle ultime settimane ha denunciato l’ennesima precarietà dei collegamenti, tra scali omessi e tratte cancellate anche in giorni delicati come il ponte del 1° maggio 2026. A gennaio, la stessa associazione aveva chiesto il rispetto della convenzione sulla tratta Eolie-Napoli, contestando il ricorso a navi di classe o portata inferiori rispetto a quelle previste.
Quando Federalberghi parla di colpo insostenibile per le comunità isolane, non usa una formula retorica. Perché sulle isole il costo del trasporto si moltiplica. Un aumento sul biglietto del passeggero pesa sulle famiglie; un aumento sui mezzi commerciali si trasferisce sui prezzi al dettaglio; un aumento sui veicoli incide su artigiani, imprese, fornitori, cantieri, manutenzioni. E nel pieno di una stagione che dovrebbe sostenere i bilanci di alberghi, ristoranti e piccole attività, la percezione di un accesso più caro o più incerto può raffreddare la domanda turistica prima ancora dei numeri ufficiali.

