Catania, la rissa in via del Rotolo e «'u sgrusciu” dei cani sciolti
Ennesimo episodio di violenza che coinvolge giovani legati a nomi di peso dei clan
I locali della movida costretti ad abbassare la saracinesca alle due di notte e invece i paninari di via del Rotolo aperti fino all’alba. È in questa città dalle mille contraddizioni che si è consumata l’altra notte l’ennesima azione violenta. Una rissa che solo grazie all’intervento delle Volanti della polizia non è degenerata in qualcosa di più drammatico. Il coinvolgimento del figlio di Nuccio Mazzei - il 27enne Matteo arrestato e poi rilasciato venerdì mattina- non può da solo dare una connotazione criminale allo scontro, ma certamente gli investigatori hanno alzato le antenne. Anche il comportamento del giovane - con la fuga e il rifiuto a farsi identificare - pone l’esigenza almeno di capire cosa ci stia dietro l’aggressione. Non certo un panino indigesto. Sottovalutare l’episodio sarebbe un errore.
Nella primavera del 2022 un branco di giovanissimi - sempre collegati ai Mazzei - si è scontrato a colpi di pistola con la gang della scheggia impazzita dei Cappello Sebastiano Miano, detto piripicchio, da oltre un anno dietro le sbarre. Nello stesso periodo fu arrestato il nipote di Roberto Vacante, quest’ultimo genero del defunto padrino Turi Santapaola. Era andato in discoteca con una pistola calibro 6,35 con il colpo in canna.
Ma di violenti cani sciolti legati da vincoli di parentela a boss la città è piena. In una relazione della Dia di qualche anno fa, addirittura, si parlava di “figli d’arte” che ambivano a occupare i posti lasciati vacanti da nonni, papà e fratelli. Questi giovanissimi - che hanno a disposizione pistole e arsenali - hanno grandi spazi di manovra perché i capi supremi dei clan sono dietro le sbarre da tempo. La malavita è lasciata alle redini di queste teste calde che per un regolamento di conti, anche personale, sono pronti a picchiare e addirittura sparare. Un disordine che in realtà potrebbe fare gioco alle famiglie mafiose che, libere dalle attenzioni delle forze dell’ordine concentrate sulle scorribande dei baby boss, possono riorganizzare le file dopo le ferite lasciate dai tanti blitz e dalle sentenze definitive.
Come quella per associazione mafiosa resa irrevocabile dalla Cassazione nel processo Ippocampo, che ha riportato in carcere Gaetano Pellegrino (fratello dell’attuale vicepresidente del Consiglio comunale Riccardo, che ha preso le distanze dal parente), ritenuto esponente del clan Mazzei. Ma per uno che “entra” in cella ce n’è un altro a piede libero. Come il “carcagnusu” Franco Raciti “cipudda”, finito dietro le sbarre perché accusato di estorsione da un produttore cinematografico.
Ma anche i Santapaola-Ercolano stanno vivendo un tempo di crisi “istituzionale”. Trovare l’uomo giusto come rappresentante provinciale dopo l’arresto del “cavadduzzu” Ciccio Napoli non è cosa da poco. Sono i giovani signorotti della droga al momento a fare sgrusciu. Forse troppo. I soldi dello spaccio però alla famiglia di Cosa nostra etnea servono. Ci sono gli stipendi degli uomini d’onore che devono essere pagati. E certe scadenze vanno rispettate.