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Traffico di droga a Catania: le tensioni tra via Capo Passero e viale Moncada nelle intercettazioni dell'operazione Malerba

Il progetto di vendetta contro “ Cipollina”. Un indagato: «Spara davanti al portone.... Sbang! Sbang! Sbang! E te ne vai»

Laura Distefano

13 Ottobre 2023, 16:26

capopassero

Contano soldi, parlano di pistole, imitano il rumore delle mitragliate. Nelle intercettazioni del blitz Malerba dei carabinieri - scattato mercoledì all’alba - c’è la fotografia (quasi) attuale di quella che è la gestione dello spaccio di droga nelle roccaforti criminali catanesi. A due degli indagati finiti ieri dietro le sbarre, Antonio Raimondo, detto cipollina, e Corrado Gabriel Muscarà, è contestata l’aggravante di aver agevolato il clan Santapaola-Ercolano. In verità sarebbero inseriti nel gruppo dei Nizza.

A parlare di loro due è stato Salvatore Scavone, collaboratore di giustizia da un anno e mezzo, che è stato uno dei vertici operativi del braccio dei narcos di Cosa nostra. E se Muscarà avrebbe avuto il ruolo di rifornire le piazze di via Capo Passero che ieri, grazie alla retata, hanno chiuso i battenti - almeno fino a nuove “assunzioni” - Raimondo invece avrebbe avuto le mansioni di ritirare i “piccioli”. Piccola curiosità, Raimondo proprio qualche giorno fa ha ricevuto dal Tribunale di sorveglianza la revoca della sorveglianza di sicurezza in quanto non considerato «socialmente pericoloso».

Il progetto armato

Ma Cipollina, si legge nell’ordinanza firmata dalla gip Anna Maria Cristaldi, sarebbe stato l’anno scorso al centro di una tensione con i carusi del viale Moncada 10 - dove ha la residenza Andrea Nizza - che rischiava di trasformarsi in un’azione dimostrativa armata. Un po’ quello che è accaduto a giugno a Trappeto Nord, con le stese e le colpi di pistola in aria. Il movente delle fibrillazioni sarebbe stato un diverbio tra il nipote acquisito di Cipollina (non indagato) e Simone Lizzio, coinvolto nell’inchiesta dei militari. Ad aggiungersi ci sarebbe stato il risentimento di Giuseppe Mazzarelli che non sarebbe stato autorizzato a spacciare al civico 121 (dove lo scorso marzo c’è stata una sparatoria). A voler regolare i conti con la pistola sarebbe stato soprattutto Pippo Pistone, parente di Franco (un esponente dei Laudani). Nell’indagine, per dovere di cronaca, gli è contestato solo il reato di spaccio.

Le intercettazioni: "Ci dobbiamo andare a sparare"

«E allora è come ti dico io che ci voglio andare a sparare là», dice l’indagato intercettato. Da considerare che Raimondo abita in via Capo Passero. Sono disposti pure a rischiare di «chiudere» due settimane ma «gli devi andare a fare danno». «È come ti dico io ci dobbiamo andare a sparare? Auh… Vacci a sparare! Entri là.[…]». Pistone fornisce una sorta di vademecum: «Là! Spara! Tutto davanti al portone! Sbang… sbang… sbang.. e te ne vai! E poi spari altri cinque colpi al centro dove sta Cipollina. E te ne scendi pulito pulito…» Lizzio però non è convinto: «Ci sono i pro e i contro». Pistone insiste: «Spariamoci... ascolta! Noi altri ci barrichiamo qua… qua nessuno viene Pe!». Mazzarelli è più cauto: «Lo sai che nasce!».

La geografia mafiosa

Pistone si sente le spalle coperte. E fa delle esternazioni che sono un formidabile input investigativo per comprendere quali sono i nuovi assetti geografici della mafia catanese. «Non siamo soli, abbiamo il villaggio di fianco… minchia ascoltami!». Francesco Pio Distefano è ancora più diretto: «Il villaggio la famiglia Santapaola è». Mazzarelli però ritiene che la mediazione sia la migliore soluzione. Lo scotto da pagare sarebbe troppo alto. «Ascoltami mandalo a chiamare, si butta in difetto se non viene».

Alla fine ci sarebbe stato l’incontro chiarificatore. «Ma lo vedi come gli abbiamo fatti cacare di dentro… puliti, puliti… Ha detto; mi fa male la gamba… Si è cacato!», commenta Distefano. Lizzio però non sembra ancora convinto a soprassedere: «Tu l’hai visto che io ci volevo andare e non mi ci hanno fatto andare…. Solo non posso guidare e sparare….».

L'armistizio

Ma per poter «chiudere tutti i conti» sarebbe stato organizzato un altro appuntamento «domenica». Lizzio vorrebbe andare alla riunione armato, Distefano lo invita alla prudenza: «Non c’è bisogno! Non fa niente! L’hanno capito! L’hanno capito che la m… non ce la devono sucare…!». Forse l’armistizio non è durato così tanto, viste le evoluzioni delle scorse primavera ed estate.