2 gennaio 2026 - Aggiornato alle 23:00
×

L'ERUZIONE

L'Etna e la nuova colata, nessun pericolo per i centri abitati ma l'allerta resta gialla: preoccupa l'afflusso di visitatori

Una simulazione dell'Osservatorio etneo dell'Ingv prevede che, «se il tasso effusivo si mantiene costante, la colata lavica rimarrà confinata all'interno della desertica Valle del Bove»

Alfredo Zermo

02 Gennaio 2026, 21:13

L'Etna e la nuova colata, nessun pericolo per i centri abitati ma l'allerta resta gialla: preoccupa l'afflusso di visitatori

Il fronte lavico avanza sulla neve (foto Giò Giusa)

Nessuno l'ha vista arrivare. L'Etna ha colto tutti di sorpresa, muovendosi "in silenzio" nell'evoluzione dell'eruzione iniziata alla vigilia di Natale. Tremore vulcanico su valori medi, lievi eventi sismici la notte di San Silvestro, nessun indizio di ciò che sarebbe accaduto nel primo pomeriggio del 1° gennaio: il vulcano attivo più alto d'Europa ha "festeggiato" il nuovo anno con una colata, un flusso partito da una bocca effusiva apertasi a quota 2.100 metri nella desertica Valle del Bove, che ha percorso rapidamente il pendio fino a quota 1.580 metri in poche ore e che oggi si è attestato circa 200 metri più in basso.

Il fronte lavico misura circa 200 metri di larghezza e sette di altezza. Persiste, intanto, una debole attività stromboliana al cratere della Voragine, con blande emissioni di cenere che si disperdono rapidamente in area sommitale. «Ancora una volta l'Etna ci ha sorpreso», afferma il vulcanologo dell'Ingv-Osservatorio etneo di Catania, Boris Behncke, che in un post su Facebook parla di «un colpo di scena» e di un «vulcano incredibile». E aggiunge che «l'inizio dell'eruzione non è stato visto perché il fianco orientale era avvolto da una densa copertura nuvolosa» e che «soltanto all'imbrunire era evidente un forte bagliore nelle immagini di alcune webcam, tra cui anche quella dell'Ingv a Vulcano».

Un fenomeno spettacolare, seguito con attenzione dall'Ingv e dal Dipartimento nazionale della Protezione civile, che è letteralmente "esploso" sui social grazie alle immagini del rosso vivo della lava in contrasto con il bianco della neve. Un effetto prospettico che "schiaccia" foto e video fa sembrare il flusso vicino ai centri abitati. Ma non è così: «Sembra incredibilmente bassa e vicina ai paesi – spiega Behncke – ma per ora fortunatamente non è così: dal fronte più avanzato mancano circa 5 km a Fornazzo e 5,5 km a Milo, distanze non così facilmente superabili una volta che una colata di lava ha già fatto un po' di strada a monte».

Una simulazione dell'Osservatorio etneo dell'Ingv prevede che, «se il tasso effusivo si mantiene costante, la colata lavica rimarrà confinata all'interno della desertica Valle del Bove». Se la colata non desta al momento allarmi diretti, preoccupano invece gli effetti indiretti, come sottolinea il capo del Dipartimento regionale della Protezione civile della Sicilia, Salvo Cocina: al momento «non si rilevano rischi di impatti diretti sui centri abitati né sulle infrastrutture», ma esistono «significative criticità potenziali legate all'afflusso di visitatori con possibili ripercussioni sulla viabilità e sul transito dei mezzi di soccorso, nonché rischi per la sicurezza di escursionisti non adeguatamente equipaggiati che tentino di avvicinarsi al fronte lavico».

Per questo il Comune di Milo ha già adottato ordinanze di regolamentazione e di interdizione degli accessi al vulcano, e altri si preparano a farlo. Nel pomeriggio si sono svolte due riunioni in videoconferenza nell'ambito del sistema di Protezione civile. La prima, convocata dal Dipartimento nazionale, con la partecipazione della Protezione civile regionale, dell'Ingv e del Cnr, ha analizzato la situazione vulcanologica e delineato i possibili scenari evolutivi, confermando il livello di allerta nazionale giallo. L'Ingv ha chiarito che, anche con l'attuale tasso di alimentazione della colata o con un suo raddoppio, non si configurano scenari di rischio per i centri abitati più vicini.

Alle 18, il capo del Dipartimento della Protezione civile della Regione Siciliana, Salvo Cocina, ha riunito i sindaci dei Comuni che hanno emanato ordinanze di regolamentazione degli accessi all'Etna. Hanno partecipato rappresentanti della Prefettura, della Questura, del Corpo forestale della Regione Siciliana, del Cnsas e del 118. In chiusura è intervenuto anche il presidente del Parco dell'Etna, al quale è stata chiesta una comunicazione più efficace sui rischi vulcanici e un rafforzamento della segnaletica informativa. È stato inoltre confermato l'attivazione del cancello sul sentiero di Pietracannone, presidiato dal Corpo forestale, e una vigilanza dinamica da parte della polizia.

Alla luce delle valutazioni tecniche, la colata risulta attualmente poco alimentata e non costituisce pericolo per i centri abitati. La situazione resta comunque sotto costante monitoraggio; eventuali variazioni del flusso verranno tempestivamente valutate e comporteranno, se necessario, una rimodulazione delle misure e dei servizi di protezione civile. L'attività del vulcano non incide sull'aeroporto di Catania, rimasto sempre operativo. Intanto il tremore vulcanico, in lieve risalita nel tardo pomeriggio, è poi tornato a calare. L'Etna, però, è pronta ancora una volta a sorprendere. Forse, stavolta, la vedremo arrivare.