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Lo scenario

Annoiati, cattivi e armati di tirapugni. I Baby teppisti di Catania pronti a scatenare risse

Il centro cittadino è da tempo teatro di brutali violenze tra ragazzini, in piazza Stesicoro e non solo

Laura Distefano

06 Gennaio 2026, 07:30

Annoiati, cattivi e armati di tirapugni. I Baby teppisti di Catania pronti a scatenare risse

Il teatro della brutale violenza è quell’angolo di piazza Stesicoro dove si affacciano diversi locali. Un crocevia che ogni sera in questo periodo è affollatissimo di gente. E soprattutto di ragazzini che si danno appuntamento davanti a un rinomato fast food.

Ed è qui che il figlio di Roberto Di Silvestri (l’intervista è nelle pagine regionali del quotidiano) è stato massacrato da una baby gang di almeno dieci ragazzini, composta da catanesi e stranieri, fra i 14 e i 18 anni. La vittima è stata colpita da dietro da un furfante che era armato di tirapugni. Pare che il baby teppista abbia addirittura ostentato l’arma con una foto sui social network. «Questa baby gang terrorizza il centro storico da almeno un anno», racconta una catanese. E dalle testimonianze che abbiamo raccolto pare che quella sera, oltre al pestaggio del ragazzino denunciata sul web dal padre, ci sia stata un’altra aggressione ai danni di altri ragazzini. Sempre nella stessa zona. Non c’è alcun motivo che abbia scatenato l’accerchiamento e il pestaggio del quattordicenne. C’è chi racconta che il gruppo di baby teppisti aveva intenzione di “massacrare qualcuno”. Bulli annoiati che passeggiano con atteggiamento spavaldo armati di tirapugni pronti a scatenare disordini e risse.

I poliziotti sono al lavoro per identificare tutti i componenti: due già sono stati denunciati sabato sera. L’accusa che potrebbe essere contestata dalla procura che coordina le indagini è lesioni gravi. La verità su quello che è accaduto potrebbe arrivare dalle telecamere della zona della movida catanese. Dalla Questura assicurano che questi baby violenti hanno le ore contate.

La presenza di baby gang che frequentano il centro storico purtroppo non è una novità. Nella stessa zona qualche tempo fa un altro ragazzino è stato massacrato a botte solo perché un bullo si era sentito “guardato male”. Piazza Teatro Massimo è stata per molto tempo palcoscenico di questo tipo di episodi: ragazzini che passeggiano in branco in cerca della preda da molestare, insultare e anche picchiare. Ultimamente il baricentro si è spostato nelle zone dello street food, in via Gemellaro. Qui ragazzini, raccontano i commercianti, molte volte in preda agli effetti di alcol e crack si rendono responsabili di furti ma anche di soprusi nei confronti di clienti e frequentatori della zona. Molti bulli si divertirebbero addirittura a rompere con la mazza fari delle macchine e finestrini. E non manca chi arraffa qualche spicciolo lasciato incautamente nell’abitacolo delle vetture per racimolare i soldi necessari a comprare la dose di crack. Anche la Villa Bellini è spesso teatro di questo genere di episodi violenti. Sulle colonne di questo giornale abbiamo raccontato l’urlo di dolore di una mamma che ha dovuto affrontare il terrore del figlio, alunno delle medie, che stava passeggiando nel giardino comunale ed è stato pedinato e molestato da dei bulli in bicicletta. Un’esperienza che ha avuto delle ripercussioni pesantissime nella vita dell’adolescente. Trauma che sta vivendo anche il figlio di Roberto. Ferite psicologiche che devono essere curate come quelle sulla pelle.

Ultimamente fra le vie della zona di piazza Verga due ragazzini in moto, vestiti di nero con il volto travisato da cappuccio e sciarpa, hanno finto di essere armati per farsi consegnare i pochi soldi in contanti da alcuni residenti in rientro a casa nelle ore serali. La dipendenza da sostanze stupefacenti è davvero una deriva sociale da monitorare. Ma questi fenomeni non si arginano solo con la repressione: la mano della giustizia arriverà nel giro di poche ore. È sul piano politico e sociale che serve incidere. In modo radicale. Quello che sta accadendo allo Zen di Palermo, dall’altra parte dell’isola, può ripetersi con facilità anche a Catania.