Il reportage
«Signori, si scende». Una giornata sull'Etna, fra divieti, "scioperi" e il blitz del corpo forestale
Nuove regole imposte dalla Prefettura, primo giorno di applicazione: subito una stretta sui controlli. I dribbling sui sentieri e le escursioni fai-da-te
Alle cinque del pomeriggio davanti al fronte lavico praticamente fermo a quota 1.360, ci sono circa 200 persone. C'è chi scatta un selfie, chi è seduto a contemplare il sublime, chi tira fuori un panino e una bottiglia di vino. Il calore del fuoco - distante pochi metri - rinfranca dopo le folate di vento e nevischio che hanno segnato il pomeriggio. «Signori, si scende. Non potete stare qui». La folla si gira a osservare un solitario agente del corpo forestale appena arrivato in cima per fare rispettare le direttive emanate il giorno prima dal prefetto di Catania, che si sommano alle ordinanze dei sindaci: obbligo di essere accompagnati da una guida alpina vulcanologica e di rimanere a una distanza di 200 metri.
«La montagna è di tutti», azzarda un padre di famiglia, con moglie e figli a seguito, pronto a far partire la resistenza. La faccia di Nicolas e Nicole, giovane coppia di turisti tedeschi, la dice lunga sull'effetto sorpresa: «Non avevamo idea che ci fossero dei divieti - raccontano - avevamo visto all'inizio del sentiero un foglio, ma era scritto in italiano e siamo andati oltre. Non ci sembra ci sia niente di pericoloso». La maggior parte degli escursionisti - esperti o improvvisati - in realtà ha scelto di correre il rischio. Hanno incontrato lungo l’itinerario il corpo forestale, i volontari della protezione civile e i militari della Finanza. Ma nessuno li ha fermati alla sbarra del sentiero di Pietracannone, principale punto di partenza verso la colata, lungo la Mareneve che da Fornazzo porta al Rifugio Citelli. Nessuno gli ha chiesto nulla neanche un chilometro e mezzo più su, a case Fichera, altro snodo in questi giorni di grande afflusso. Proprio qui invece le guide vulcanologiche e i gruppi che accompagnano, vengono fermati e censiti, in modo da verificare che rispettino l'obbligo di rientro delle 18.
Tra chi ha scelto di avventurarsi in proprio, qualcuno, per maggiore sicurezza di non essere "beccato", ha scelto un percorso più lungo e tortuoso, ma non controllato. «Noi veniamo da piano Bello, li abbiamo fregati», confessa un signore catanese ben attrezzato ed esperto del vulcano, a capo di un gruppo di ragazzi piuttosto variegato: c’è chi si è arrampicato fin qui solo con felpa e sneakers. Per Matteo, 8 anni, accompagnato dal papà, è la prima volta. Così come per Elio, che di anni ne ha 77. «Basterebbe un po' di buon senso da parte di tutti - dice - per goderci questo spettacolo in libertà».

Insomma, all'imbrunire si aspetta solo di godersi finalmente il rosso acceso della lava che ormai durante il giorno fatica a distinguersi. E invece il corpo forestale decide per la prima volta di mettere in atto i controlli proprio sul fronte lavico. E all'agente solitario contro cui si abbozza una forma di resistenza, in pochi minuti se ne aggiunge un'altra dozzina. Il drappello, guidato dal comandante Luca Ferlito, non si limita a invitare a scendere, ma chiede i documenti e identifica decine di presenti. Si rischia un'ammenda e la violazione dell'articolo 650 del codice penale, che prevede l’arresto fino a tre mesi. Lo stesso vale per le circa cento guide vulcanologiche dell'Etna, che ieri per protesta contro le decisioni della Prefettura, si sono fermate.

A farne le spese sono stati molti appassionati che avevano prenotato una visita guidata, avvisati solo nella notte o stamattina. «Mi è arrivato un messaggio mentre dormivo - racconta Giuseppe, escursionista di Palermo - avevo prenotato un b&b, ho comprato l'attrezzatura. Era tutto pronto per coronare uno dei miei sogni: vedere la lava. Ho deciso di salire lo stesso - continua - Le capisco le guide, che senso ha farsi pagare per fermarsi a 200 metri di distanza, dove si vede a malapena il fumo, mentre il resto del mondo arriva a un passo dalla lava? Sono state oneste».
La risposta è stata il fai da te: approfittando della giornata festiva, in centinaia si sono comunque avventurati attraverso la valle del Bove. «Abbiamo seguito le orme sulla sabbia, i fumi della colata e le nostre guide "pezzotte"», racconta una ragazza che arriva da Patti insieme ad altri amici, dove quelli con più esperienza provano a dare le indicazioni. Di giorno è tutto abbastanza semplice. Oggi non c'è neve. La lava avanza lentamente su un terreno pianeggiante e sabbioso. Le esplosioni idromagmatiche che nascono dall'interazione tra acqua e fuoco e impongono di mantenere una distanza di sicurezza maggiore, in questo scenario non esistono. Il rischio maggiore è il freddo per chi - e sono molti - non è ben attrezzato.

Quando cala il buio, invece, orientarsi all'interno della valle del Bove è un'impresa quasi impossibile senza una guida accanto. E a perdersi ci vuole un attimo. Eppure proprio con l'avvento della notte, lo spettacolo aumenta il suo fascino. «Ci arrivano più richieste di escursioni serali», confermano le guide. Il fenomeno Etna vive molto anche sui social. Così alle sette della sera cinque ragazzi di Mascalucia sono pronti a iniziare la loro personale avventura. Scarpe da tennis, piumini, pantaloni della tuta, qualche sciarpa. Ancora per un'ora i forestali presidiano l'ingresso della strada Pietracannone. Alle 20 finiranno il loro turno e l'Etna tornerà ad accesso libero. Ma anche adesso basta percorrere qualche decina di metri in salita sulla Mareneve per trovare un altro ingresso. Il gruppo di ventenni elude così il controllo. «State andando alla colata? Siete un po' leggerini», azzarda il cronista. «Abbiamo visto un sacco di gente dai video su Tik Tok, ma quanto ci vuole per arrivare?». «Un'ora e mezza». «Ma chi siti pazzi? - sentenzia una delle ragazze - Io mica lo sapevo, ci putiti iri suli».


