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lo “sciopero”

Le guide vulcanologiche contestano le nuove regole della Prefettura: «Ai turisti mostriamo solo la nebbia»

Gli esperti alpini che accompagnano i turisti contro l’orario di rientro alle 18 e la distanza di 200 metri dal fronte lavico. «Un mix che ci mortifica»

Salvo Catalano

07 Gennaio 2026, 09:45

Le guide vulcanologiche contestano le nuove regole della Prefettura: «Ai turisti mostriamo solo la nebbia»

Sono letteralmente imbufalite. Le guide alpine vulcanologiche dell'Etna ieri si sono fermate, inventandosi uno sciopero storico: mai era successo che tutte le circa 100 figure autorizzate a scortare turisti ed escursionisti sui fronti lavici, decidessero di comune accordo di stoppare le visite guidate (in media 60 euro a persona).

Una scelta maturata lunedì sera, dopo una serie di incontri istituzionali – con prefettura, questura, protezione civile ed ente parco – e «alla luce delle nuove procedure operative comunicate con urgenza e senza un preventivo confronto con i professionisti che da anni operano sul territorio».

Il prefetto di Catania Pietro Signoriello, con l'obiettivo di tutelare la sicurezza pubblica, ha ulteriormente irrigidito le ordinanze dei sindaci di Milo, Sant'Alfio e Zafferana, avanzando anche l'ipotesi di usare droni per il controllo. Due in particolare i punti controversi: l'obbligo di tornare al punto di partenza - la sbarra della strada Pietracannone, lungo la Mareneve - entro le 18; e quello di rimanere a una distanza di 200 metri dal fronte lavico. Era già in vigore il massimo di dieci partecipanti ad escursione.

«Un combinato che ci mortifica - attacca Dario Teri, rappresentante delle guide etnee - in Prefettura abbiamo avanzato proposte a tutela di tutti, anche della libertà individuale. Persino l'Ingv si è espresso nella direzione di potere stare a 50 metri dalla colata, vista la fenomenologia dell'evento. Non c'è alcun rischio di esplosioni idromagmatiche non essendoci neve e la colata avanza molto lentamente in una zona pianeggiante. Invece si è deciso di esagerare con le restrizioni».

Ieri, quindi, le guide hanno annullato le visite previste. E nella tarda mattinata hanno inscenato un presidio all'ingresso della strada Pietracannone. «Se c'è un po' di nebbia, ai turisti che ci pagano dovremmo fare vedere la nebbia, perché a 200 metri di distanza si scorge a malapena il fumo», sottolinea la guida Mario Consoli. A non andare giù, poi, è il fatto che mentre loro vengono rigidamente controllati, gli escursionisti fai da te si muovono liberamente, arrivando a pochi metri dalla colata.

«Per tentare di arginare i blocchi - spiega Teri - le persone accedono senza guida da luoghi più pericolosi. Così l'obiettivo dell'ordinanza è esattamente capovolto». Per le guide invece, arrivati allo snodo delle case Fichera, a circa 2,5 km dal fronte lavico, scatta il controllo del Corpo forestale, a cui devono comunicare tutti i nominativi e i numeri di telefono degli escursionisti a seguito. Se al rientro dovessero superare le 18, rischiano un ammenda e un procedimento penale. Nella serata di ieri l'Ingv ha comunicato ufficialmente che «la porzione del campo lavico compresa tra Rocca Musarra e Rocca Capra non è più alimentata ed i fronti lavici sono fermi ed in raffreddamento». Ma già nei giorni scorsi, secondo le guide, «eravamo davanti a rischi così contenuti da consentire una bellissima esperienza a tutti».