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Il caso

Il ticket per i Crateri Silvestri finisce in tribunale: cittadini e associazioni chiedono il riconoscimento dell'«uso pubblico»

Il ricorso urgente sarà trattato dai giudici del capoluogo etneo il prossimo 21 gennaio. Da quel momento in poi ci sarà solo da aspettare la decisione

Luisa Santangelo

08 Gennaio 2026, 07:00

Crateri Silvestri

Mentre gli occhi di mezza Sicilia sono puntati sulla Valle del Bove, qualcosa si muove anche all’altezza dei Cratere Silvestri. Per il 21 gennaio, infatti, al tribunale civile di Catania è fissata la trattazione di un ricorso d’urgenza contro la biglietteria installata dal gruppo Russo Morosoli, proprietario di Funivia dell’Etna e dell’area dei Silvestri, una delle più famose sul vulcano.

Dall’inizio di ottobre, per visitare i Silvestri i non residenti in Sicilia devono pagare cinque euro d’ingresso alla società dell’imprenditore Francesco Russo Morosoli. Un «balzello», lo hanno definito molte delle associazioni di guide dell’Etna, schierandosi contro l’imposizione.

Da quel momento, del ticket dei Silvestri si è continuato a parlare. Prima perché un’altra società, proprietaria di diverse aree sull’Etna, le ha segnalate come proprietà privata. E poi perché il farmacista Davide Biondi, biglietto pagato alla mano, ha raccontato di essere proprietario di alcune particelle catastali su cui ricade il sentiero di accesso al Silvestri superiore, chiedendo a Russo Morosoli l’interruzione dell’attività di sbigliettamento.

L’ultimo capitolo dell’epopea riguarda il ricorso d’urgenza annunciato dall’avvocato Massimo Fiumara, vicecoordinatore regionale del movimento Controcorrente di Ismaele La Vardera, che sin dall’inizio si è occupato del caso. Dalle proteste ai fatti il passo è stato breve. Il ricorso è firmato da due privati cittadini (uno residente in Sicilia e l’altra no) e dalle associazioni delle Guide turistiche delle province di Catania, Siracusa e Messina e della città di Taormina, dall'associazione Assoguide e da Federescursionismo Sicilia. Tutte contro Russo Morosoli srl e Russo Morosoli Invest spa, e nei confronti del Comune di Nicolosi, nel cui territorio ricadono i Silvestri.

«È notorio che l’area è da oltre un secolo aperta alla fruizione pubblica, pacifica e incontrastata» e che «sono presenti percorsi idonei a favorire la visita, peraltro creati dagli stessi escursionisti nel corso dei decenni», si legge nel documento firmato dagli avvocati Michele Giorgianni e Guido Minà. Per i legali, la situazione dei Silvestri è un caso da manuale di «servitù d’uso pubblica».

Giorgianni e Minà ricordano l’audizione in commissione Ambiente all’Ars di Francesco Russo Morosoli. Il 18 novembre, l’imprenditore ipotizzava: «Impugnerò la dichiarazione di pubblica utilità, sarò costretto all'indomani a mettere un biglietto di 15 o di 20 euro, perché devo poi dimostrare a un tribunale quanto valgono quei crateri». Un’ammissione «espressa - la definiscono gli avvocati - che l’attuale regime di “contributo di accesso” è funzionale non già alla sbandierata valorizzazione e tutela del sito, ma a una costruzione artificiosa del valore economico del sito stesso».

Da cui la richiesta al tribunale: «Ordinare con effetto immediato la cessazione e inibizione dell'attività della riscossione dei biglietti di accesso» e la fissazione di una somma che Russo Morosoli dovrebbe pagare per ogni eventuale giorno di ritardo nell’applicazione dell’ordinanza del giudice. L’udienza, come detto, è fissata per il 21 giugno. Da quel momento in poi c’è solo da aspettare la decisione.