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il dibattito

Etna, nuove chiusure e sulla lava arriva la neve. Il caso a Roma: interrogazione parlamentare del Pd

A quota 1.900 metri la colata è alimentata. Tutte le ordinanze sono confermate e si aggiunge l'interdizione della strada Mareneve, contestata da guide e associazioni

Salvo Catalano

09 Gennaio 2026, 17:16

17:20

etna colata neve

Adesso sul fronte lavico dell'Etna è arrivata anche la neve. E le ordinanze che impongono forti limitazioni alla fruizione del vulcano e che stanno sollevando un vespaio di polemiche, non verranno a maggior ragione tolte.

Stamattina i ricercatori dell'Ingv hanno svolto i sopralluoghi sul campo, constatando che l'attività eruttiva continua più a monte, a quota 1900 metri, dove da ieri lo scenario si è fatto ancora più fiabesco - ma anche potenzialmente più rischioso - grazie all'aggiunta di un manto bianco. Di conseguenza, nell'interlocuzione avuta con alcuni sindaci, l'istituto ha «consigliato» di non revocare i divieti. 

Come già successo lo scorso febbraio, l'interazione tra il fuoco e l'acqua proveniente dallo scioglimento della neve apre al rischio di esplosioni idromagmatiche. Un pericolo che impone di mantenere una certa distanza di sicurezza dal fronte lavico e di cui gli addetti ai lavori - a cominciare dalle guide alpine vulcanologiche - sono perfettamente consapevoli. In ogni caso, il flusso di visitatori si è drasticamente ridotto negli ultimi giorni per un mix di fattori: i divieti imposti, le notizie sul raffreddamento della colata e le condizioni meteo avverse. 



Intanto nel pomeriggio di ieri la città metropolitana di Catania ha aggiunto un nuovo divieto a quelli già ordinati da sindaci e Prefettura. L'ente ha ordinato la chiusura della strada Mareneve, da Fornazzo al bivio con la strada che conduce alla chiesetta di Magazzeni. «In considerazione dell'emergenza vulcanica in atto sull'Etna - si legge nel provvedimento - è stata richiesta per le vie brevi dagli organi competenti l’inibizione temporanea del traffico veicolare e pedonale». In realtà stamattina, stando alle testimonianze di chi si è recato sul posto, nessuno impediva l'accesso in salita, dalla frazione di Fornazzo. Mentre le forze dell'ordine bloccavano il transito in discesa, al bivio per il rifugio Citelli. 

Il flusso lavico oggi, 9 gennaio 2026, a quota 1900 metri

Contro la nuova chiusura si sono schierate le guide ambientali e diverse associazioni. Pur ribadendo «
il pieno rispetto del principio di tutela della pubblica incolumità, che deve rimanere la priorità assoluta in presenza di fenomeni naturali potenzialmente pericolosi» - scrivono AIGAE, AssoGuide, CAI, Sicilia, Federescursionismo, Federparchi Sicilia, Lagap Sicilia, Legambiente circolo etneo e Associazione guide turistiche Regione Sicilia - «è doveroso evidenziare come le misure adottate appaiano, allo stato attuale, particolarmente estensive e generalizzate rispetto alla reale pericolosità del fenomeno in atto, che risulta confinato e costantemente monitorato dagli enti scientifici e tecnici competenti». Sottolineano come dalle ordinanze «non emergono riferimenti puntuali e specifici su fattori di rischio distribuiti lungo l’intero tracciato della Trazzera Mareneve, a fronte di provvedimenti che incidono in modo significativo sulla mobilità, sulla fruizione consapevole della montagna e sulle attività sociali, culturali ed economiche dei territori pedemontani non direttamente coinvolti dall’emergenza».


Le stesse sigle nei giorni scorsi hanno contestato la rigidità di alcune misure (l'obbligo di rimanere a 200 metri di distanza dal fronte e di rientrare entro le 18) e sono promotrici, insieme alle guide alpine, di linee guida alternative sul modello islandese, da sottoporre alle istituzioni per la gestione dei prossimi eventi. Oggi ribadiscono che le valutazioni delle istituzioni competenti dovrebbero essere «proporzionate, dinamiche e territorialmente calibrate, capaci di distinguere con chiarezza tra aree effettivamente esposte a pericolo e zone che, pur rientrando in un contesto di attenzione, non presentano criticità tali da giustificare una chiusura totale e prolungata».


Il caso Etna arriva anche in Parlamento, a Roma. Il deputato del Pd Anthony Barbagallo ha presentato una interrogazione parlamentare rivolta al ministro alla Protezione civile Nello Musumeci e a quello dell'Interno Matteo Piantedosi, per «sapere se ci siano effettivamente state, come riportato da alcuni organi di stampa, ingerenze e pressioni - ma anche di che natura e a che titolo - del dipartimento nazionale di Protezione Civile sulla gestione dell'eruzione».

Il riferimento è alla vicenda che ieri ha coinvolto il ricercatore dell'Ingv Boris Behncke. Il vulcanologo tedesco dell'Ingv si era espresso sul suo profilo Facebook e a titolo personale con toni molto critici rispetto alle ordinanze emesse dalla Prefettura e dai sindaci, definendole figlie della «pigrizia e della paura di assumersi responsabilità». L'istituto nazionale ha preso pubblicamente le distanze. E dietro questa presa di posizione, arrivata direttamente da Roma senza un tentativo di mediazione preliminare, ci sarebbe stato anche il pressing della protezione civile nazionale

Il flusso lavico oggi, 9 gennaio 2026, a quota 1900 metri

«L’eruzione dell’Etna giorno dopo giorno sta scemando - afferma Barbagallo - ma ahimè, la burocrazia siciliana ancora una volta ha offerto il peggio di 
. Per giorni interi la preoccupazione di burocrati e funzionari vari è stata esclusivamente quella di non assumersi nessuna responsabilità e non quella di tutelare la fruizione del vulcano in sicurezza per tutti. Un fronte lavico che procedeva alla velocità di due metri l'ora avrebbe infatti dovuto essere un'occasione straordinaria per turisti, appassionati e curiosi, anche provenienti dall’estero, di potere assistere ad uno spettacolo unico nel suo genere. Bastava banalmente individuare dei percorsi in sicurezza vigilati costantemente e dei punti di osservazione ad una distanza fissa. Ed invece - conclude il parlamentare dem - questi soloni hanno generato una figuraccia internazionale. Una gestione inadeguata, confusionaria e cervellotica che ha generato anche uno scontro di note stampa tra addetti ai lavori».