sanità
Ambulanze medicalizzate in Sicilia: non solo Riposto, il sistema perde pezzi. Pd: «Servono 190 sanitari in più»
La cancellazione della postazione del Comune ionico è l'ultimo episodio. Per il segretario dem Barbagallo solo il 40% dei mezzi ha un medico a bordo. Mentre dovrebbe essercene uno ogni 60mila abitanti
Il sistema delle ambulanze medicalizzate in Sicilia perde pezzi. Nell'isola, stando agli ultimi dati dell'assessorato alla Salute, su 252 postazioni di 118 solo 108 dovrebbero essere medicalizzate. Ma al segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo i conti non tornano: «Secondo i nostri dati, solo il 40 per cento dei mezzi viaggia con il medico a bordo: sono poco più di 100 su 252».
Numeri importanti perché in una rete sanitaria che fa i conti con le difficoltà dei pronto soccorso, la presenza o meno di un'ambulanza medicalizzata spesso fa la differenza tra la vita e la morte. Eppure sull'isola ben 128 viaggiano solo con autista soccorritore e altre 18 solo con infermiere, stando ai dati dell'ultimo bilancio pubblicato dalla Seus, la partecipata regionale che si occupa del servizio di emergenza urgenza.
Ultimamente problemi si sono riscontrati a Bronte, Adrano, Randazzo, Scicli, Tortorici. E da ultimo a Riposto, dove dal 1 gennaio non c'è più l'ambulanza. In quest'ultimo caso la postazione non dipendeva dalla Seus ma direttamente dall'Asp di Catania che l'aveva istituita circa dieci anni fa, come risposta emergenziale ai ripetuti casi di malasanità e alle croniche carenze del Pronto soccorso dell’ospedale di Giarre. Ma nonostante le garanzie iniziali, nei fatti viaggiava quasi sempre senza medico a bordo.
«Il buco nero della sanità siciliana - denuncia Barbagallo - non ha confini. C'è un progressivo e inesorabile smantellamento di alcuni presidi fondamentali per garantire la salute dei cittadini. È il caso della mancanza di medici nelle ambulanze. Per coprire turni e organico servirebbero 590 professionisti, ma quelli effettivamente in servizio sono circa 400. Un vuoto d’organico che si ripercuote con irreparabili conseguenze sull'attività di emergenza urgenza dei territori delle aree interne come testimoniato dai fatti accaduti di recente non solo a Scicli, ma anche ad Adrano, Bronte e Randazzo dove, nei mesi scorsi, in seguito ad un grave incidente stradale, è stata inviata un'ambulanza senza medici a bordo e per il ferito non c’è stato nulla da fare».
Quali dovrebbero essere gli standard per un servizio soddisfacente lo ricorda Mario Balzanelli, medico e presidente nazionale del Sistema di emergenza urgenza 118. «Il decreto ministeriale 70 del 2015 definisce il regolamento per gli standard ospedalieri - spiega - ogni 60mila abitanti ci deve essere una postazione di ambulanza medicalizzata. E questo non avviene. Non solo in Sicilia, ma in tante parti d'Italia. Per poter garantire il corretto e tempestivo soccorso, in tutto il Paese le 1.028 ambulanze con medico a bordo dovrebbero aumentare di 716 unità, per un totale di 1.744; le 2.017 con infermieri a bordo dovrebbero aumentare di 354 per un totale di 2.371». Per farlo, come denunciato più volte dai sindacati di categoria, «si dovrebbe incentivare questo ruolo, aumentando le tariffe e garantendo una qualità di vita soddisfacente, che significa non turni sfiancanti. Altrimenti nessuno vorrà più farlo».
Attualmente in Sicilia l'assessorato paga i medici che prestano servizio in ambulanza con una delle tariffe più basse d'Italia: 51 euro l'ora, incrementati del 5% nell'ultimo anno. Mentre un infermiere riceve un compenso di 27 euro l'ora.

