Maltempo
Il presidente dell'autorità portuale: «Al porto di Catania danni per 5,6 milioni ma le barriere hanno retto bene»
Di Sarcina: «La darsena vicino la Scogliera D’Armisi avrebbe evitato la distruzione dei binari»
Un’onda colossale supera la barriera del porto e arriva nel parcheggio del circolo nautico Nic, oltre dieci metri più in basso. Le immagini hanno sbalordito i catanesi, anche perché quella barriera sul Molo di Levante è stata innalzata da poco di circa tre metri. «E se non lo avessimo fatto sì, in quel caso avremmo avuto dei danni serissimi. Che in questo caso sono stati limitati».
A dirlo, a poche ore dal ciclone “Harry” che ha devastato le coste ioniche, è Francesco Di Sarcina, presidente dell'Autorità di Sistema portuale del mare di Sicilia orientale. All’interno del porto, dove è insediato ormai da quattro anni, l’opera di consolidamento contro le mareggiate non è ancora conclusa «lo sarà entro metà di quest’anno», assicura, ed entro la fine del 2026 “ricreeremo anche la passeggiata”, ovvero quella che tanti catanesi rimpiangono.
«Ma abbiamo fatto una scelta, in questo caso l’ho fatta appena insediato: quest’opera andava realizzata subito. Lo ha dimostrato una mareggiata ben meno intensa un anno fa: i new jersey provvisori sono stati spazzati via dalle onde. Chiudere era l’unica opzione percorribile. I catanesi aspetteranno per avere qualcosa di bello».
E poi aggiunge «e anche più sicuro». Perché Di Sarcina tiene a specificare che quanto accaduto al Nic per quanto impressionante «è il sintomo che la barriera ha retto, anzi ha funzionato bene, non ci sono stati danni gravi». Le mareggiate che si sono verificate in questi giorni hanno visto onde alte oltre 10 metri. Fenomeni unici che si verificano, forse, una volta ogni 150 anni e lo dico avendo consultato i dati storici. La struttura è ben dimensionata non potevamo farla alta altri 7 metri. E aggiunge: «Non è ancora completa, servono altre barriere da installare a mare. In quel caso non avremmo avuto nemmeno quell’ondata».
Nonostante tutto però il porto del capoluogo etneo ha subito danni. Ingenti, se visti in ottica assoluta, come evidente dai detriti sparsi per tutta l’area. «Non particolarmente severi», per Di Sarcina, se visti nel complesso di quanto causato da “Harry”: un esempio è il Porto Rossi “privato e non di nostra competenza”, specifica, letteralmente spazzato via. Per i danni al grande porto cittadino “parliamo di 5,6 milioni di euro”, compresa una piccola cifra per Pozzallo. Ad Augusta e Siracusa nessun danno. Si tratta di danni a imbarcazioni, infrastrutture mobili, detriti, e «la piattaforma triangolare al termine del Molo di Levante, che per ora è inaccessibile anche per noi», riferisce. Ma soprattutto si tratta di «danni causati dall’acqua arrivata dalla ferrovia anche dentro ai nostri uffici. È arrivata dalla zona prospiciente la Scogliera D’Armisi, le onde hanno spazzato via i binari della Ferrovia Circumetnea. Con la nuova darsena, quella prevista dal piano regolatore e contestata da molti, quest’area verrà protetta. E la Scogliera resterà intatta», assicura.

