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Il processo a Catania

Il pizzo imposto dalla vecchia mafia, i santapaoliani di Lineri nelle "sabbie mobili": le condanne

La sentenza della Corte d'Appello ha riformato le pene per gli imputati che hanno impugnato il verdetto (pesante) del gup. Le indagini scattarono grazie alla denuncia di un ristoratore

24 Gennaio 2026, 05:00

07:48

Il pizzo imposto dalla vecchia mafia, i santapaoliani di Lineri nelle "sabbie mobili": le condanne

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I Rannesi di Lineri, cellula della famiglia Santapaola nella frazione di Misterbianco, usavano i vecchi sistemi della mafia per fare soldi. E quindi estorsioni a tappeto. I fratelli hanno militato nel clan del Malpassotu - il vecchio boss pentito, ormai defunto, Pippo Pulvirenti - che faceva valere la legge del terrore e della rivoltella. I vecchi boss però sono stati incastrati dai poliziotti della sezione Antiracket, che hanno cominciato ad indagare dopo la denuncia di un ristoratore del centro storico che si è visto recapitare una busta con delle cartucce. Nunzio Mammino, in veste di esattore e intermediario del gruppo mafioso, ha portato la missiva con le minacce e la richiesta di pagare un’esosa tangente. Prima c’erano state anche delle telefonate minatorie direttamente in pizzeria. Gli investigatori attivarono le cimici e ricostruirono la carta delle estorsioni. La regia sarebbe stata affidata al boss Gino Rannesi, che sta affrontando il rito ordinario, assieme ai fratelli e a vecchi uomini di fiducia.

Il processo abbreviato, scaturito dall’inchiesta “Sabbie Mobili”, si concluse con una serie di condanne emesse dal gup. Alcune pesanti considerando che fu applicato lo sconto di un terzo. E così si è arrivati allo scoglio del secondo grado.

La Corte d’Appello, collegio composto dalla presidente Francesca Cercone e i consiglieri Anna Maggiore e Paolo Corda, ha riformato la sentenza nei confronti di Alfio Rannesi (figlio di Salvatore, ndr) che è stato assolto dall’associazione mafiosa e la cui pena per le estorsioni in concorso è stata determinata a 1 anno e 10 mesi come continuazione di un’altra sentenza già diventata irrevocabile. Soddisfatto l’avvocato Tommaso Manduca per l’assoluzione: «Colui che la stampa aveva definito il rampollo della famiglia Rannesi non è stato considerato un associato». Il difensore comunque annuncia ricorso per Cassazione per i reati fine.

Le altre condanne, frutto di accordo fra le parti, sono: Fabrizio Currao 6 anni e 10 mesi, Giuseppe Donato 9 anni e 2 mesi, Natale Alessandro Donato 9 anni e 2 mesi, Domenico Geraci 5 anni, Salvatore Gianluca Geraci 5 anni, Carmelo Litrico 8 anni e 10 mesi, Nunzio Mammino 11 anni e 8 mesi, Lorenzo Pinnavaria 3 anni e 8 mesi, Pietro Vittorio 3 anni e 11 mesi (come aumento con un’altra condanna). Mammino dovrà risarcire le vittime che si sono costituite parte civile. Fra 90 giorni le motivazioni del verdetto.