Il progetto
Catania, i minori detenuti puliscono villa Pacini: «Facciamo diventare la città più bella»
L'attività, una collaborazione tra Prefettura, Comune, Servizio sociale e Gema, viene definita dal presidente del Tribunale dei minorenni Di Bella «non solo giustizia riparativa, ma un modo per loro che vengono da quartieri isolati di conoscere la città. Con un possibile sbocco lavorativo»
I giovani sottoposti a procedimenti penali impegnati stamattina a Villa Pacini
«Sono molto contento di partecipare a questo progetto e dare un contributo alla città per farla diventare più bella». A dirlo è uno dei giovani sottoposti a procedimenti penali che, questa mattina, ha iniziato la sua attività a villa Pacini come operatore ecologico. Si tratta di un progetto dedicato ai ragazzi, con il fine anche di un possibile inserimento lavorativo, che è frutto di un Protocollo d’intesa siglato a dicembre dalla Prefettura di Catania, dall’Assessorato comunale all’Ecologia, dall’Autorità Giudiziaria Minorile di Catania, dall’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Catania e dall’Università di Catania e il coinvolgimento operativo di Gema Spa.
Presente all'appuntamento anche Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Catania: «Si tratta di una iniziativa molto importante di giustizia riparativa, i ragazzi dell'area penale avranno possibilità di accedere a varie esperienze significative ed educative. Sono ragazzi - spiega Di Bella che vengono da quartieri della città isolati, ed è un modo per appropriarsi della città e fare percorsi di cittadinanza attiva. E spero sempre che, come già avvenuto in passato col consorzio Gema, ci possa essere un inserimento lavorativo. Un'attività che è del resto coordinata dall'Osservatorio prefettizio sulla condizione minorile».

Da sinistra: Montalto, Di Bella, Pesce e gli operatori delle cooperative sociali
Come spiegato dal vicesindaco di Catania, e assessore all'Ecologia Massimo Pesce, l'iniziativa serve «A promuovere la cultura della sostenibilità ambientale e sociale nei confronti dei minori e dei giovani adulti coinvolti in attività socialmente utili, favorendo al contempo l’integrazione tra giovani provenienti da differenti contesti socio culturali ed esperienziali attraverso la partecipazione delle scuole, del mondo dell’associazionismo giovanile e ambientalista e dei Centri di aggregazione». E soprattutto «sarà un'attività che continuerà: i ragazzi ogni giorno, in base naturalmente agli impegni scolastici e di altro tipo che hanno, andranno a fare questo servizio nelle zone turistiche della città, da via Etnea a via Crociferi passando per il Castello Ursino. Al termine verrà rilasciato loro anche un attestato, che speriamo potrà portarli anche a un futuro sbocco lavorativo».
«L'attestazione - spiega Roberta Montalto, direttrice dell’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni (Ussm) di Catania - gli darà la possibilità di accedere a varie offerte di lavoro. Ma la finalità prioritaria è che loro si sentano protagonisti per rendere più bella la città. Ai ragazzi è stato spiegato il valore intrinseco, non punitivo ma da cittadini attivi e responsabili. Questa motivazione viene elaborata insieme a loro, non è un'attività imposta e non si limita a tenere più pulita la città. Infatti collabora anche l'Università di Catania, che consentirà ai ragazzi di fare visite guidate anche per conoscere il valore storico dei luoghi in cui andranno ad operare. Mira tutto alla responsabilizzazione».
Di Bella inserisce poi queste attività anche in un contesto più ampio relativo alla condizione dei minori in città. Il magistrato, noto come ideatore del modello "Liberi di scegliere", che porta una presa in carico del minore ma anche del nucleo familiare «per uscire da contesti che sono alla base dei fenomeni mafiosi», come spiega, già sperimentato con successo in Calabria prima che a Catania, vede un'attenzione particolare al problema minorile in città. Anche quando si tratta di scelte criticate, come avvenuto nei giorni scorsi a San Cristoforo relativamente alle scelte della spesa dei fondi del cosiddetto "decreto Caivano". «Dobbiamo guardare sempre l'aspetto positivo: questi fondi sono arrivati in città, e non altrove, è un fatto positivo che ci sia stata l'attenzione del governo, che nasce dalle attività che si stanno facendo anche con l'amministrazione comunale, prefettizia e dello stesso Tribunale dei minorenni. Il mio invito è andare oltre le scelte se costruire una scuola o fare altro, fare insieme progettualità, senza dividersi. Un fronte comune che si è riusciti a costruire dando un'attenzione al tema della condizione minorile che non c'è stata in decenni, si è acceso un faro. Il disagio minorile è la genesi di tutti i problemi della città di Catania, non solo del malcostume, ma anche della criminalità comune e di quella organizzata. Intervenire su questo segmento, fornendo opportunità a ragazzi che purtroppo non ne hanno avute, è fondamentale. La povertà educativa che vediamo oggi, con punte altissime di dispersione scolastica coinvolge decenni di storia delle famiglie, dove si scopre che anche i padri o i nonni magari non hanno preso la licenza elementare. E ci vorrà del tempo per porre rimedio».
Insieme ai ragazzi ci sono anche gli operatori di tre cooperative sociali: Airone, Comunità dei Giovani 2020 e Marianella Garcia. E proprio Salvo Filippello, coordinatore dell'attività per Marianella, spiega: «Potrebbero sembrare frasi di circostanza quelle dette oggi dai ragazzi - spiega - ma per loro si tratta davvero di una esperienza unica per allargare gli orizzonti e conoscere la città. Una esperienza importante di giustizia riparativa, e loro si mettono al servizio della società. Tutta l'attività è stata del resto pianificata con loro con la partecipazione anche delle famiglie», conclude.
