28 gennaio 2026 - Aggiornato alle 20:55
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Le reazioni

"Università Bandita", il giorno dopo la sentenza: «Il sistema non esiste». Basile pronto a ricorrere in Appello

Si è chiuso ieri con sei condanne e quarantacinque assoluzioni il processo di primo grado scaturito dall'inchiesta della Digos di Catania. I commenti dei difensori degli imputati.

28 Gennaio 2026, 15:41

19:30

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Ora è il tempo dei commenti. E delle reazioni. Si è chiuso ieri con 6 condanne e 45 assoluzioni da parte del Tribunale etneo il processo di primo grado scaturito dall'inchiesta della Digos di Catania, scattata nel 2019. L'ex rettore Francesco Basile ha riportato la condanna più severa, ma i difensori sono già pronti a presentare appello dopo aver letto le motivazioni che arriveranno fra 90 giorni. «La sentenza del tribunale dimostra in modo inequivocabile che il sistema "Università Bandita" non c'è mai stato. Basta a tal riguardo evidenziare che il 90% delle posizioni è stato definito con pronuncia di assoluzione, un dato che conferma quanto già appurato da altra sentenza, oggi irrevocabile, che ha escluso il reato associativo. Per quanto riguarda la posizione del Prof. Basile va detto che dei 23 capi d'imputazione a lui contestati ben 19 sono stati oggetto di assoluzione da parte del tribunale. Per le residue 4 ipotesi, in larga parte relative al contenuto formale di alcuni atti universitari, rimaniamo convinti, pur nel doveroso rispetto della sentenza, che anche per tali ipotesi non vi sia alcuna rilevanza penale e confidiamo che ciò sarà riconosciuto nei successivi gradi di giudizio», dichiarano il professore Angelo Pennisi e l'avvocato Attilio Floresta che hanno assistito il chirurgo per tutta la vicenda giudiziaria.

«La vicenda processuale è stata evidentemente ridimensionata e la sentenza restituisce credibilità a tanti docenti e ad un intero ateneo che in questi anni è stato etichettato come "bandito": confidiamo anche nel giudizio di appello per fare cadere le poche condanne intervenute», commenta l'avvocato Tommaso Tamburino, che ha assistito i professori Drago e Monaco.

«La sentenza si aggiunge a quella della Corte di appello che ha assolto i capi dipartimento dalla associazione per delinquere e dimostra che non è mai esistita una "università bandita". Restano pochissime condanne per reati minori e l’amarezza per una assenza di valutazione delle condotte astrattamente riconducibili all’abuso d’ufficio ormai abrogato. Il Tribunale infatti in assenza di una ipotesi di reato non può valutare se il fatto è stato commesso da ciascuno degli accusati», ha commentato l'avvocato Carmelo Peluso, che difende

Il professore Giovanni Grasso, difensore dell'ex rettore Giacomo Pignataro e degli ex direttori di Dipartimento Roberto Pennisi e Marina Paino, dei professori Ilde Rizzo, Orazio Licandro e Giampiero Leanza, dell’ex sindaco di Catania, Vincenzo Bianco e della dottoressa Anna Garozzo, ha espresso grande soddisfazione per l’esito del processo che ha visto l'assoluzione di tutti i propri assistiti. Grasso ha aggiunto che la linea strenuamente portata avanti dalla Procura della Repubblica, anche in sede di repliche, di chiedere l’applicazione della fattispecie di cui all'art. 353 bis c.p. (turbata di libertà nel procedimento di scelta del contraente), e di condannare, conseguentemente, gli imputati, è stata respinta con decisione del Tribunale, che ha ritenuto di qualificare i fatti contestati sotto la abrogata fattispecie di abuso d’ufficio, assolvendo gli imputati perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, senza entrare nel merito delle diverse imputazioni.

«Soddisfazione per l'assoluzione prima del reato associativo e ora per la corruzione», ha commentato l'avvocato Goffredo D'Antona, difensore di Gallo, ex capo dipartimento di Informatica e Matematica.

L’avvocato Enzo Mellia congiuntamente all’avvocato Francesca Ronsisvalle (difesa prof. Nicoletti) e all’avv. Angelica Montalbano (difesa prof. Perciavalle) hanno espresso grande soddisfazione per il risultato ottenuto, avendo lavorato con grande serenità e nel rispetto del contraddittorio.

Gli avvocati Giuseppe Lo Faro e Vincenzo Mellia, difensori di Vecchio, hanno dichiarato: «Il processo si è svolto in un clima di assoluta serenità e nel rispetto di una reale parità tra accusa e difesa. Un approfondimento pieno d'ogni versante dei fatti»

«Il tempo è galantuomo e la verità è figlia del tempo! Anche se la sofferenza di anni di processo sono enormi: il processo è una pena», commenta l'avvocato Giuseppe Lipera, difensore del professore Negro. Soddisfatta anche l'avvocato Maria Caterina Caltabiano, che ha assistito il professore Pavone.

L’avvocato Sandro Del Popolo, difensore, insieme all’avvocato Giovanni Borgna del Foro di Trieste, della professoressa Laura Ballerini, esprime grande soddisfazione per l’assoluzione della professoressa Ballerini dai reati di abuso d’ufficio e falsità ideologica, quest’ultimo ritenuto «assorbito» dal primo: «La formula assolutoria “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato” non deve trarre in inganno, facendo pensare ad un risultato imposto dalla sopravvenuta abrogazione dell’abuso d’ufficio; in effetti, se il reato non fosse stato abrogato, la nostra assistita sarebbe stata comunque assolta con la formula “perché il fatto non sussiste”, non risultando minimamente integrati, in diritto prima ancora che in fatto, gli elementi costitutivi del reato di abuso d’ufficio. Per questo motivo non possiamo che essere soddisfatti per l’ottimo risultato conseguito».