l'udienza
Etna, il caso Crateri Silvestri in Tribunale. Il Comune di Nicolosi si schiera a fianco delle associazioni: «Eliminare il ticket»
L'amministrazione, sollecitata dalle associazioni che hanno presentato il ricorso, si è costituita in giudizio contro il gruppo Morosoli. Il comitato: «Per noi è già una vittoria»
Il Comune di Nicolosi si schiera a fianco delle associazioni che chiedono di rimuovere il biglietto per entrare ai Crateri Silvestri, sull'Etna. L'amministrazione lo ha fatto formalmente oggi dinanzi alla III Sezione del Tribunale di Catania, dove si sta tenendo la trattazione di un ricorso d’urgenza contro la biglietteria installata dal gruppo Russo Morosoli, proprietario di Funivia dell’Etna e dell’area dei Silvestri, una delle più famose sul vulcano.
Dall’inizio di ottobre, per visitare i Silvestri i non residenti in Sicilia devono pagare cinque euro d’ingresso alla società dell’imprenditore Francesco Russo Morosoli. Un «balzello», lo hanno definito molte delle associazioni di guide dell’Etna, schierandosi contro l’imposizione e presentando il ricorso, curato dal coordinatore del comitato, l'avvocato Massimo Fiumara e dagli avvocati Michele Giorgianni e Guido Minà.
Ad avviare la causa civile è stato un cartello di associazioni - Associazione delle Guide turistiche della provincia di Catania, della provincia di Siracusa, di Taormina e della provincia di Messina, Federescursionismo Sicilia e Assoguide — che hanno evocato in giudizio il Comune come ente esponenziale, cioè un soggetto senza fine di lucro che ha tra le sue finalità la tutela collettiva degli interessi lesi dal reato oggetto del giudizio. E il Comune di Nicolosi ha risposto, costituendosi in giudizio, e confermando che sui Crateri Silvestri si è formata «una servitù di uso pubblico da tempo immemorabile».
L'amministrazione guidata dal sindaco Angelo Pulvirenti si è così associata alla richiesta di eliminare varchi e biglietteria. Esultano le associazioni. «La convergenza tra semplici cittadini, guide turistiche e ambientali, escursionisti e istituzioni comunali dimostra che l'Etna non è un giardino privato, ma un bene collettivo. I Crateri Silvestri sono un patrimonio della collettività, che non può essere sottomesso a gestioni privatistiche e lucrative».
Soddisfazione che va «al di là di quale sarà l’esito finale del processo d'urgenza», per cui il giudice si è riservato la decisione. «L'aver costretto la proprietà a confrontarsi col diritto della nostra comunità, degli operatori e delle istituzioni - continuano le associazioni - è un traguardo che nessuno potrà cancellare, ed un punto di partenza per ogni ulteriore azione a tutela del nostro vulcano e di tutti i nostri beni naturalistici e ambientali. Auspichiamo che sia solo il primo passo di una lunga e fruttuosa collaborazione tra istituzioni, cittadini ed associazioni del territori».