L'appello
Colpo di scena al processo, l'ex pentito chiede di accedere alla giustizia riparativa
Il già collaboratore Cosenza è stato condannato per calunnia in primo grado per aver accusato falsamente un poliziotto. La parte offesa: «Prima ammetta tutto»
Giacomo Cosenza sta affrontando il processo d'appello dopo la condanna per calunnia
Colpo di scena nel processo d'appello contro l'ex collaboratore di giustizia, Giacomo Cosenza, che ha impugnato la condanna a cinque anni per calunnia. L'imputato, difeso dall'avvocato Stefania Steri, ha inviato una pec alla Corte d'Appello di Catania e ha chiesto di poter accedere al percorso - introdotto dalla riforma Cartabia - della giustizia riparativa. Il presidente del collegio Andrea Migneco, prima di andare avanti, ha chiesto il parere all'avvocato di parte civile, Michele Ragonese.
«Ritengo che sia una strada impraticabile e improponibile», ha detto. Poi la parola è andata direttamente al poliziotto accusato falsamente da Cosenza: accuse che portarono ad aprire addirittura un'indagine a carico del sostituto commissario della squadra mobile, Gaetano Buffo. «Cosenza dovrebbe innanzitutto fare un'ammissione di responsabilità piena - ha detto l'investigatore - e poi potrei valutare l'istanza». Ma Speri ha ribadito che la richiesta non prevede alcuna «ammissione di responsabilità» ma solo «la consapevolezza che quanto accaduto ha provocato un grave danno alla persona offesa».
L'avvocatura dello Stato, però, ha chiesto un rinvio tecnico per poter valutare la richiesta dell'imputato. Il sostituto procuratore generale Nicolò Marino ha tuonato in aula: «Questa vicenda, che ha colpito un investigatore che ha portato risultati straordinari nella sua carriera, è frutto di una gestione assolutamente anomala del collaboratore. Solo l'intervento dell'allora aggiunto Zuccaro e del procuratore Salvi permise di ristabilire la verità. Ma sono assolutamente d'accordo con il commissario Buffo: Cosenza deve prendersi le sue responsabilità».
Si tornerà in aula il prossimo 11 giugno per sentire il parere dell'avvocato dello Stato e sciogliere la riserva sull'istanza di giustizia riparativa. Inoltre il pg comincerà la discussione.
Questo processo racconta una brutta pagina di storia giudiziaria catanese. Oltre dieci anni sono passati da quelle «poco ortodosse» domande rivolte al collaboratore da parte di ufficiali della Dia su possibili uomini delle istituzioni collusi.
