Montagnareale
Triplice omicidio: forse un incidente degenerato in tragedia. L'indagato avrebbe ammesso di avere sparato
L'unico sospettato si è poi avvalso della facoltà di non rispondere: interrogatorio rilasciato in assenza dei suoi avvocati e quindi nullo dal punto di vista giudiziario
Il luogo del ritrovamento dei tre cadaveri
Ha ammesso di avere sparato, ma poi, alla presenza dei suoi avvocati, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Si tratta di A.S. 48enne, indagato per il triplice omicidio di Montagnareale. Aveva accompagnato lui, Antonio Gatani, 82 anni, uno dei tre corpi ritrovati in contrada Caristìa a pochi passi da Montagnareale, lo scorso 28 gennaio.
Il 48enne, amico di famiglia, e l'anziano erano andati a caccia di cinghiali selvatici quella mattina. Poi un incedente avrebbe fatto esplodere il conflitto a fuoco tra loro e i due fratelli Devis e Giuseppe Pino, di 26 e 44 anni. Anche loro ritrovati morti dopo la battuta di caccia.
A dare l'allarme era stato un passante in motocross che aveva chiamato il 112. A quel punto sono scattate le indagini. Per giorni i carabinieri del Ris hanno lavorato sul posto per seguire ogni possibile traccia.
E in quegli stessi giorni il 48enne forniva una prima versione ai magistrati, il capo della procura di Patti, Angelo Cavallo, e la sostituta, Roberta Ampolo, come persona informata sui fatti. Contemporaneamente veniva sottoposto allo Stub, ovvero al rilevamento di tracce di polvere da sparo. Tutti atti ora contestati dagli avvocati, Tommaso Calderone e Filippo Barbera, perché fatti prima dell'iscrizione nel registro degli indagati e in loro assenza. Per questo l'esame è stato poi ripetuto dopo qualche giorno, mentre il 48enne è stato sottoposto ad interrogatorio di garanzia. Questa volta, alla presenza dei suoi avvocati, A. S. si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Il contenuto del primo interrogatorio è, però, trapelato, e l'uomo avrebbe ammesso di essere stato presente alla sparatoria e di avere sparato pure lui. Dall'autopsia era risultato con chiarezza che sul posto ci fosse un quarto uomo, e che avesse sparato a distanza ravvicinata a Devis Pino, già raggiunto da un primo colpo, e poi "finito" da qualcuno che è andato via.
Si fa dunque strada l'ipotesi che il conflitto a fuoco sia nato per poi degenerare in tragedia. A sopravvivere soltanto il 48enne, che è andato via senza dare l'allarme. Intanto i suoi legali promettono battaglia: «Chiederemo indagini approfondite per verificare come sia avvenuta la fuga di notizie», ha detto Calderone (deputato di Fi). Che ha aggiunto: «Non faccio ulteriori dichiarazioni, se non che i processi si fanno nelle aule di Tribunale e non sui giornali, men che meno in tv». Si attende adesso l'esito degli esami del Ris di Messina, per i quali ci vorrà ancora qualche settimana. Nel frattempo la procura di Patti potrebbe restare senza una guida, è prossimo, infatti, il trasferimento di Cavallo a capo della Procura di Termini Imerese, nel Palermitano.
