La ricostruzione
Ex Consorzio agrario di via Cristoforo Colombo: per il rudere dell'assassinio sfumò il progetto di un hotel da 350 stanze
Nel 2009 il politico Luigi Sidoti, già parlamentare di Alleanza nazionale, riferiva di 14 milioni di fondi pubblici perduti. Il caso arriva all’Ars, dopo la morte della 36enne Elisabeta Boldijar
Decenni di abbandono, atti vandalici, cumuli di rifiuti. E poi l’immobile che viene usato come ricovero d’emergenza da persone senza tetto. La vicenda dell’ex edificio del Consorzio agrario in via Cristoforo Colombo somiglia a decine di altre a Catania, dimenticata nel tempo fino a che un fatto di cronaca fa riemergere un’emergenza per troppo tempo rimasta accantonata: il ritrovamento sabato del corpo di Elisabeta Boldijar, 36 anni.
Per avere informazioni su di lei, cittadina rumena, nessuno finora si è fatto avanti, nonostante un appello del procuratore capo di Catania Francesco Curcio. Oggi verrà assegnato l’incarico a un medico legale per eseguire l’autopsia, ma il silenzio sulla vicenda sembra incrociarsi con quel luogo dove la donna, uccisa - come ricostruito dall’inchiesta di Laura Distefano su questo giornale - nota a molti come “Adele”, era solita rifugiarsi anche per consumare crack insieme ad altre persone senza dimora. Storie di disperazione che vanno avanti da anni. Ma le denunce, in realtà, non sono mancate.

L’immobile da ormai un quarto di secolo non è più pubblico, ma privato, precisamente afferente alla Sidoti Acque srl. La cessione alla società dalla Federazione italiana dei Consorzi agrari con sede in Roma, che è stata proprietaria dell’immobile dal dicembre 1964, è stata fatta il 21 maggio del 2001. La Sidoti Acque è nota soprattutto per le complicate vicissitudini dello stabilimento a Pozzillo, ad Acireale, e per quelle giudiziarie del proprietario, l’ex deputato di Alleanza nazionale e storico esponente del Movimento sociale italiano Luigi Sidoti.
Nel maggio 2009 la Prima municipalità, all’epoca guidata dall’attuale assessore Carmelo Coppolino, effettuò un sopralluogo chiedendo interventi immediati e richiamando i proprietari al ripristino del decoro. A rispondere nel 2009 fu proprio Sidoti che sottolineò come l’immobile fosse destinato a diventare un albergo da 350 stanze. La realizzazione dell'opera sarebbe avvenuta «con denaro privato integrato da un finanziamento a fondo perduto di 14 milioni di euro della Comunità europea», raccontava Sidoti. E «per accelerare i tempi burocratici delle procedure per l'approvazione del progetto, il sindaco (Umberto Scapagnini, ndr), il 2 dicembre 2004, indiceva una conferenza dei servizi che entro i 90 giorni successivi (termini perentori) avrebbe dovuto emettere il parere di approvazione o di diniego. A distanza di quasi cinque anni ancora la conferenza dei servizi non ha concluso i lavori e, come conseguenza, è stato revocato il beneficio dei 14 milioni. La domanda è: perché?».
Un quesito che, quando di anni ne sono trascorsi 25 anni dall’acquisto e 22 da quella richiesta, non ha ancora risposte. A sottolinearlo è l’attuale presidente del Primo municipio, Francesco Bassini: «Non è solo un fatto di cronaca, è il tragico simbolo di questo e altri edifici del centro storico, diventati "buchi neri" della nostra città. Questi giganti di cemento, lasciati all'incuria, diventano inevitabilmente rifugio per la disperazione e teatro di illegalità. Quante tragedie dobbiamo ancora vivere? Esprimo il mio dolore per questa giovane vita spezzata». Bassini nei giorni scorsi si era fatto promotore di una iniziativa per permettere che i tanti edifici privati abbandonati potessero essere «espropriati dal pubblico dopo varie rischieste. Ne ho già parlato col deputato Ars Salvatore Tomarchio (Forza Italia)».

Ma anche Carmelo Coppolino, oggi assessore alla Polizia municipale, va nella stessa direzione: «Il 7 gennaio - racconta - ho inviato una nota alla Polizia locale chiedendo di lavorare, dato che la normativa nazionale lo permette, all’elaborazione di un regolamento per ottenere a Catania questi espropri». Anche in questo caso, Coppolino ne ha parlato con un deputato Ars ovvero «Ludovico Balsamo» del gruppo Popolari e autonomisti. Sul tema interviene anche il Partito democratico con la deputata Ars Ersilia Saverino: «Da anni, prima come consigliera comunale e ora come deputata all’Ars, mi sono battuta per cercare soluzioni percorribili, come l’accesso a fondi europei per la riqualificazione. Intanto sto lavorando a un’interrogazione parlamentare per stimolare un intervento anche da parte della Regione Siciliana».