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Riserva dello Zingaro ancora chiusa dopo gli incendi e i tour operator scappano. Ma c'è uno spiraglio per la riapertura
Sono passati 7 mesi dal rogo che ha devastato l'area naturale. «Regna la confusione», denunciano le guide. Tempi ancora più lunghi per Monte Cofano, colpita anche dal dissesto
Sono passati più di sette mesi dalla notte in cui l'ennesimo incendio ha devastato le riserve dello Zingaro e di Monte Cofano, nel Trapanese. Da allora le aree naturali conosciute a livello internazionale sono rimaste chiuse. E poco o nulla è trapelato sugli interventi da realizzare per permetterne nuovamente la fruizione. Così, mentre la natura lentamente rinasce, i turisti vengono rimbalzati agli ingressi, i tour operator esteri rimangono senza certezze e tutto il territorio compreso tra San Vito Lo Capo, Castellammare del Golfo e Custonaci fa a meno di una delle principali risorse economiche. Adesso, però, si apre uno spiraglio: dal dipartimento regionale per lo Sviluppo rurale, da cui dipendono le due riserve, fanno sapere che lo Zingaro «riaprirà senz'altro entro la primavera», mentre sono previsti tempi più lunghi per Monte Cofano.
Lo scorso 25 luglio circa 2mila ettari delle due aree protette andarono in fumo per un rogo di matrice dolosa, di cui non sono state accertate le responsabilità. Il colpo d'occhio per mesi è stato spettrale: una macchia nera dalla montagna fino al mare. A Monte Cofano alle fiamme estive è seguita anche una frana in autunno che ha causato il crollo di massi sul sentiero costiero. Un deja vu di quanto visto nel 2017: anche in quel caso prima l'incendio, poi il dissesto e un lunghissimo periodo di quasi sei anni in cui l'intera riserva è stata interdetta. Oggi c'è il timore che si viva nuovamente una situazione simile. Ma il direttore Pietro Miceli prova a fornire le prime parziali risposte: «Monte Cofano spero possa riaprire in estate - spiega a La Sicilia - è una situazione più complessa dello Zingaro, serve l'intervento di mezzi meccanici per rimuovere la parte franata».
Dovrebbe essere più vicina la ripartenza per la riserva dello Zingaro. Miceli parla di «primavera». Forse si potrà riaprire in tempo «per le festività di aprile», ma solo parzialmente. «In una prima fase sarà possibile fruire di circa 10 chilometri di sentieri, a poco a poco contiamo di riaprire tutto in vista dell'estate». Ma una data certa ancora non c'è. Motivo per cui - come raccontano alcune guide naturalistiche che preferiscono rimanere anonime - «diversi tour operator esteri alla fine decidono di non pianificare viaggi ed escursioni da queste parti. Non ci sono certezze, solo confusione». Nel mirino di chi lavora nel settore turistico c'è soprattutto «la mancanza di trasparenza e di informazioni chiare sui siti istituzionali». Come se la Riserva dello Zingaro fosse un sito noto e fruito solo nello stretto giro delle comunità locali e non una meta di rilevanza internazionale.
Dal punto di vista ambientale e della prevenzione degli incendi, all'interno della Riserva dello Zingaro, spiega il direttore Miceli, «sono stati eseguiti interventi per ripristinare i sentieri, eliminare i massi rotolati dalla parete rocciosa, sistemare le staccionate divelte». Tutto con fondi di gestione ordinaria. A gennaio la Regione ha stanziato 880mila euro per lo Zingaro e 400mila euro per Monte Cofano per «interventi finalizzati alla prevenzione e difesa dagli incendi, alla tutela e sicurezza dei visitatori, nonché alla gestione dei servizi e del patrimonio forestale» e per «interventi finalizzati al ripristino e alla rifunzionalizzazione di infrastrutture». Il dirigente spiega anche che «sono stati collocati dei sensori antincendio in prossimità della riserva».
A colpo d'occhio, in buona parte dei due siti protetti, il verde ha sostituito il nero lasciato dai roghi. «Ma si tratta per lo più di semplici erbe o piccoli arbusti - conclude Miceli - l'impatto visivo è migliorato, ma la natura avrà bisogno di anni per rinascere veramente».


