il caso
Allarme a Niscemi: cede anche il terreno sotto il MUOS e ora il sindaco sollecita verifiche agli Usa
Cedimento al margine della base della Us Navy: cresce l'allarme idrogeologico e la richiesta di trasparenza sui monitoraggi
Niscemi non ha ancora finito di fare i conti con i danni della frana di fine gennaio quando un nuovo allarme scuote la comunità, questa volta ai margini di un’area ad altissima sensibilità geopolitica e ambientale: la base statunitense del MUOS.
Il sindaco, Massimiliano Conti, ha inviato una lettera ufficiale al comando della base aeronavale di Sigonella per segnalare un cedimento, chiedere chiarimenti urgenti e sollecitare verifiche tecniche immediate.
-1773088607200.png)
La scintilla è scattata l’8 marzo, quando il Comitato No MUOS ha diffuso online foto e video inequivocabili.
Le immagini mostrano una scarpata crollata, con terreno disgregato, ciuffi d’erba sradicati e canalette d’acqua compromesse, lungo il versante che dal sentiero della Riserva naturale “Sughereta” conduce al Cancello 3 della Naval Radio Transmitter Facility (NRTF), l’area dove svettano le grandi parabole del sistema satellitare della U.S. Navy.
Pur non ricadendo nel cuore dell’installazione militare, il dissesto ha interessato il suo perimetro: una delicata fascia di contatto in cui infrastrutture militari e area naturale protetta, quotidianamente frequentata dai cittadini, si sfiorano.
L’iniziativa del primo cittadino non ha un taglio immediatamente accusatorio, ma risponde all’esigenza cruciale di ottenere un quadro tecnico condiviso su stabilità, drenaggi, accessi e monitoraggi in quel punto nevralgico, attivando i canali istituzionali con il comando CNREURAFCENT.
In una città ancora profondamente segnata dalla grande frana del 25 e 26 gennaio 2026 — un evento senza precedenti che ha causato fino a 1.500 evacuati, interrotto la SP12 e provocato gravi lesioni alle abitazioni sul ciglio del versante — il vuoto informativo rischia di alimentare ulteriore sfiducia.
Sotto il profilo geomorfologico, questo nuovo smottamento periferico non è affatto marginale, ma va interpretato come un campanello d’allarme. La corposa relazione — oltre 150 pagine — redatta dall’Università di Firenze per la Protezione civile descrive la collina di Niscemi come un sistema interconnesso ed estremamente fragile. Gli studiosi individuano nel contrasto di permeabilità tra sabbie e argille, e nell’incanalamento delle acque meteoriche e urbane nel torrente Benefizio, le cause di uno scivolamento che, nella fase più acuta, ha toccato la velocità di un metro l’ora.
In questo complesso “domino idrogeologico”, i cedimenti ai margini di un grande corpo di frana funzionano spesso come “spie” precoci della ridistribuzione dell’energia distruttiva nel sottosuolo. Di conseguenza, ogni alterazione locale del reticolo idrico o una carente manutenzione ai confini della base militare potrebbero innescare o amplificare i dissesti in un’area già in condizioni critiche.
La vicenda si inserisce in un clima di forte tensione giudiziaria e intensa mobilitazione sociale. La Procura di Gela, guidata dal procuratore Salvatore Vella, ha aperto un’inchiesta per disastro colposo, acquisendo proprio il 9 marzo la relazione fiorentina, con l’obiettivo di accertare eventuali omissioni e responsabilità maturate in 29 anni di allerte ignorate.
Nel frattempo, la comunità niscemese — memore anche della storica frana del 1997 — è scesa in piazza con cortei animati da sindacati, cittadini e attivisti. Il Comitato No MUOS chiede sopralluoghi congiunti tra Protezione civile, Corpo Forestale, enti locali e Amministrazione USA, pretendendo la pubblicazione dei tracciati dei drenaggi e dei dati di monitoraggio inclinometrico e piezometrico lungo i margini della base.
La coesistenza tra i 3.000 ettari di habitat tutelati della Sughereta e il nodo europeo delle telecomunicazioni militari americane è da quasi vent’anni al centro di un aspro conflitto ambientale. Oggi, però, la tenuta di quel confine fisico e geologico supera la dialettica politica: è un’emergenza territoriale che impone a tutte le istituzioni di condividere tempestivamente i dati, pianificare interventi urgenti di regimentazione delle acque e assumersi le proprie responsabilità in materia di prevenzione, prima che la montagna torni a scivolare inesorabilmente verso valle.

