il personaggio
Teresi, il dirigente regionale arrestato: dagli occhiali per fotografare gli "sbirri" ai rapporti con i cugini di Matteo Messina Denaro
Appalti pilotati, mazzette e legami con i clan: il dirigente che gestiva i porti siciliani e l'occhiale‑spia che tradisce tutto
Una carriera all'apice dell'amministrazione regionale, un potere decisionale immenso sulle infrastrutture strategiche dell'isola e un'inclinazione fatale - secondo i pm - per i patti corruttivi. Giancarlo Teresi, palermitano di 66 anni, non era un burocrate qualunque. Come Dirigente apicale preposto al Servizio 6° (Infrastrutture Marittime e Portuali) del Dipartimento delle Infrastrutture della Regione Sicilia, gestiva il destino di appalti pubblici milionari, ricoprendo spesso i delicati ruoli di Responsabile Unico del Progetto (RUP) e Coordinatore della Sicurezza in fase di Esecuzione (CSE). Oggi, la sua figura è al centro di una bufera giudiziaria che scoperchia un sistema ben oliato di mazzette, favoritismi e pericolose contiguità con esponenti di primissimo piano di Cosa Nostra.
L'inchiesta per corruzione del 2020
E dire che Teresi non era esattamente sconosciuto alle cronache giudiziarie: era rimasto in carica e con un ruolo apicale all’interno dell’Amministrazione regionale nonostante il pesante coinvolgimento in una inchiesta per corruzione del marzo del 2020. Teresi era l’ingegnere capo del Genio civile di Trapani e fu accusato di corruzione nell’ambito dei suoi rapporti con l'imprenditore Giuseppe Micali relativi all'aggiudicazione dei lavori di dragaggio nel porto di Mazara del Vallo, del valore di oltre un milione di euro: in concorso con altri due imprenditori, secondo l'accusa, Teresi, responsabile dei lavori, avrebbe ricevuto da Micali denaro per l'acquisto di un'Alfa Romeo d'epoca, ma anche un soggiorno gratuito in un hotel di Messina e una cena per sé e altre cinque persone in un noto ristorante di Milazzo, tutto per garantirsi l'interessamento nella procedura definitiva di aggiudicazione del dragaggio del porto-canale. Teresi fu anche al centro di un altro caso di presunta corruzione sempre con Micali, nella vicenda dell'affidamento diretto di lavori al Mercato cittadino Sant'Orsola di Messina tramite un funzionario comunale anche in quel caso, secondo i pm, in cambio di soldi.
Il Patto col Diavolo: I Legami con Vetro e i cugini di Messina Denaro
Secondo il grave impianto accusatorio odierno, Teresi avrebbe sistematicamente asservito la sua funzione pubblica agli interessi privati di imprenditori criminali. Il suo "protetto" principale era Carmelo Vetro, soggetto già condannato per associazione mafiosa e legato alla famiglia di Favara. Pur conoscendone la caratura criminale e i divieti antimafia pendenti, Teresi - secondo l'ipotesi accusatoria - ha agito come suo "sponsor" occulto, permettendo alla società An.Sa. Ambiente s.r.l. (gestita da Vetro tramite prestanome) di infiltrarsi nei ricchi appalti per la rimozione dei rifiuti portuali.
Ma l'infiltrazione non si fermava qui. Teresi ha favorito attivamente - sempre secondo quanto sostengono i pm palermitani - anche i fratelli Giovanni e Matteo Filardo, cugini di primo grado del boss trapanese Matteo Messina Denaro. Nel cantiere del Polo Tecnologico di Castelvetrano, il dirigente ha deliberatamente omesso i doverosi controlli antimafia, chiudendo un occhio sull'impiego della società M.I.R.E. s.r.l.s. riconducibile proprio ai Filardo, nonostante questa fosse già colpita da un'interdittiva della Prefettura di Trapani.
Ha persino autorizzato in modo illegittimo l'accesso in cantiere di Giovanni Filardo, già condannato a 12 anni per mafia, il quale agiva da vero e proprio "controllore". Per garantire ai cugini del boss un pagamento di 21.870 euro per i lavori eseguiti, Teresi - dicono i pm - ha falsificato i documenti, approvato Stati di Avanzamento Lavori (SAL) "gonfiati" e accettato fatture false emesse da una società "schermo".
Mazzette, cartelline gialle e la Vigilia di Natale
Il modus operandi di Teresi per la riscossione delle mazzette era spregiudicato. Le tangenti passavano di mano direttamente nel suo ufficio palermitano: Vetro infilava rapidamente le buste di contanti in una "cartellina gialla" o in uno zaino nero preparati dal dirigente. I casi documentati dagli inquirenti formano una lunga lista.
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Per il Porto di Marinella di Selinunte Teresi ha imposto l'assunzione della ditta di Vetro alla società vincitrice dell'appalto, creando varianti fittizie per coprirne i costi e ricevendo in cambio 1.500 euro in contanti. Per Scicli (Porto di Donnalucata e Spinasanta) avrebbeaggirato le regole di gara pubblica sfruttando la soglia per l'affidamento diretto (sotto i 140.000 euro) per assegnare il monitoraggio ambientale ad AN.SA. AMBIENTE. Per chiudere la pratica in fretta, Teresi ha persino lavorato la Vigilia di Natale usando la sua email personale. Il prezzo di questa operazione? 8.000 euro in due trance.
Per il Polo Tecnologico di Castelvetrano oltre a favorire i Filardo, Teresi - è sempre l'ipotesi accusatoria - ha preteso e ottenuto 30.000 euro dall'imprenditore Giovanni Aveni per "sistemare le carte" e aumentare i profitti. Un'intercettazione lo riprende mentre sussurra la richiesta di 20.000 euro per urgenti "debiti condominiali".
Per il Porto di Terrasini ha raccomandato la ditta di Vetro alla COMAR Costruzioni, difendendo il mafioso persino nelle dispute contrattuali.

Controspionaggio del burocrate con occhiali da spia
Il dettaglio forse più inquietante dell'intera inchiesta riguarda l'attenzione investigativa e le tecniche di controspionaggio adottate dal dirigente. Il 20 agosto 2025, durante un incontro per la consegna di una tangente, Teresi si accorge della presenza di un poliziotto in borghese. Senza scomporsi, avverte Vetro ("chisto sbirro sicuro è") e sfodera un'arma tecnologica insospettabile: un paio di occhiali Ray-Ban Meta dotati di microcamera integrata. Posizionandosi davanti all'agente, Teresi lo fotografa di nascosto. Un'azione che ha lasciato sbalordito lo stesso Vetro, intercettato mentre lo raccontava al cognato: "il bastardo ha quegli occhiali Rayban [...] minchia è arrivato davanti a questo ed ha cominciato a fare...". Quelle foto furtive sono poi servite al mafioso per avviare indagini private e risalire all'identità del poliziotto, mentre Teresi scappava urgentemente a casa per nascondere i contanti appena incassati.