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4 aprile 2026 - Aggiornato alle 14:05
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Aci Sant'Antonio

Sì all'accordo sindacale con la società farmaceutica Sifi: esuberi ridotti da 52 a 39, ma quasi metà dei dipendenti non vota

L'assemblea doveva dare la sua opinione sull'ipotesi di incentivi all'esodo concordati dall'azienda insieme ai sindacati. Il 98 per cento dei votanti ha detto sì, ma bisogna considerare il picco dell'astensione

12 Marzo 2026, 22:30

Sifi, 52 licenziamenti scuotono il mondo del lavoro: sit-in dei sindacati e il sindaco di Aci Sant'Antonio chiama le istituzioni

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Come alle elezioni, il dato da analizzare è quello dell’astensione. Almeno così sembra a guardare i numeri con i quali l’assemblea dei lavoratori della Sifi ha approvato, stamattina la proposta di accordo siglata fra i sindacati e l’azienda. Per esprimere una preferenza c’era un link. Su 369 lavoratori, hanno votato in 221 (e quindi si sono astenuti in 148): 214 sì, e sette contrari. Si consegna così una percentuale di favorevoli del 98 per cento rispetto ai votanti.

Sono questi i numeri che chiudono ufficialmente il “caso Sifi”, l’azienda farmaceutica di Aci Sant’Antonio, specializzata nella produzione di lenti intraoculari, che a gennaio ha annunciato 52 esuberi, tutti negli uffici, tra gli impiegati dei vari settori dell’amministrazione. L’azienda, acquisita a giugno 2025 dal colosso farmaceutico spagnolo Faes Farma, si era affrettata a dire che non era una crisi ma una ristrutturazione aziendale, necessaria per snellire alcuni procedimenti.

Il risultato è stata una trattativa che ha portato, il 6 marzo 2026 a una ipotesi di accordo in cui il numero degli esuberi passava da 52 a 43. «La società - si legge nel verbale - si è dichiarata pronta a impegnarsi a svolgere ogni sforzo possibile per tentare di ridurre ancora il numero degli esuberi di ulteriori quattro unità». Portando così il numero finale delle persone che saranno accompagnate alla porta a 39.

A questo punto, dopo che l’assemblea ha votato sì, la procedura diventa volontaria. Tutte le fasce di lavoratori coinvolti avranno 12 mesi ulteriori di accesso al Faschim, il Fondo di assistenza sanitaria per i lavoratori dell’industria chimica (tranne gli assunti da meno di cinque anni, per cui i mesi saranno dieci). Le mensilità di incentivo all’esodo, invece, variano da tre (per chi va subito in pensione) a 30, per chi lavora alla Sifi da più di trent’anni.

«Avremmo gradito ridurre al massimo il numero di lavoratori in esubero, pur essendo consapevoli che era impossibile arrivare a zero», afferma Stefano Trimboli, segretario regionale della Femca Cisl, che ha gestito le trattative assieme a Filctem Cgil (rappresentanta dal segretario Jerry Magno) e a Uiltec Uil (Alfio Avellino e Domenico D’Antone). «Abbiamo ottenuto di passare da 52 a 39, e ci attendiamo qualche ulteriore riduzione».

Ma fra astenuti e voti contrari è evidente che il malumore, fra i lavoratori Sifi, esiste. «È vero che per alcune fasce l’incentivo è simile a quello proposto in origine dall’azienda - afferma ancora Trimboli - ma il dato è che abbiamo ottenuto, su tutti i lavoratori, 57 mesi in più di incentivi all’esodo, più un anno di Fondo sanitario. Un paracadute che, visto nel suo complesso, ci è sembrato adeguato. Adesso, quando la procedura si sarà chiusa, si aprirà un’altra partita. Quella degli investimenti, del piano industriale ed economico. Abbiamo avuto rassicurazioni, ma noi vigileremo».