BENI CULTURALI
A Siracusa il plenipotenziario della cultura "smezza" i biglietti: così il Parco archeologico diventa un affare
A parte le due volte che l’Anac si è occupata della Neapolis, emerge adesso la faccenda dell’aumento dei ticket per pagare (ai privati) le spese delle mostre colossal
Di plenipotenziari è pieno il mondo. E la Sicilia, in fondo, del mondo è parte. Così l’architetto Carmelo Bennardo, dirigente regionale originario di Favara (nell’Agrigentino), si ritrova a essere un po’ un tuttofare, collezionando incarichi di una certa responsabilità: appena nominato direttore del parco di Naxos-Taormina, è ancora direttore supplente del parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, villa del Tellaro e Akrai.
Dove, di sicuro, il segno lo ha lasciato. Diventando, probabilmente suo malgrado, protagonista di una serie di polemiche difficili da smorzare. L’ultima in ordine di tempo è la deliberazione dell’Anac sui servizi di biglietteria per il parco della Neapolis, affidati direttamente all’Inda (Istituto nazionale del dramma antico,presieduto dal sindaco Francesco Italia) e finiti, poi, a TicketOne.
Nel Siracusano, la voce del popolo vuole Bennardo vicino al deputato nazionale, potentissimo in quella provincia, Luca Cannata (Fratelli d’Italia). Di certo c’è che la corrispondenza di amorosi sensi con qualche esponente di destra è anche storia del passato: per lungo tempo, l’architetto è stato responsabile della segreteria tecnica dell’assessorato ai Beni culturali all’epoca retto dal leghista Alberto Samonà (il governo era quello del presidente Nello Musumeci). Un legame rimasto anche dopo gli anni comuni dell’assessorato. Nel 2023, il parco archeologico di Siracusa ha offerto alla città aretusea, pagandolo quasi 20mila euro, lo spettacolo andato in scena il 19 dicembre dal titolo “Il derviscio di Bukhara”, spettacolo scritto e diretto dal poliedrico ex assessore Samonà.
Quale che sia la vicinanza, il dato che resta è il tentativo di Bennardo, nei suoi anni siracusani, di mettere ordine nell’intricato universo della Neapolis. Prima di tutto, buttando fuori i privati della società Aditus, aggiudicataria dell’appalto bandito nel 2010 e attuato solo a partire dal 2017. Dei quattro anni che doveva durare, tra una pandemia, una dilazione e una proroga, l’affidamento ne è durati otto. E nessuno, fino all’arrivo dell’architetto favarese, aveva davvero fatto qualche passo verso una (giusta) gara d’appalto pluriennale. Basti pensare che il capitolato precedente, sostituito solo nel 2025 (quella gara poi è stata revocata e infine ri-bandita) e quindi durato la bellezza di 15 anni, prevedeva botte di modernità come la realizzazione di «guide interattive (cd-rom)» col copyright della Regione Siciliana oppure «l’aggiornamento di una o più pagine del sito internet ufficiale dell’amministrazione regionale».
Una toppa che rischia di essere peggiore del buco, data la durissima delibera dell’Anac contro l’affidamento a Inda (e contro anche, c’è da dirlo, il presunto mancato rispetto dell’offerta tecnica da parte dell’aggiudicataria) e contro il prezzo del biglietto lievitato oltre misura per i consumatori finali, sui quali sarebbe stato ribaltato il costo delle cose fatte male. Secondo il nuovo capitolato, i visitatori del parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai erano 748.800 nel 2022, 967.047 nel 2023, 867.594 nel 2024. Numeri di tutto rispetto e in virtù dei quali viene stabilito il valore dell’appalto quadriennale: 6,5 milioni di euro, con un canone annuo da pagare per il concessionario che parte da 112mila euro.
È evidente dal conto economico dell’appalto che sono i biglietti a farla da padrone nell’equilibrio economico-finanziario della gara. A guardare i numeri del futuro affidamento (il termine per la presentazione delle offerte è il 20 marzo), al quarto anno il valore dei biglietti venduti è stimato in 1.749.263,33 euro (in aumento di 600mila euro rispetto al primo anno della concessione). Tolto questo, l’importo più alto sono i 326.259,46 euro per i servizi aggiuntivi (vendita gadget e bookshop, per esempio). In altri termini: è nell’interesse del concessionario vendere i biglietti, perché senza quelli, rispettando pedissequamente il capitolato d’appalto, il gioco rischia di non valere la candela.

Nonostante la delibera dell’Anac, per l’Inda non dovrebbe esserci alcun passo indietro. Anzi, quello che filtra è che continueranno a occuparsi della biglietteria: entrare nell’area archeologica di Neapolis costa 14 euro se il biglietto viene acquistato in loco, o 15,50 (incluso 1,50 euro di commissioni) nel caso in cui si acquisti online, tramite TicketOne. Il fatto è che chi avesse visitato il Teatro Antico fra il 26 marzo 2024 e il 31 ottobre 2025 avrebbe dovuto pagarne fra 16,50 e 17 (online fino a 18,50). In quei giorni, infatti, era in corso la mostra “Mitoraj. Lo sguardo, humanitas, physis”. Un’occasione per attraversare le parti visitabili del parco incrociando le opere dello scultore polacco Igor Mitoraj. Un’esperienza di bellezza straordinaria, come affermato da chiunque abbia visto mostra e parco insieme.
I servizi di progettazione e organizzazione della mostra vengono affidati alla società Atelier Mitoraj per 400.505,06 euro. Il rup della procedura è l’architetto Bennardo (nota di colore: nella pagina dell’appalto sul sito dell’Anac è stato caricato il documento sbagliato; anziché esserci la determina sulla mostra di Mitoraj, c’è quella sui servizi di giardinaggio al museo Paolo Orsi). L’accordo prevede poi un biglietto integrato: tre euro in più, oltre ai 14 di accesso normale, accollati a tutti i visitatori dell’area archeologica. Il patto siglato fra Parco e Atelier non è di pubblico dominio, ma di certo prevede una percentuale delle quote del biglietto integrativo che vanno al Parco e un’altra percentuale che va invece all’Atelier, «al netto dei costi sostenuti dal concessionario per la realizzazione della mostra». Di cui si fa carico, quindi, sempre il Parco. Da questo, per esempio, deriva la liquidazione di 61mila euro per le «spese di segreteria e trasporti di ritorno fra Siracusa e Pietrasanta», sede dell’Atelier, firmata a fine novembre 2025 dal direttore Bennardo.
A organizzare la mostra insieme all’Atelier sono, poi, due aziende che il contesto siciliano lo conoscono bene. La prima è Mediatica, la creatura di Florinda Vicari e Gianni Filippini, quest’ultimo storico amico di Vittorio Sgarbi, coinvolto con lui in inchieste giornalistiche e giudiziarie sulla presunta circolazione di opere d’arte false. La seconda società è, invece, la Tate produzioni di Alessandro Martello, palermitano, regista e direttore artistico, più di vent’anni fa vicino all’allora viceministro dell’Economia nel governo di Silvio Berlusconi (Gianfranco Miccichè). In quegli anni Martello, ai tempi trentenne, venne arrestato perché beccato a entrare al ministero con della cocaina. Patteggiò un anno. Adesso è di organizzazione di eventi che si occupa a tempo pieno. Quando capita, in collaborazione con Filippini e Vicari. Anche perché la formula di per sé è vincente (e non inedita) e rende la cultura, tutto sommato, remunerativa. Immaginando che da ogni biglietto venduto per visitare l’area del Teatro Antico ad Atelier (che lavora con Mediatica e Tate) sia andato meno di un euro, si può ipotizzare un incasso da sbigliettamento (basandosi sui numeri ufficiali, quelli del 2024) di circa 600mila euro. Al netto dei costi. Se non è un affare, di certo non è poco.
