I verbali
Mafia, c'è un nuovo pentito: e ora la cupola dei Cappello trema
Ecco cosa ha raccontato ai pm della Dda di Catania
Giovanni Sozzi è un nuovo collaboratore di giustizia. La scelta l'ha fatta lo scorso settembre ma la discovery è avvenuta oggi perché le sue parole sono finite anche nel fascicolo della procura di Catania sull'omicidio di Salvatore Privitera dello scorso 5 gennaio. «Faccio parte del clan Cappello dal 1996», ha detto. Una fedeltà alla famiglia storica dei Cappello dimostrata anche quando è nato il figlio. «L'ho chiamato Massimiliano in onore del fratello di Turi (il capomafia al 41bis)». Sozzi è stato coinvolto l'anno scorso, assieme al figlio, nella sparatoria che è avvenuta al culmine di una lite davanti a una sala scommesse. Il nuovo pentito ha affermato di essere cresciuto con i Cappello e di far parte del gruppo familiare. «Altri membri della cerchia familiare sono Giovanni Catanzaro, detto Giuvanni "u milanisi", Santo Strano, Cosimo Viglianesi, anche se quest’ultimo è stato di recente messo un po' da parte».
Gli investigatori cercano di ricostruire i rapporti che il nuovo collaboratore ha con Pietro Catanzaro, figlio di Giovanni "u milanisi", che è stato arrestato oggi per omicidio e soppressione di cadavere. Un legame profondo e intenso, tanto è che Sozzi trascorre diversi giorni della sua breve «latitanza» dopo il tentato omicidio dell'anno scorso proprio a Ippocampo di Mare, in un appartamento di Catanzaro junior.
Lo scorso febbraio gli investigatori della Dda di Catania, i pm Alessandro Sorrentino e Michela Maresca, hanno sollecitato i ricordi del pentito al fine di avere notizie in riferimento ai personaggi connessi all'omicidio. Sozzi ammette di conoscere Pietro Catanzaro come un operativo del clan Cappello. Gestiva il traffico di droga attraverso le direttive del padre. E avrebbe rifornito anche Sozzi qualche volta.
«So che i fucili calibro 12 rinvenuti in una casa diroccata all'Ippocampo di mare sono di Catanzaro e a disposizione del clan Cappello», ha detto Sozzi. Ed è un calibro 12 il bossolo rinvenuto nella macchina dove c'erano i resti umani di Privitera. «Il figlio di Giovanni "u milanisi" ha interessi anche nel settore delle case da gioco. È sia giocatore che organizzatore. Ogni giocata a "zicchinetta" arriva alla somma di 40-50.000 euro», ha raccontato ancora. E fra i moventi del delitto ci sarebbero i debiti di gioco.

