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21 marzo 2026 - Aggiornato alle 10:52
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Il caso

Niente droni per la guerra ai rifiuti: il Comune di Catania revoca la gara

L’assessore Pesce: «Il bando da 1,7 milioni di euro “volato via” per problemi di privacy»

21 Marzo 2026, 07:30

10:05

Niente droni per la guerra ai rifiuti: il Comune di Catania revoca la gara

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La guerra, almeno quella ai rifiuti, non si farà con i droni. L’ipotesi di trenta velivoli in giro per la città pronti a immortalare le irregolarità nel conferimento è letteralmente “volata via” dopo un parere del ministero dell’Interno: troppi problemi con la privacy. E il Comune, per voce del vicesindaco e assessore all’Ambiente Massimo Pesce, si prepara «a fare un’altra gara senza droni. Ma aumenteremo le telecamere “intelligenti” che erano già previste in città con la stessa gara».

Nel bando da 1,7 milioni di euro, rinviato più volte nel corso di questi mesi - era infatti previsto l’espletamento il 19 gennaio, poi rinviato al 2 marzo e infine al 15 aprile, prima della revoca arrivata il 18 di marzo - si prevedeva la realizzazione di un sistema intelligente di sorveglianza dotato di «video analisi con algoritmi di intelligenza artificiale di ultima generazione, che consentirà di innalzare il livello di sicurezza». Il tutto, pur gestito da una ditta esterna, sarebbe stato posto sotto il controllo della Polizia locale. Le telecamere fisse quindi, nel prossimo bando, presumibilmente potrebbero più che raddoppiare tolto il costo dei droni. Come nel bando revocato, anche nel nuovo sarà prevista la copertura di «tutto il territorio comunale diviso in zone» da scegliere «con un mix di indici statistici di eventi di abbandono rifiuti e formazione di discariche».

Della revoca, sempre come riferito dal vicesindaco Pesce, si discute «da metà febbraio». Ovvero da quando è stato chiesto il parere del ministero, seppur per un sistema analogo a Lecce, in Puglia. Questo, unito ai tanti dubbi e domande arrivate come chiarimenti al Comune ha portato l’amministrazione Trantino «ad approfondire un po’ prima di revocare». Infine, qualche giorno fa, la decisione. Una interlocuzione che, se non ci fosse stata, avrebbe rischiato «di assegnare il servizio per due anni e poi non poter fare nulla per le problematiche sulla privacy», aggiunge Pesce.

Nella revoca si legge che la decisione di stoppare il bando per l’impiego di «aeromobili a pilotaggio remoto (Sapr – droni intelligenti) per attività di monitoraggio e controllo del territorio finalizzate alla prevenzione e al contrasto del fenomeno dell’abbandono incontrollato di rifiuti» deriva precisamente da un quesito posto il 12 febbraio dal Prefetto della città pugliese sulla problematica normativa al Dipartimento della Pubblica sicurezza ministeriale. Nella risposta, inequivocabile, si appura che: «Le Polizie locali non siano legittimate a svolgere in via autonoma attività di controllo del territorio mediante l’impiego di droni o di analoghi dispositivi aeromobili per una più efficace e performante azione amministrativa». E poi si precisa che dall’articolo 5 del decreto-legge numero 7 del 18 del febbraio 2015 «emerge una chiara riserva di competenza in favore delle forze di polizia statali di cui all’art. 16 della legge n. 121/1981», riserva che «non può essere estesa in via interpretativa fino a ricomprendere anche i corpi e servizi di Polizia locale». Insomma, nessuna speranza anche per Catania.

Nei cieli della città etnea non ci saranno quindi in continuo volo questi mezzi dal peso di 2 chilogrammi e possibilità di operare fino fino a 4.500 metri d’altezza per fare «ronde a orari definiti per sorvegliare i siti». Velivoli che sarebbero stato dotati di fotocamere professionali (nel capitolato del bando revocato è specificata la marca “Hasselblad”, storico produttore di altissima gamma).

Ci saranno però, in strada, dei meno tecnologici ispettori ambientali: su queste figure, volontari con un rimborso di pochi euro al giorno, l’iter, assicura Pesce, va avanti. «Per gli ispettori - dice l’assessore - la commissione ha completato l’iter per esaminare le candidature: ad accedere saranno una trentina. A brevissimo dovremmo fare mini corso di formazione per quelli che hanno i requisiti ma non hanno l’attestazione di ispettore ambientale, una sorta di “patentino”. Ma riapriremo i termini: l’obiettivo è arrivare ad averne almeno 60 entro l’anno», conclude il vicesindaco.