English Version Translated by Ai
21 marzo 2026 - Aggiornato alle 12:40
×

Il delitto fra Catania e Carlentini

La “confessione” dell’assassino: «Il proiettile rimane, è ferro»

L’omicidio di Privitera: l’intercettazione che inguaia l’indagato. Ieri scena muta dal gip per tutti e due gli arrestati

21 Marzo 2026, 08:17

08:20

La “confessione” dell’assassino: «Il proiettile rimane, è ferro»

Seguici su

Ha provato a crearsi un alibi per la sera del 5 gennaio scorso. Giorno in cui Salvatore Alfio Privitera è stato ammazzato e bruciato. Ma poi l’indagato ha parlato troppo. Pietro Catanzaro, arrestato giovedì per omicidio e soppressione di cadavere assieme al lentinese Danilo Sortino, era stato convocato dai carabinieri come persona informata sui fatti pochi giorni dopo il rinvenimento dei resti umani all’interno della T-Roc carbonizzata a Carlentini. Quando è uscito dalla caserma ha chiamato una persona tentando di convincerlo a confermare la versione che aveva fornito agli investigatori. «Hanno visto che abbiamo una telefonata alle nove di sera di giorno cinque... quando noi dovevamo andare a mangiare fuori. Va bene? Te lo stai ricordando che dovevamo andare a mangiare fuori?», diceva a metà gennaio inconsapevole di essere intercettato. E insisteva: «Giustamente te lo dico, oggi o domani dovessero chiamarti, tu già sai la discussione... te lo dico... che ne so, se dovessero cercarti i carabinieri... intanto sei avvisato».

Il passo falso Catanzaro junior, figlio del boss dei Cappello Giovanni “u milanisi”, lo ha fatto quando ha telefonato a un certo Turi per commentare il rinvenimento del cadavere. Anzi di quel che restava del corpo. I due interlocutori ragionavano su alcuni dettagli che per la gip Giuseppina Montuori poteva conoscere solo chi aveva ucciso. Perché fino a quel momento quei particolari non erano stati diffusi né ai familiari e non vi era stata alcuna pubblicazione nemmeno sui giornali. L’indizio era il proiettile nel cranio: ma nessuno sapeva che Privitera fosse stato colpito con una fucilata alla nuca. «Turi: il proiettile rimane, è ferro!! Ma nel teschio, nel coso, non vedono il buco?», diceva l’indagato. «L'intercettazione conferma la dinamica accertata solo successivamente dall'autopsia, ovvero che Privitera non fosse morto accidentalmente durante una rissa, ma fosse stato giustiziato», annota il gip nell’ordinanza. Per la giudice quelle frasi hanno il valore di una confessione indiretta.

E non è finita. Quando una persona lo ha avvisato che Ippocampo di Mare è monitorato decideva di spegnere alcune telecamere: «A Ippo ci sono 58 unità ambientali 264 telefoni intercettati compra telefono scheda mettete i vostri tel su un camion che va al nord non fate recupero account».

L’altro indagato, Danilo Sortino arrestato giovedì in Calabria, ha avuto nell’omicidio un ruolo operativo fondamentale specialmente nelle fasi successive all'omicidio: trasporto e distruzione del cadavere. Sortino, essendo di Lentini, aveva l’incarico di far sparire le tracce. «Il Carlentinese gli ha potuto dire “ora lo portiamo in un posto dove non lo trovano più” perché i figli di sucaminchia lo hanno bruciato di mestiere... Il “carlentinese” sta là, a duecento metri di dove trovammo la macchina», dicevano i parenti di Privitera. Per il gip è «assolutamente inconfutabile» che sia stato Sortino a trasportare il cadavere poiché il suo telefono agganciava le celle telefoniche lungo lo stesso identico tragitto percorso dal Gps dell'auto della vittima verso Carlentini.

Ieri si sono svolti gli interrogatori di garanzia dei due indagati davanti alla gip Montuori e i sostituti della Dda etnea, Alessandro Sorrentino e Michela Maresca che hanno coordinato le indagini dei carabinieri. Catanzaro, difeso dall’avvocato Rosario Arena, e Sortino si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.