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20 marzo 2026 - Aggiornato alle 00:56
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Il delitto

Appuntamento con gli assassini: il brutale omicidio di Privitera minuto per minuto

Il Gps della T-Roc, la collanina d'oro, i soldi, la droga e il gioco d'azzardo. Nelle carte dell'ordinanza del gip di Catania il puzzle accusatorio che ha permesso di chiudere il cerchio sui killer

20 Marzo 2026, 00:10

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Appuntamento con gli assassini: il brutale omicidio di Privitera minuto per minuto

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Salvatore Privitera è stato ammazzato fra le 19,26 e le 20,12. Sedici minuti in cui sarebbe stato pestato e poi ucciso con un unico colpo di grazia alla nuca. Forse una fucilata a distanza ravvicinata. «Un agguato in perfetto stile mafioso», scrive la gip di Catania, Giuseppina Montuori, nelle 64 pagine dell'ordinanza che hanno portato all'arresto di Pietro Catanzaro, figlio del boss Giovanni "u milanisi", e il lentinese Danilo Sortino. Un «omicidio brutale ed efferato», lo ha descritto invece il procuratore di Catania, Francesco Curcio in conferenza stampa. Le indagini, soprattutto scientifiche della Sis del comando provinciale di Catania e Siracusa e con il supporto dei Ris di Messina, hanno portato a ricostruire attimo per attimo la sera maledetta del 5 gennaio scorso. «La risposta dello Stato è arrivata in modo celere e veloce. E siamo convinti che ci siano altri complici coinvolti in questo agghiacciante fatto di sangue. La caccia ai complici infatti continua», hanno detto gli investigatori ieri mattina in Procura durante l’incontro con la stampa in cui hanno illustrato le indagini coordinate dai pm della Dda etnea, Alessandro Sorrentino e Michela Maresca.

Privitera è stato ammazzato vicino casa. A Ippocampo di Mare. Da quello che è stato ricostruito dagli inquirenti, anche grazie alle intercettazioni scattate dopo il ritrovamento del cadavere, il 35enne ha incontrato diverse persone («C’erano macchine e motorini», dicono i parenti nelle telefonate convulse dopo il delitto) la vigilia dell’Epifania portandosi dietro soldi e droga. Addirittura avrebbe avuto una busta con 100.000 euro. Una telecamera lo ha inquadrato uscire dalla sua abitazione alle 19,24. Poi è entrato nella T‑Roc che è diventata la sua tomba. Qualcosa è andato storto. L’appuntamento in una stradina che va verso il mare è diventato un incontro con i suoi assassini. Privitera, che non è certamente un fuscello, è stato aggredito e poi qualcuno ha sparato il colpo mortale. Per nascondere le tracce i killer hanno appiccato un primo incendio che, infatti, ha bruciato una piccola porzione di vegetazione. Ma poi il corpo mezzo carbonizzato è stato infilato nella macchina presa a noleggio. Sortino e Catanzaro junior sono finiti fino in contrada San Demetrio a Carlentini. Lì, grazie al Gps del suv, i familiari hanno trovato i resti della macchina e anche i resti umani completamente carbonizzati di Privitera. Il Dna ha confermato l’identità della vittima.

All’incontro coi giornalisti era presente anche il sostituto di Siracusa, Salvatore Grillo che ha coordinato le indagini con i carabinieri di Siracusa, guidati da Dino Incarbone, nelle prime fasi. «Il Gps dell’auto ma anche le analisi con luci forensi a Ippocampo di Mare e a San Demetrio hanno permesso di accertare che l’omicidio è avvenuto a Catania», ha detto il generale Salvatore Altavilla, comandante provinciale dei carabinieri di Catania.

Catanzaro jr ha sempre negato di aver incontrato Privitera quella sera. Lo ha fatto anche in una videochiamata finita agli atti. Ma la sua versione è smentita dalle indagini: le celle d’aggancio del cellulare localizzano il figlio del boss dei Cappello negli stessi posti che sono indicati dal tracciato del Gps della macchina. Lo stesso è stato per Danilo Sortino, che dopo l’omicidio spegne il cellulare e sparisce. Per ricomparire con un altro numero e un altro telefonino. «Meglio che sta lontano», hanno commentato i suoi più stretti familiari intercettati. Poi ci sono stati i tentativi di crearsi alibi. Inoltre ci sono delle immagini estrapolate da alcune telecamere che hanno registrato il passaggio della T‑Roc nel percorso fra Ippocampo di Mare e Carlentini.

«La ricostruzione risulta assolutamente verosimile in quanto fondata su tutti i dati investigativi raccolti e consente, pertanto, di ritenere raggiunta la gravità indiziaria a carico dei due indagati», è il verdetto del gip nell’ordinanza. Oggi ci saranno gli interrogatori: vedremo cosa diranno Catanzaro e Sortino. Qualche giorno fa il papà della vittima è stato arrestato per il possesso di una pistola. È finito ai domiciliari: è uscito con un permesso per partecipare ai funerali del figlio.