L’udienza a Catania
Politica e corruzione: «Il ruolo di Sammartino nel sistema Tremestieri»
L’esame dell’investigatore chiave. Ma il processo è monco in attesa della decisione della Consulta sulle intercettazioni
«Quando gli indagati intercettati facevano il nome di Luca si riferivano al vicepresidente della Regione, Luca Sammartino». Il processo Pandora è entrato nel clou (seppur con qualche limite). Il maggiore Simone Musella, oggi al Ros di Milano, ha affrontato un lungo esame a Catania durante il quale è stato scandagliato l’apparato investigativo che due anni fa ha fatto scattare la sospensione nei confronti del leghista. Sammartino sarebbe stato il punto di riferimento politico nel comune di Tremestieri Etneo, “governato” all’epoca dall’ex sindaco Santi Rando (nella foto con Sammartino) già condannato in abbreviato.
Un Municipio dove si sarebbero elargiti «sorrisi» e «fiori» (nome in codice per le “mazzette”) per aggiudicare lavori o dare incarichi all’amico di turno. Uno degli strateghi dello scacchiere di Tremestieri composto da politici, pubblici ufficiali e imprenditori sarebbe stato Pietro Cosentino, ex assessore comunale. Anche lui condannato dal gup. L’esame dell’investigatore però ha avuto dei confini. L’esito della Corte Costituzionale su alcune intercettazioni non è ancora arrivato e questo crea dei paletti al processo, che quindi risulta monco.
Ma torniamo all’udienza. Sammartino pare avesse l’ultima parola in diverse vicende a Tremestieri. La prima «crisi» su cui avrebbe messo il becco l’onorevole sarebbe stata quella dell’arresto di Vito Romeo nel 2016 nel blitz Kronos. L’uomo dei Santapaola è cognato di Cosentino, a cui Rando aveva promesso il ruolo di vicesindaco. Gli effetti mediatici e politici sarebbero stati devastanti: «Luca, quindi, avrebbe chiesto un passo indietro a Cosentino». Musella - rispondendo alle domande del pm Fabio Saponara - ha spiegato che «a rivelare» l’ordine di scuderia di Sammartino sarebbe stato lo stesso Cosentino parlando con l’ex sindaco di Valverde, Alfio Spina. Ma il «dietrofront» avrebbe avuto un prezzo: Cosentino avrebbe chiesto al vicegovernatore regionale posti per la figlia, di cui avrebbe fornito il curriculum, e per il figlio, che avrebbe ottenuto un posto in un call center. Su questi fatti non c’è però alcuna contestazione a carico di Sammartino.
Il racconto dell’investigatore, che è stato a capo del nucleo investigativo di Catania, è servito a illustrare l’ingranaggio del sistema. Che poi sarebbe servito nel “patto delle farmacie”, uno dei due episodi di corruzione che ha portato il leghista a processo. Sammartino, che nel periodo dell’indagine era esponente del Pd, sarebbe intervenuto con gli «uffici regionali» per poter frenare una delibera comunale che aveva come obiettivo quello di aumentare il numero di farmacie. In cambio l’imputato avrebbe chiesto un sostegno per poter eleggere l’europarlamentare che in quel periodo sponsorizzava. Un consigliere d’opposizione Mario Ronsisvalle, che per lavoro fa il farmacista e quindi sarebbe stato danneggiato dalla nuova apertura, avrebbe accettato di passare con la maggioranza di Rando a patto di bloccare la delibera della pianta organica delle farmacie. Musella, rispondendo al pm, ha spiegato che in questa vicenda ci sarebbe stato il coinvolgimento di Sammartino con gli uffici regionali per «favorire Ronsisvalle (che ha patteggiato, ndr)». Cosentino parlando con Puccio Monaco avrebbe raccontato di aver avuto rassicurazioni «da Luca» sul fatto che la delibera si sarebbe «fatta prima di Sant’Agata».
Alcune parti del quadro probatorio al momento sono in stand by in attesa della decisione della Consulta per l’utilizzabilità delle intercettazioni captate nella segreteria politica di Catania che Sammartino condivide con la compagna e parlamentare nazionale Valeria Sudano.
A proposito di intercettazioni: nell’udienza sono stati sentiti i periti che hanno depositato le trascrizioni dei brogliacci. Il consulente del pm però ha evidenziato alcune discrepanze. Ma di questo se ne discuterà un’altra volta.


