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25 marzo 2026 - Aggiornato alle 09:40
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Il caso sollevato da La Sicilia

«Io e i miei figli non viviamo più, lui scrive che tornerà e si vendicherà»

L'ex è stato espulso dall'Italia ma l'incubo continua da un anno e mezzo. Parla la vittima di stalking e revenge porn: «Lo Stato dov’è?»

25 Marzo 2026, 06:30

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«Io e i miei figli non viviamo più, lui scrive che tornerà e si vendicherà»

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«Cosa aspettano? Che torna dall’Egitto e mi ammazza?». È arrabbiata e delusa la trentatreenne che da un anno e mezzo vede le sue immagini intime viaggiare a ritmi supersonici sul web. E nessuno riesce a frenare la vendetta del suo ex. La storia è quella che abbiamo raccontato ieri: lo stalker è un egiziano che è stato rispedito nel suo paese e questo allontanamento coatto dal territorio italiano blocca l’azione penale. «Mi dicono che si stancherà, ma non ha mai smesso». Ha deciso di parlare con La Sicilia la giovane mamma che da dicembre 2024 vive dentro un film dell’orrore. La paura è diventata una presenza costante. Una convivente.

La loro storia è durata poco: quattro mesi. «Poi ha cominciato a diventare geloso, morboso, possessivo. Ha cominciato a vietarmi di vedere le amiche, di uscire. E, quindi, ho deciso di lasciarlo», racconta la donna. L’ex fidanzato, di qualche anno più giovane di lei, ha cominciato a pedinarla, inseguirla, minacciarla. «Quando uscivo ero quasi scortata: mio figlio adolescente si affacciava dal balcone per controllare quando entravo in macchina. Evitavo di andare in giro da sola».

Dalle minacce alla vendetta social. L’uomo ha cominciato a creare profili falsi con le sue foto: alcune in pose normali altre purtroppo sono private. L’unica immagine intima che per gioco la compagna aveva girato è diventata la foto di centinaia di profili. Facebook e Instagram. Era uno di quegli scatti che puoi visualizzare solo una volta: ma l’ex ha fotografato con un altro cellulare lo schermo del suo telefonino. L’arma perfetta di ricatto e vendetta per essere stato lasciato. Alcuni profili fake sono stati usati anche per recensioni Google per luoghi e locali. «Ogni giorno c’è una nuova segnalazione. Non si può vivere in questo modo». Prima che arrivasse il provvedimento di espulsione sono accadute cose davvero gravi. La prima denuncia è partita alla fine del 2024. Quando l’uomo ha provocato un incidente. «Mi ha aspettato davanti il luogo dove lavoro. Ha tentato di speronare la mia auto, mi ha superato e ha fatto un’inversione pericolosa. Quel giorno la strada era bagnata, lui ha perso il controllo dell’auto e si è schiantato. Ho chiamato i soccorsi e lui è finito al pronto soccorso». Gli operatori sanitari hanno capito immediatamente che dietro a quell’incidente ci fosse qualcosa di più grave. La donna in preda alla disperazione si è sfogata. Da lì sono scattate le denunce ai carabinieri che da una parte hanno portato all’allontanamento dall’Italia e dall’altro hanno fatto emergere l’inerzia della giustizia. Ci sono state, infatti, due richieste di archiviazione da parte della procura. Per l’avvocato Biagio Scillia, che assiste la vittima, la norma non dovrebbe applicarsi in casi come quelli dei crimini online. Appena qualche giorno fa il legale ha presentato l’opposizione alla seconda richiesta di archiviazione del pm: ora il gip fisserà l’udienza camerale. Parallelamente il penalista ha depositato un’integrazione alla denuncia. Il flusso di profili fake non si è mai arrestato. «Sono stanca di essere fermata per strada: ma tu sei quella della foto nuda? Ogni volta devo spiegare che si tratta di un furto d’identità e che non sono io. La mia più grande paura è che queste foto possano arrivare ai compagni dei miei figli e che possano avere delle pesanti ripercussioni. Ha già contattato amici, conoscenti. Anche il padre dei miei figli condividendo quelle immagini», esclama. E aggiunge: «Sono uscita da tutti i social. Ho dovuto anche imporre a mio figlio di non avere un profilo, proprio per evitare che potesse contattarlo».

Nessuno dei profili fake è stato oscurato. È rimasto tutto lì in rete. «Lo ripeto, cosa aspettano? Che accada qualcosa di grave?», denuncia ancora la donna.

Lo stalker - espulso - ha utilizzato anche alcuni frame estrapolati da una videochiamata. «Sta diffondendo immagini di particolari intimi del mio corpo». Tutto è messo nero su bianco nelle denunce. Ma ci sono anche dei messaggi intimidatori. «Ti voglio vedere morire bruciata». «Tua madre e tua figlia ti troveranno impiccata». Questi sono solo alcuni esempi di minacce che ha visualizzato sul cellulare. «Fino a due giorni fa mi ha scritto: io non ho fretta, so aspettare. Io ritornerò e vedrai cosa faccio», racconta.

E poi aggiunge: «Ma io resisto perché sono una donna dal carattere forte, ma un’altra magari più debole avrebbe potuto fare una sciocchezza». Ma fino a quanto potrà resistere?