Cosa Nostra
La staffetta mafiosa fra i “capi” Napoli e Russo: «Sopra c’è solo lo zio Nitto ed Enzo il grande»
Negli atti del processo Ombra le intercettazioni che cristallizzano gli assetti della mafia criminale
Nitto Santapaola è morto tre settimane fa. Già la cremazione è avvenuta a Milano secondo le sue volontà e l'urna consegnata ai familiari per fare ritorno a Catania. Il capo dei capi catanese ha trascorso 33 anni in carcere ininterrottamente. Mai un giorno di permesso dal carcere duro: tranne qualche minuto nel 1995 per dare l’ultimo saluto alla moglie ammazzata. Ma questa lontananza dal mondo della libertà non ha intaccato la sua “forza” all’interno del clan Santapaola-Ercolano.
Il nome del padrino, infatti, è presente anche nelle intercettazioni finite nel processo Ombra che mercoledì mattina si è concluso con una raffica di condanne - 200 anni di carcere per 26 imputati - agli ultimi generali e colonnelli della famiglia mafiosa.
La pena più pesante (20 anni) è stata inflitta a Daniele Carmelo Strano, il responsabile della squadra della Stazione che ha avuto qualche frizione con Grazia Santapaola, la moglie di Turi Amato, che addirittura aveva dato l’ordine di ammazzarlo.
Strano sarebbe stato il braccio operativo di diverse direttive del reggente Francesco Russo. Ordini che alcune volte sono arrivati tramite il portavoce Christian Paternò. Fra le vicende più eclatanti in cui è servita l’ultima parola di Russo ci sono alcune tensioni con il gruppo del clan Cappello per l’estorsione pagata da un commerciante nel territorio storicamente afferente ai Santapaola della Stazione e la disposizione di “posteggiare” Angelo Arena, uno degli storici nomi dei Santapaola.
Francesco Russo avrebbe preso il timone lasciato vacante da Francesco Napoli, da qualche giorno a piede libero. Una staffetta ben delineata in un dialogo di tre anni fa. Strano discuteva con Alfio Minnella e Stefano Platania sul ruolo di filtro di Paternò fra il vertice e la base militare. Insomma Paternò era l’uomo che si doveva scoprire per cercare di “preservare” Russo e Turi “u Paloccu” Mirabella dalle attenzioni degli organi investigativi. «Oggi i risultati quelli sono? Non è che parla per la famiglia Ercolano, parla per la famiglia Santapaola-Ercolano, lui! Capito?», diceva Strano. Le precisazioni sulla posizione di Paternò dipendevano dal suo passato: è stato infatti fino al 2017 il “secondo” di Antonio Tomaselli, uomo molto stretto alla corrente degli Ercolano della famiglia mafiosa di Cosa Nostra. L’angolatura sarebbe un po’ modificata, anzi più allargata. Il baricentro del potere mafioso si sposta in base a chi detiene lo scettro.
Una cosa era certa però. L’investitura era stata decisa dai piani alti della cosca. «Deciso direttamente da chi è... della famiglia! Però oggi il posto di Ciccio Napoli l’ha preso Christian per la strada! (a livello operativo, insomma)». E poi Strano cercava di spiegare cosa stava succedendo invece ai posti di comando: «In realtà ti spiego una cosa come sono le cose, così tu capisci che nessuno ce la può venire a sucare. In realtà, per la famiglia Santapaola-Ercolano, c’è una persona oggi che è Ciccio Russo. Lui, sopra lui c’è solo lo zio Nitto ed Enzo il grande, poi non c’è più nessuno e la buonanima, basta!».
Una frase che cristallizza in modo plastico gli assetti di leadership in quel determinato momento: cioè tre anni fa. Piccola nota a margine: quando parla dello zio Nitto, Strano si riferiva al defunto Benedetto Santapaola, mentre per Enzo il grande si riferiva al figlio di Salvatore Santapaola e quindi nipote del padrino morto a Opera il 2 marzo scorso. Enzo Santapaola “il grande” è in carcere da decenni eppure è ancora al centro delle attenzioni mafiose.


