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31 marzo 2026 - Aggiornato alle 22:15
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la protesta

Capitale della Cultura o dei Parcheggi? Palestra Lupo, insorge l'Arci di Catania: «Fermate tutto»

Chiesto lo stop immediato ai lavori: «Basta usare la parola "partecipazione" solo per legittimare decisioni già prese dall'alto»

31 Marzo 2026, 20:06

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Capitale della Cultura o dei Parcheggi? Palestra Lupo, insorge l'Arci di Catania: «Fermate tutto»

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"Mentre l’amministrazione comunale di Catania continua a proporre un racconto improntato a visione, partecipazione e futuri dossier culturali, la città fa i conti con il rumore delle ruspe: la storica Palestra Lupo è oggetto di sgombero e prossima alla demolizione".

A denunciarlo è l’ARCI Catania, che ha condannato l’intervento.

"Mentre l’amministrazione continua a parlare di visione, partecipazione e futuro culturale della città, a Catania si sgombera e si demolisce la Palestra Lupo: uno spazio attraversato per anni da pratiche sociali, culturali, musicali, mutualistiche. Non un rudere qualsiasi, ma uno dei pochissimi luoghi gratuiti di aggregazione sopravvissuti in città".

Il progetto prevede la demolizione della palestra e la realizzazione di un parcheggio nell’area di piazza Pietro Lupo, dentro un intervento da quasi 4 milioni di euro. Posti auto al posto di uno spazio sociale.

"E mentre si vuole rilanciare la narrazione di “Catania città della cultura”, mentre si parla di dossier, visione e partecipazione, nella realtà si cancellano gli spazi dove la cultura esiste davvero: quella vissuta, praticata, accessibileNon esiste alcuna politica culturale credibile se, nello stesso momento, si distrugge uno spazio reale di socialità e produzione culturale dal basso. Non esiste “città della cultura” se la cultura indipendente viene spazzata via con le ruspe. Per questo diciamo una cosa semplice: di fronte alla demolizione della Palestra Lupo, per noi si apre un problema politico generale nel rapporto con questa amministrazione".

"ARCI Catania del resto - si legge ancora - a quei tavoli di confronto sulla riprogettazione di Palestra Lupo ha partecipato davvero, difendendo sempre la funzione pubblica, aggregativa e culturale di quello spazio. Proprio per questo quanto accaduto è ancora più grave: non è solo una demolizione, è anche il tradimento di un percorso di ascolto e partecipazione che oggi viene clamorosamente smentito dai fatti. Si tratta di una scelta che solleva anche evidenti criticità sul piano della coerenza e della trasparenza delle decisioni amministrative che stanno ridisegnando la città. Non si può chiedere collaborazione al mondo associativo, invocare partecipazione, usare il lessico della cultura condivisa, e intanto spianare con le ruspe uno dei pochi spazi che quella cultura l’ha praticata davvero, ogni giorno. Con le ruspe non si parla!"

"ARCI Catania ritiene che, davanti a questo atto, vada aperta una moratoria politica sulla collaborazione con l’amministrazione comunale su tavoli, percorsi e operazioni che riguardano la narrazione di Catania come città della cultura. Non per sottrarci al confronto, ma per rimettere al centro questioni fondamentali: quale cultura, per chi, con quali luoghi, con quale idea di cittàLa demolizione della Palestra Lupo non è un incidente. È il segno di un’idea precisa di città. Ed è un’idea sbagliata e violenta. Noi non accettiamo che Catania venga raccontata come laboratorio culturale mentre vengono cancellate le esperienze che tengono insieme cultura, mutualismo e diritto alla città. Non accettiamo che si invochi la partecipazione solo quando serve a legittimare decisioni già prese. Non accettiamo che il linguaggio della rigenerazione urbana venga usato per coprire la distruzione di uno spazio vissuto e condiviso. Per queste ragioni chiediamo la sospensione immediata dell’intervento sull’area della Palestra Lupo; l’interruzione della retorica su “Catania città della cultura” finché si continueranno a colpire i luoghi vivi della cultura urbana; l’apertura di un confronto pubblico reale sul destino degli spazi sociali e culturali in città che prevede quanto meno l'apertura di nuovi spazi pubblici e gratuiti destinati alla cultura come misura compensativa e di risarcimento alla città".